Home > Ultima ora economia e lavoro > Rimini, nel 2020 covid causa -11,5% del valore aggiunto, nel 2021 atteso +6,1%

Rimini, nel 2020 covid causa -11,5% del valore aggiunto, nel 2021 atteso +6,1%

Presentati a Forlì, nella sede della Camera di commercio, i dati economici più aggiornati relativi al territorio Romagna e alle sue province di riferimento (Forlì-Cesena e Rimini): alle prevedibili difficoltà, indotte dalla gravità del quadro generale e sintetizzate dai numeri, il territorio può far fronte con qualità distintive e di resilienza consolidate e anche grazie agli strumenti resi disponibili dal Sistema camerale.

La Camera di commercio ha presentato, nella propria sede di Forlì, venerdì 31 luglio, i primi dati economici 2020, relativi al territorio Romagna, con focus sulle province di Forlì-Cesena e Rimini. All’incontro con i giornalisti era presente Alberto Zambianchi, Presidente dell’Ente Camerale.

I dati dell’Osservatorio camerale confermano le criticità che sta attraversando anche il sistema produttivo della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini, dovute alla pandemia da Covid-19 e, soprattutto, consentono di capire le asimmetrie di impatto della crisi e il posizionamento del nostro territorio nel panorama regionale e nazionale.

Come prevedibile, vista l’eccezionalità e gravità della situazione generale che ha portato a un blocco – mai sperimentato prima – delle attività produttive, anche nel nostro territorio quasi tutte le variabili e gli indicatori economici sono temporaneamente in terreno negativo.

A soffrire in modo particolare sono le imprese più piccole e meno strutturate, i settori del turismo, terziario, trasporti e logistica e alcuni importanti mercati di sbocco.

Per l’area Romagna, dopo un buon posizionamento a livello nazionale con il quale si era chiuso anche il 2019, i primi dati 2020 confermano una diminuzione del valore aggiunto stimata al 10,8%. Complessivamente, considerata la maggiore incidenza del terziario, e in particolare del turismo, che caratterizza i nostri territori, è previsto un calo lievemente più significativo rispetto alla media regionale e nazionale, condizionato dalle maggiori difficoltà del territorio riminese rispetto a quello forlivese e cesenate. Le previsioni per il 2021 sono però positive, di resilienza e di progressivo recupero.

“Solo quello che si misura può essere migliorato, per questo la funzione di Osservatorio qualificato che la Camera della Romagna garantisce al territorio è particolarmente preziosa, tanto più nella grave situazione nella quale ci troviamo, perchè ci consente di avere a disposizione, oltre ai ‘numeri’, altri elementi qualitativi che ci aiutano a comprendere meglio la realtà e ad individuare strategie mirate. Riguardo poi agli scenari dei singoli settori e alla loro capacità di tenuta – sulla quale incidono poi le caratteristiche strutturali del nostro territorio – stiamo lavorando affinché le misure straordinarie poste in atto dal Governo, dalla Regione e dalla Camera di commercio possano essere efficaci nel sostenere un sistema imprenditoriale che sta dando prova di grande determinazione e impegno.

Non è il momento, perciò, di farsi scoraggiare dai numeri, che sono – come prevedibile – prevedibilmente assai negativi, e lo saranno anche nei prossimi mesi. Questo è il momento di lavorare ancora più intensamente, tutti assieme, Istituzioni, Imprese, Associazioni di Categoria, Sindacati e Sistema Bancario, per affrontare nel modo più costruttivo le difficoltà che abbiamo davanti – commenta Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna –. Lavoriamo partendo dal presupposto che il nostro Territorio è in grado di far fronte alle difficoltà della situazione con le qualità distintive, che nel tempo hanno prodotto e consolidato la nostra capacità di creare ricchezza e coesione e che ci hanno sempre consentito un buon posizionamento a livello nazionale. I punti di forza del Sistema territoriale dai quali possiamo partire – qualità della vita, capitale umano, capacità innovativa, competenze e resilienza – sono di indubbio valore. In questa fase, quindi, servono una forte azione strategica, una rinnovata capacità di relazione con i livelli istituzionali superiori e una spinta a tradurre una visione di ripresa, crescita e sostenibilità in un modello di sviluppo efficace e condiviso. La situazione è complessa, ma non senza soluzioni e abbiamo la possibilità di giocare una partita vincente”.

