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Rimini, Montini: “Ennesima vittima di violenze: 26 donne accolte da case protette nel 2020”

L’assessore alle politiche di genere del Comune di Rimini, Anna Montini, commenta l’arresto di un 45enne di origini siciliane ma residente a Rimini, avvenuto in seguito ai maltrattamenti nei confronti della moglie. La donna, dopo anni di minacce e violenze di vario genere (inclusa una rapina con tanto di pistola puntata al petto), ha deciso di denunciare l’uomo riuscendo a trovare accoglienza in una casa protetta. Ciò che ha dato il coraggio alla vittima di sporgere denuncia è stata la consapevolezza che il marito volesse coinvolgere i figli ancora minorenni in attività illecite.

“Anche oggi la stampa locale riporta l’ennesima resoconto di una donna vittima di maltrattamenti per mano del compagno – commenta Montini – . Una storia di soprusi e aggressioni, interrotta grazie al coraggio della donna di reagire e di denunciare, di non restare in silenzio, anche a difesa dei figli, trovando un aiuto nella rete territoriale dei servizi che da anni offre appoggio alle vittime di violenza. Una catena di sofferenza che si è interrotta con l’accoglienza della donna in una delle case protette presenti sul territorio, un servizio che rappresenta lo step fondamentale nel percorso di autonomia della donna maltrattata. Solo nel 2020 sono state 26 le donne che hanno trovato ospitalità nelle case protette gestite dall’associazione Rompi il silenzio e con loro 34 minori, bambine e bambini che hanno seguito la madre, nella prospettiva di mettere le basi per ricominciare insieme. Sempre nel 2020 sono state 260 le donne che si sono rivolte a Rompi il silenzio nei due spazi attivi, alla Casa delle donne del Comune di Rimini e allo spazio Vinci”.

“Si tratta di donne per due terzi italiane, vittime in gran parte di violenze di tipo psicologico e fisico e anche sotto ‘ricatto’ economico, che si rivolgono al centro per chiedere informazioni, per ottenere consigli o molto spesso per sfogarsi liberamente, senza la paura di essere giudicate o peggio attaccate. Numeri e fenomeni che hanno risentito anche della chiusura conseguente alla pandemia, con un aumento di contatti che ha coinciso con la fase acuta del lockdown. La rete presente sul territorio, con gli sportelli della Casa delle donne, Rompi il silenzio e in relazione con le forze dell’ordine, si conferma efficiente e importante, ma c’è ancora tanto da fare, a partire dal supporto agli uomini maltrattanti. Su questo fronte c’è l’impegno forte delle istituzioni – enti locali, prefettura, casa circondariale, Ausl – per irrobustire il percorso di educazione e riabilitazione per chi si macchia di queste violenze; uno step indispensabile sia per dare maggiori sicurezze alle vittime, sia per promuovere un salto culturale in una società che ancora deve liberarsi di alcuni retaggi del passato”, conclude l’assessora.

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