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Rimini, Marzio Pecci: “Il Presidente della Provincia la smetta di ergersi a difensore di un Sindaco”

Non accenna a placarsi la polemica sulla visita dei sottosegretari al Prefetto e al Questore. Dopo gli interventi del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, di un gruppo di Sindaci e degli altri di centro destra e M5S, l’intervento del Presidente della Provincia Riziero Santi e, ora, la replica di Marzio Pecci, capogruppo dell’opposizione in consiglio Provinciale: 

 

Il Presidente della Provincia la smetta di fare il buonista ed ergersi a difensore di un Sindaco (Gnassi) che in due anni e mezzo ha “chiuso” ogni dialogo con l’opposizione, non solo sulle cose di cui la città di Rimini ha bisogno, ma anche sui temi etici.

Purtroppo Andrea Gnassi era il sindaco ed il Presidente della Provincia del PD, di Matteo Renzi e di Bonaccini che si sentiva onnipotente, il più bravo di tutti!

Con la sconfitta del referendum e delle elezioni politiche del 4 marzo il rapporto con il Governo è cambiato ed ora si sente più debole: i conti del comune non tornano, la fiera viene bocciata in borsa, il Valloni fa debiti e, quindi, le “smargiassate” non possono più essere fatte.

I nodi vengono al pettine e, quindi via alle isterie: contro il Questore, il Prefetto e il Governo che, insieme, hanno deciso di risolvere il problema della Questura.

 

Invece di ringraziare le istituzioni si scaglia contro! Peccato: le istituzioni vanno difese sempre!

E’ noto che il problema dell’immobile di via Ugo Bassi è un problema dell’amministrazione comunale, a guida PD, forse scaturito dalle liti interne al al partito democratico.

Ora dopo la decisione del Governo di risolvere il problema della Questura, dopo il fallimento della Giunta Gnassi che avrebbe dovuto risolverlo entro il 28 febbraio 2018 (così sta scritto nel patto Sicurezza) il sindaco si irrita ed il Presidente della Provincia, che non ha capito niente, interviene in adesione!

Fatta questa premessa al Presidente Santi ricordo che la riforma della provincia ha previsto il ruolo di un presidente accompagnato, nelle sue attività  fondamentali, dalla conferenza dei sindaci e dal consiglio provinciale. Non un presidente eletto dal popolo quindi, ma un presidente tra i propri pari cioè i sindaci.

 

Pertanto sarebbe opportuno che nel momento in cui rappresenta l’istituzione si rapportasse con i sindaci stessi e gli altri organi istituzionali previsti dalla legge. 

Il rispetto delle istituzioni, spesso invocato, sta proprio in questo e, quindi, nel non appropriarsene per fini  propri o di parte, anzi di partito. 

Riziero Santi dimostra di non gradire il confronto in forza di un decisionismo strettamente funzionale ad una parte politica che non trova più una legittimazione maggioritaria tra i cittadini. 

Al Presidente voglio ricordare che è presidente di una provincia nella quale è stato eletto per una manciata  di voti, precipitando il suo partito, il PD, al minimo storico e che il suo ruolo dovrebbe essere quello di coordinamento  e di condivisione delle scelte. 

Dovrebbe essere proprio lui a unire le divisioni e a costruire la concertazione per uno sviluppo armonico dell’intera provincia insieme ai sindaci di tutte le forze politiche e non solo a quelli targati PD. 

Al contrario, purtroppo, egli sembra sempre più essere la testa d’ariete partitica che il PD ha voluto mettere a capo di una istituzione nella quale ovviamente sempre più i sindaci fanno fatica a ritrovarsi. 

 

Amministrare non significa comandare, ma programmare progetti a breve, media e lunga scadenza per il bene della collettività e non dei singoli”.

Marzio Pecci

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