Lo scenario generale secondo Prometeia (luglio2020)

Il quadro di ipotesi su cui Prometeia fonda il nostro scenario di riferimento è quello di una crescita del prodotto mondiale che, dopo il rallentamento del 2019, subisce lo shock della pandemia da Coronavirus nel 2020 e si riprende lentamente nel 2021. In questo quadro appare decisamente più evidente la gravità dello shock subito, accentuata dalla asimmetria degli effetti socio-economici negativi sulle tipologie di soggetti economici e dello sfasamento temporale con cui la pandemia interessa le aree geografiche. Anche senza alcuna ipotesi di una seconda ondata, il rischio contagio continuerà a pesare sull’attività sino a che non si disporrà di una protezione efficace. Il rallentamento sarà più marcato nei paesi industrializzati, nei quali l’importanza dei servizi è maggiore, mentre la ripresa sarà più pronta tra le economie emergenti.

 

Scenario di riferimento: la crescita
  2019 2020 2021
       
Commercio mondiale -0,5 -14,4 11,2
Prodotto mondiale 3,0 -5,2 5,4
Paesi industrializzati 1,7 -6,8 4,7
Mercati emergenti 3,9 -3,9 5,7
Usa (1) 2,3 -5,7 4,4
Area Euro (1) 1,2 -8,1 5,0
Cina (1) 6,1 0,6 8,9
(1) Prodotto interno lordo.

Prometeia, Rapporto di previsione, luglio 2020

 

La tendenza alla frammentazione peserà sullo sviluppo del commercio mondiale, che si è arrestato nel 2019 e si invertirà drammaticamente nel 2020, per riprendersi con decisione, ma parzialmente, nel 2021, con un rimbalzo dell’attività.

In questo scenario sono cruciali, in primo luogo, l’evoluzione della pandemia e i tempi per la disponibilità di cure e di un vaccino efficaci e sicuri, quindi, la capacità, sia della politica monetaria e fiscale degli stati, sia delle istituzioni sovranazionali, di fronteggiare una recessione senza precedenti, considerato l’elevato livello del debito di imprese e stati e la diversa solidità dei sistemi finanziari. Restano, inoltre, sullo sfondo le tensioni tra Usa e Cina e i molteplici rischi geopolitici mondiali.

 

I dati aggiornati del territorio Romagna – Forlì-Cesena e Rimini

La circoscrizione territoriale della Camera di commercio della Romagna, che interessa le province di Forlì-Cesena e di Rimini, ha una superficie di oltre 3.240 kmq, comprende 55 Comuni con circa 735 mila abitanti (di cui l’11,2% stranieri). Nel 2019 la stima del valore aggiunto nominale (dati Istituto Tagliacarne) del territorio Romagna è stata pari a 21,3 miliardi di euro (+1,4% sul 2018), mentre il valore aggiunto nominale pro capite ammontava a 28.954 euro.

Al 30/6/2020 risultano attive 88.102 localizzazioni (sedi e unità locali) di cui 70.558 sedi di impresa attive; l’imprenditorialità è particolarmente diffusa: 96 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). I principali settori di attività economica del territorio Romagna sono quelli dei Servizi (26,5% del totale delle imprese attive), il Commercio (23,6%), le Costruzioni (14,7%), Agricoltura e pesca (12,5%), Alloggio e ristorazione (10,5%) e l’industria Manifatturiera (8,5%).

I numeri pre crisi Covid delineano una realtà imprenditoriale articolata e intraprendente, caratterizzata da importanti specializzazioni e filiere: un mix produttivo composito nel quale alla rilevanza di un solido posizionamento nel settore primario (agricoltura e pesca) e secondario (manifattura) si affianca il ruolo di rilievo del terziario tradizionale (commercio, turismo) e di quello sempre più promettente del terziario avanzato e dei “grandi servizi” (cultura, università, sanità). In merito al mercato del lavoro, i tassi di occupazione e disoccupazione, rispettivamente 69,3% e 6,6% nel 2019, mostrano valori migliori dei dati nazionali. La propensione al credito del territorio Romagna (rapporto tra prestiti e depositi pari a 96,6) risulta maggiore di quella di Emilia-Romagna e Italia.

A seguito dell’emergenza sanitaria e quindi economica, lo scenario per il territorio, che nel 2019 aveva fatto rilevare una crescita del valore aggiunto dello 0,4% annuo (uguale a quella regionale e superiore a quella nazionale) e che è parte rilevante di una delle regioni che da anni guidano la crescita del Paese, secondo le ultime stime di Prometeia (luglio 2020) evidenzierà nel 2020 una diminuzione del 10,8% (Emilia-Romagna: -10,5%, Italia: -10,1%).

Un rimbalzo positivo del 6,2% dovrebbe caratterizzare invece il 2021 (Emilia-Romagna: +6,8%, Italia: +5,9%).

