Home > Cultura e Spettacoli >  Rimini, Montana

È una storia piccola, che trovo bellissima nel suo essere impulsiva e verace, per essere nel cuore del Vecchio West dei nostri giochi di bambini.

Immaginate una piana ai piedi di un monte, sperduta nel Montana, e un paese tirato su velocemente con assi e corde, e con diversi nomi, nel 1860, a seguito della scoperta di miniere d’argento.

Mute di cani correre qui e là, assi e legna segate e appoggiate l’una all’altra a costruire una scuola, una banca, un saloon, case buttate su in una settimana ed abitate da gente rude e frettolosa. Al massimo del suo splendore, Rimini aveva più di trecento abitati, venuti qui per trovare fortuna dalla vicina Helena e dal resto del Paese. Erano giovani gli Stati Uniti, la vita s’allargava come maree impetuose nei suoi spazi vuoti, sconosciuti come se fossero nuovi e mai toccati. E questi trecento futuri riminers avevano costruito la loro cittadina – che ancora non si chiamava Rimini – sotto la Red Mountain, vicino alle miniere d’argento e presto collegate da una ferrovia. Magazzini, picconi, depositi e tanti irlandesi. Il nome con cui chiamavano questa cittadina era “Young Ireland”, mentre altri la chiamvano “Lee Mountain”, dal nome della miniera principale.

Insomma, tanta gente in un unico posto, proveniente da molti altri luoghi. Era chiaro che ci fosse bisogno di un ufficio postale. Così formarono una delegazione e questa se ne andò a Helena – ah, non ve l’ho ancora detto: Helena è la capitale del Montana, distante una trentina di chilometri – per chiedere l’istituzione di un ufficio postale e un nome ufficiale.

Ora, a questo punto ho trovato due storie: una riportata dalla stampa del tempo, trovata su internet anni fa, quando in Consiglio Comunale tentavo inutilmente di convincere l’assessore alla cultura a mettere on line tutti i materiali digitalizzati della Biblioteca e del Museo mostrando come fosse così possibile mettere in comune il sapere. L’altra su un libro americano che parla delle ghost town dell’epopea del Far West. Non divergono di molto.

Insomma, secondo la stampa del tempo, la delegazione di questa cittadina, in una data imprecisata dell’estate 1893, in attesa di parlare con il Governatore Crosby andò a vedere lo spettacolo teatrale Francesca da Rimini, un’opera originale del nascente teatro americano, di George Henry Boker.

Sarà stata anche una compagnia di periferia, itinerante e forse non di grande qualità. Ma i nostri minatori, gente rozza e dura, ne fu entusiasta, e con Crosby decisero di chiamare “Rimini” a furor di popolo la nuova città, con l’ufficio postale scintillante che il governatore concesse.

L’altra versione ci racconta che la delegazione incontrò Crosby durante lo spettacolo, e il Governatore fece notare che gli uffici postali dovevano avere un nome fatto di una parola sola, per cui né Lee Mountain né Young Ireland facevano al caso. Suggerì quindi, ancora entusiasta dello spettacolo, di chiamare la città “Rimini”, cosa che i nostri minatori accettarono e approvarono l’anno successivo.

Io mi immagino questa nostra antica concittadina, che come la Rosa Antica esiste ancora solo grazie al suo nome, e a Dante che ne parlò. E all’autore americano, Boker, che decise di scrivere un’opera su di lei, e alla sconosciuta compagnia teatrale itinerante che decise di portare quest’opera fra la polvere e la gente del Montana, e il fatto che tutto questo diede il nome ad una città, che è ancora casa per qualche decina di persone, a migliaia di chilometri da qui, in un luogo di cui non avrebbe mai potuto sapere l’esistenza.

E’ la bellezza delle parole, che cambiano i pensieri e i destini, che riempiono e svuotano anime, persone e storie, e le raccontano, e le tengono vive. E pensate anche a quel libro non finito di leggere, rimasto sospeso sul bacio di Ginevra a Lancillotto, che fu il tramite per cui tutto questo ancora esiste.

Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse.

Samuele Zerbini

(fonti https://books.google.it/books?id=08rAI9NEbcYC&lpg=PA225&ots=-xJBs5o6M1&dq=francesca%20da%20rimini%20montana&pg=PA225#v=onepage&q=francesca%20da%20rimini%20montana&f=false
poi la stampa dell’epoca, non ricordo dove ora sia. Io cercavo negli archivi dei quotidiani USA; tutti on line dalla data della loro fondazione, e lì avevo trovato questa storia)

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