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Rimini, “Nureyev – The White Crown” al Fulgor

Chiamamicitta.it, per questa settimana cinematografica, consiglia Nureyev – The White Crown (122’) del regista britannico Ralph Fiennes, che è attualmente in programmazione al Cinema Fulgor.

Siamo negli anni Sessanta. Rudolf Nureyev (Oleg Ivenko) è un ballerino russo che ha evidentemente un talento straordinario, ma che non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale. Durante una tournée con il suo corpo di ballo, viene folgorato dall’atmosfera culturale che si respira a Parigi e dalla fervenza artistica della capitale francese, tanto da non voler più far rientro a casa.

Il celebre attore inglese Ralph Fiennes, tra i più noti interpreti dei drammi shakespeariani oltre che interprete di Voldemort nella saga di Harry Potter, dirige per la BBC un biopic del ballerino più famoso di sempre, concentrandosi sugli anni della sua giovinezza per mettere in luce sia il talento che di lì a poco avrebbe incantato il mondo intero sia il carattere volitivo e mai remissivo del protagonista.

Forse proprio per questa sua natura “su commissione”, Nureyev – The White Crow si dimostra ben presto un progetto piuttosto piatto e prevedibile, dal taglio prettamente televisivo e finalizzato a restituire un profilo rotondo e di facile fruizione, nonostante il fatto che Nureyev fu in realtà costretto a combattere non solo per imporsi sulla scena mondiale, ma anche per liberarsi dal ricatto geopolitico al quale era stato costretto.

Ovviamente la parabola di Nureyev resta comunque interessante e accattivante anche nel film, ma è la chiave cinematografica adottata da Fiennes, forse troppo preoccupato di non mettere in difficoltà il pubblico, a rendere il tutto fin troppo elementare e scontato: troppi gli espedienti retorici utilizzati dal regista, dai ralenti all’invadente colonna sonora.

Invece più riuscita è l’idea di alternare i piani temporali del racconto, tra infanzia e giovinezza: una trovata che, se non altro, aggiunge un minimo di originalità all’interno di un prodotto fin troppo lineare.

Edoardo Bassetti

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