 

Focus: i dati aggiornati sull’economia della provincia di Rimini

La situazione generale – grave e incerta, provocata dal virus pandemico – ha determinato, nei primi mesi del 2020, una forte contrazione dell’economia provinciale: diminuzioni del numero delle imprese attive, notevole flessione della produzione nel manifatturiero, cali nelle vendite del commercio al dettaglio e nel volume d’affari delle costruzioni, contrazione delle esportazioni, rilevante incremento delle ore di cassa integrazione e decisa flessione del movimento turistico; a ciò si aggiungono le problematiche strutturali e congiunturali del comparto agricolo (aggravate da fenomeni meteorologici avversi).

Nel complesso, gli scenari Prometeia, aggiornati a luglio, indicano una sostanziale stabilità del valore aggiunto (in termini reali) per il 2019; nel 2020, invece, si prevede un forte calo (-11,5%), indotto dalle dinamiche del Covid-19, superiore alla variazione negativa regionale e nazionale. Per il 2021 è atteso un rimbalzo significativo (+6,1%) ma non sufficiente ad un pieno recupero della crescita persa nel 2020.

In dettaglio

Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 30/06/2020, è costituito da 34.087 imprese attive (sedi), in diminuzione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2019; l’imprenditorialità è molto diffusa: 100 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). Più della metà (il 52,3% del totale delle imprese attive) sono imprese individuali, mentre le società di capitali, pari al 21,2% del totale, rappresentano una quota progressivamente crescente. Riguardo alla dimensione d’impresa, il 92,2% del sistema imprenditoriale provinciale è costituito da aziende con meno di 10 addetti.

In flessione il numero delle imprese artigiane (9.502 unità al 30/6/2020; -0,9% rispetto allo stesso periodo del 2019), così come decresce il numero delle imprese cooperative (276 unità al 30/6/2020; -4,5% annuo).

Le start-up innovative al 29/6/2020 risultano 105 (l’11,0% delle start-up regionali), in diminuzione rispetto a giugno 2019 (-7,9%).

Riguardo ai principali settori, al 30/6/2020 si contano 2.434 imprese agricole attive, in diminuzione dell’1,7% rispetto al medesimo periodo del 2019. In lieve flessione anche le imprese del comparto Pesca e acquacoltura (199 unità, -0,5%). Nel mercato ittico all’ingrosso di Rimini, nel periodo gennaio-giugno 2020, si rileva una flessione delle quantità commercializzate (-13,5% sul medesimo periodo del 2019) e una contrazione del valore del pescato (-14,6% rispetto al medesimo periodo del 2019). I dati relativi all’indagine congiunturale Unioncamere Emilia-Romagna, al 1° trimestre 2020, mostrano risultati negativi per tutti gli indicatori dell’industria manifatturiera: rispetto al 1° trimestre 2019, infatti, si assiste ad un forte decremento della produzione (-16,5%), del fatturato (-17,6%) e degli ordinativi (-18,4%). La variazione della produzione media degli ultimi 12 mesi (rispetto ai 12 precedenti) è pari al -5,1%. Dal punto di vista strutturale, al 30/6/2020, si rileva una diminuzione tendenziale (-1,5%) della consistenza delle imprese manifatturiere attive, che si attestano sulle 2.528 unità.

Per il settore delle costruzioni si riscontra una sostanziale stabilità nel numero delle imprese attive (4.843 al 30/6/2020, -0,2% rispetto al 30/06/2019). In forte calo il volume d’affari: -15,1% nel 1° trimestre del 2020, rispetto ad analogo periodo del 2019 (fonte: indagine congiunturale di Unioncamere Emilia-Romagna).

Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel 1° trimestre 2020, rispetto al medesimo periodo del 2019, risultano in sensibile diminuzione (-10,9%); ne risentono, riguardo al comparto, sia l’alimentare (-9,2%), sia il non alimentare (-14,5%); riguardo alla dimensione, ne risentono, in modo molto deciso la piccola distribuzione (-16,9%) e in misura meno incisiva la media distribuzione (-6,7%) e la grande distribuzione (-3,4%). In termini di numerosità, invece, risultano in calo le imprese attive del commercio al dettaglio (4.879 aziende al 30/6/2020, -2,2%). Diminuisce, inoltre, anche la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), che conta 8.641 imprese al 30/6/2020 (-1,3% rispetto al 30/6/2019).

