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Rimini: mercoledì Michele Mezza presenta il libro “Algoritmi di libertà, la potenza del calcolo fra dominio e conflitto”

“Fra il forte e il debole è la libertà che opprime e la legge che libera” (J.B. Lacordaire)

Con questa frase di un domenicano francese dell’Ottocento si apre uno dei capitoli del bel libro di Michele Mezza. La frase contiene in sintesi estrema il messaggio di un libro che analizza lo sviluppo della società digitale, l’espansione geometrica degli algoritmi che governano il web fino ad arrivare a determinare le scelte di ciascun individuo. Perfino quelle della sfera politica, come Cambridge Analytica ha dimostrato.

E, a proposito di “libertà che opprime”, Mezza non manca di segnalare la coincidenza fra la generazione dei contestatori californiani degli anni sessanta e la nascita delle mille start up nei garage della Silicon Valley. Così come non manca una critica all’“operaismo” del ’68 italiano.

Nella nascita del Governo Lega-5Stelle, sono emersi limite e fragilità della democrazia nella società globalizzata. Abbiamo visto con sgomento il confine della nostra autonomia di paese indebitato: lo spread è lì in agguato, pronto a colpire se solo chi ci ha prestato soldi percepisce il rischio di un nostro default. Insomma non c’è sovranismo che tenga!

Abbiamo anche capito perché in lingua tedesca “debito” e “colpa” si traducono entrambi con “schuld”.

Meno attenzione abbiamo dedicato a ciò che accade nella sfera del web, uno spazio comune dove regna l’anarchia, o meglio, regna quella libertà senza legge di cui parlava il domenicano di duecento anni fa. Perciò Mezza si chiede: “…una potenza di tale impatto quale quella della profilazione  e interferenza digitale, può rimanere esclusivamente a disposizione di chi paga di più?…la storia sociale del passato ci insegna che…ogni legge è sempre la conseguenza…di un negoziato sociale. Il buco nero che abbiamo dinnanzi è proprio l’assenza di un’esperienza che animi queste dinamiche negoziali nella società degli algoritmi”.

Dunque il web come “bene comune” ha bisogno di veder nascere un negoziato sociale capace di produrre una “legge che libera”.

La profilazione degli utenti dei social apre una frontiera nuova non solo per vendere prodotti, ma anche per vendere idee, proposte politiche e cedere deleghe di potere.

Dalla sistematica profilazione degli individui, resa possibile dagli algoritmi, nascono due esiti, entrambi pericolosi. Posso influenzare il tuo voto adattando la proposta politica ai tuoi desideri o alle tue ansie. Oppure, come dice Mezza, “…organizzando ogni contenuto per flussi profilati, ogni utente vedrà quello che sceglie e dunque solo quello che conosce. Si riduce così quel processo di contaminazione e ibridazione delle nostre conoscenze”. Il social si afferma  come straordinaria macchina narcisistica: io dico, io vedo, io sento, sempre me stesso!

Il libro cita l’esempio di Spotify e il nuovo Release radar, un algoritmo che

lavora direttamente sull’ecosistema evolutivo della nostra personalità”, indirizzando la nostra crescita personale. Verso dove?

Le presidenziali americane rappresentano un formidabile esempio del processo di “profilazione” degli utenti dei social. Ogni utente, stiamo parlando di decine di milioni di persone, riceve dallo staff di Trump il messaggio che più desidera ricevere, restando chiuso nel proprio desiderio o nelle proprie ansie, individuo isolato al quale il social toglie socialità.

Trump non agisce per “rappresentare” il desiderio del popolo, egli opera per aumentare la propria autonomia e indipendenza dal popolo.

A proposito di democrazia diretta, anche in casa nostra sarebbe utile sapere qualcosa di più sulla piattaforma Rousseau e sullo strepitoso successo dei 5Stelle nel Sud d’Italia.

Come si vede, una “piccola” questione democratica sulla quale il libro di Michele Mezza offre inevitabili spunti di riflessione.

Giuseppe Chicchi

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