In forte decremento l’export provinciale (547 milioni di euro), nei primi tre mesi del 2020 con una variazione negativa del 9,9%, rispetto ad analogo periodo del 2019. Ciò è dovuto alla diminuzione del valore esportato dei principali prodotti: -8,7% i macchinari ed apparecchi meccanici (26,5% del totale); -11,7% i prodotti dell’abbigliamento (23,3%); -32,0% i prodotti in metallo (7,6%); -13,8% i mezzi di trasporto (5,8%), che comprendono navi e imbarcazioni (-14,9%, 5,5%); -14,1% gli apparecchi elettrici (5,3%). Tra i principali comparti, l’unico in aumento è quello di alimentari e bevande (+11,8%, 10,1% dell’export). Decrescono poi le esportazioni verso tutte le principali aree geografiche, ad eccezione dell’Asia orientale (+4,4%, 11,1% del totale): -5,9% verso la UE (50,7% dell’export), con un calo della Francia (-5,3%) e un aumento della Germania (+5,0%), -24,6% verso i Paesi europei non UE (15,9% del totale), causa una forte diminuzione verso il Regno Unito (-38,5%, ora appunto compreso nei Paesi extra UE, N.d.R.), -9,9% verso l’America settentrionale (12,7%), complice il calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-9,8%, principale Paese). Anche le importazioni provinciali (236 milioni di euro) risultano in diminuzione: -3,4% nel periodo gennaio-marzo 2020 sul medesimo intervallo del 2019.

Le imprese attive dei servizi di alloggio e ristorazione (4.680 unità al 30/6/2020) sono in diminuzione rispetto al 30/6/2019 (-1,6%). Nel periodo gennaio-maggio 2020, rispetto ai primi cinque mesi dell’anno precedente, il movimento turistico presenta dati fortemente in ribasso: -77,6% gli arrivi totali (-76,9% italiani, -80,8% stranieri) e -70,3% le presenze totali (-68,5% italiane, -75,7% straniere). Quanto riportato deriva dagli effetti diretti della sospensione della ricettività turistica dal mese di marzo fino a circa la metà di maggio, dovuto alle disposizioni sanitarie per il contenimento della pandemia da Covid-19. Di conseguenza, in base alle rilevazioni congiunturali di Unioncamere Emilia-Romagna, nel 1° trimestre dell’anno in corso crolla il volume d’affari del settore turistico (-29,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019).

Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in flessione del 5,2% su base annua (585 unità al 30/06/2020), analogamente alla dinamica del settore nel suo complesso (953 unità, -3,8%). Negativi, causa chiusura per circa 4 mesi, i dati sul movimento passeggeri all’aeroporto Fellini di Rimini: -84,0% di arrivi e -82,2% di partenze nel periodo gennaio-giugno 2020, rispetto al medesimo intervallo del 2019.

I dati ISTAT Forze di lavoro – pre crisi Covid (ultimi disponibili) – relativi all’anno 2019 (media annua), rilevano per la provincia di Rimini:

– un tasso di attività 15-64 anni (73,1%) inferiore al dato regionale (74,6%) ma superiore a quello nazionale (65,7%);

– un tasso di occupazione 15-64 anni (67,1%) più basso rispetto al dato regionale (70,4%) ma migliore di quello nazionale (59,0%);

– un tasso di disoccupazione 15 anni e più (8,0%) più alto della media regionale (5,5%) ma inferiore alla media nazionale (10,0%);

– un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (16,9%) minore rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (18,5%) e dell’Italia (29,2%).

I dati “destagionalizzati” SILER, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna riportano, per il periodo marzo-maggio 2020, un saldo occupazionale (differenza tra numero dei rapporti attivati e cessati) negativo (-7.306 posizioni lavorative).

Nel periodo gennaio-giugno 2020 risultano autorizzate 10.133.973 ore di Cassa Integrazione Guadagni, con un rilevante incremento, causa disposizioni specifiche Covid-19, rispetto ad analogo periodo 2019 (+1858,1%). In fortissimo aumento il ricorso alla CIG Ordinaria (63,9% della CIG totale) che comprende le disposizioni specifiche dei decreti Covid-19, mentre ricompare la CIG in deroga (34,9%) che nel 2019 non era stata prevista. Il 47,6% dello ore totali di CIG autorizzata si ritrova nel settore manifatturiero, seguono il Commercio (18,1%), le Costruzioni (10,1%) e Alloggio e ristorazione (6,6%).

Riguardo all’andamento del credito, al 31 marzo 2020 i prestiti bancari alle imprese, che ammontano a 5,3 miliardi di euro (60% del totale clientela), risultavano in aumento (+2,8% rispetto al medesimo periodo del 2019); in crescita quelli alle imprese medio-grandi (+5,6%), in calo quelli alle piccole imprese (-3,8%). A livello settoriale, deciso incremento per i prestiti al manifatturiero (+13,4%) e, in forma più lieve, ai servizi (+1,0%), mentre calano i prestiti verso le costruzioni (-0,8%). Variazione positiva anche per i prestiti alle famiglie (+0,7%). Le sofferenze sui prestiti totali, al primo trimestre 2020, sono state pari al 5,76% (Emilia-Romagna: 4,84%, Italia: 3,88%); infine, il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia, sempre nel primo trimestre 2020 (+1,7%), risulta pari a quello regionale.

Scroll Up