Home > Eventi Cultura e Spettacoli > Rimini: oggi la mostra per il 100 anni del PCI. I segretari riminesi

Rimini: oggi la mostra per il 100 anni del PCI. I segretari riminesi

Nella primavera del 2012 Giovanna Zoffoli, allora Presidente della Fondazione Rimini Democratica per la Sinistra, mi chiese, ero Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza, di pensare, ed eventualmente realizzare, una mostra per la Festa provinciale de l’Unità organizzata dalla Federazione del Partito Democratico (segretaria della Federazione Emma Petitti) che si teneva al Parco Ausa dal 13 al 23 luglio 2012.

Alla fine accogliemmo questa sua richiesta ed insieme a Gianluca Calbucci e a Walter Moretti ci mettemmo a lavorare ed individuammo nella successione cronologica dei segretari del PCI-PDS-DS il fil rouge della mostra. Per la sua realizzazione avevamo a disposizione già allora un consistente patrimonio fotografico raccolto nel corso del decennio precedente e che si sarebbe ancora di più incrementato negli anni successivi. Per la redazione dei testi avevo già più volte lavorato sui materiali d’archivio della Federazione Riminese dal dopoguerra in poi.

Così realizzammo questa prima mostra, a cui seguirono negli anni successivi “Popolo in festa. Le feste dell’Unità nel Riminese, 1951-2007” nel 2013 e “Libere Uguali Differenti. Le donne nel PCI riminese, 1949-1991” nel 2014.

A distanza di dieci anni dalla sua realizzazione, nell’allestire la Mostra per i cento anni del PCI, abbiamo pensato di tornare ad allestire questa vecchia mostra come contributo alla conoscenza della storia dei comunisti riminesi. In questa occasione voglio riproporre anche la presentazione che Nando Piccari fece al Catalogo della Mostra: una riflessione sul difficile ruolo di Segretario del Partito.

 

Lo “strano mestiere” del segretario

Non è difficile capire perché risultino davvero pochi i “denominatori comuni” riscontrabili in un ipotetico confronto fra il ruolo di segretario esercitato dal primo e dall’ultimo dei personaggi che compongono la cronologia di questa mostra. Ma anche prendendo in esame una tempistica più ravvicinata,  quale quella del succedersi fra un segretario e l’altro, è forse più facile cogliere gli elementi di discontinuità rispetto a quelli di segno opposto; e constatare come siano maggiormente rimarcate le differenze, piuttosto che analogie, addirittura fra i protagonisti del blocco più omogeneo di quell’elenco, vale a dire gli otto segretari della Federazione Comunista riminese che si sono avvicendati dal dopoguerra fino allo scioglimento del Pci.

Se ne comprendono bene le ragioni oggettive, legate al progressivo modificarsi del “contesto politico” con il quale è stato via via chiamato a cimentarsi quel primario ruolo di direzione del partito.  Il contesto internazionale, oscillante fra la cruda realtà della guerra fredda e le periodiche speranze di distensione, in un mondo comunque diviso fino a ieri in due blocchi contrapposti. Il contesto nazionale, che ha visto crescere e progredire il cammino democratico dei comunisti italiani, scandito da grandi stagioni di lotta e di governo: “la svolta di Salerno”, “la via italiana al socialismo”, “il compromesso storico”, “la solidarietà nazionale”, “l’alternativa democratica”. Il contesto locale – nel territorio riminese il Pci si diede il rango e l’autonomia di Federazione Provinciale ben 42 anni prima che vi si istituisse la Provincia – all’interno del quale il partito della classe operaia era chiamato a governare in ragione di una “anomalia progressista” da lui stesso favorita, costituita da un ceto medio che, dopo essere stato fra i principali artefici della ricostruzione e della rinascita post bellica, era divenuto socialmente egemone e in larga misura organicamente collocato a sinistra. 

Senza poi dimenticare, ai fini del mutamento di stile e di concezione del ruolo di “segretario politico”, il peso determinante avuto dal pressoché ininterrotto processo di  costruzione di riferimenti autonomi – sempre meno improntati all’ideologia e sempre di più all’idealità – dei comunisti italiani. È stato questo un percorso travagliato e qualche volta non privo di doppiezza; iniziato con l’uscita dallo stalinismo e proseguito con il graduale allontanamento dall’internazionalismo proletario e dalla “prigione” – così l’ha recentemente definita Giorgio Napolitano – rappresentata dal mito dell’Unione Sovietica; culminato nel volersi sentire parte del socialismo democratico europeo: un approdo finale raggiunto dopo le tappe intermedie del memoriale di Yalta di Togliatti, dell’eurocomunismo di Berlinguer e del suo “strappo” verso la logica e la pratica del socialismo reale.

Guardando le cose alla luce del loro “divenire storico”, non è azzardato affermare che il passaggio dal Pci al Pds-Ds e successivamente da questo al PD, per chi ne sia stato promotore o comunque sostenitore, abbia rappresentato non tanto un “momento di rottura”, quanto invece il più marcato dei “processi dialettici” che hanno ininterrottamente caratterizzato il protagonismo dei comunisti italiani nel dopoguerra.       

In quel mare magnum di battaglie e di emozioni hanno esercitato – o continuano a esercitare, come nel caso di Emma Petitti – lo “strano mestiere” di segretario i personaggi a cui è dedicata questa mostra. Ciascuno con il proprio stile e le proprie risorse intellettuali; godendo dei successi e patendo le sconfitte subite; alternando la gratificazione per i risultati raggiunti al rammarico per l’acquisita consapevolezza degli inevitabili errori commessi.

Un “mestiere” che in ogni epoca è stato e continuerà ad essere le quintessenza della “complessità”, dove la “capacità politica” più richiesta è quella di tenere contemporaneamente assieme, nel miglior modo possibile, alcuni verbi fra di loro sinergici: studiare, ascoltare, mediare, osare, ponderare, decidere.

Un “mestiere” in cui è sempre stato e continua ad essere necessario, come si dice oggi, “metterci la faccia”. E se non basta anche il cuore.                                                                                  

Nando Piccari    

 

Presentazione fatta per il Catalogo della Mostra “I Segretari. PCI-PDS-DS. 1943-2007” edito dalla Fondazione Rimini Democratica per la Sinistra nel 2012

 

I Segretari della Federazione Comunista riminese

  • Ilario Tabarri 1949-1952
  • Mario Soldari 1952-1955
  • Augusto Randi 1955-1964
  • Francesco Alici 1964-1967
  • Zeno Zaffagnini 1967-1973
  • Giorgio Alessi 1973-1979
  • Fernando Piccari 1979-1985
  • Sergio Gambini 1985-1991
  • Giuseppe Chicchi 1991-1992 PDS
  • Antonio Gamberini 1992-1997 PDS
  • Maurizio Melucci 1997-1999 PDS-DS
  • Sergio Morotti 1999-2001 DS
  • Riziero Santi 2001-2007 DS

Ultimi Articoli

You may also like
Che ci facevano Fellini, Giulietta e Anouk Aimée a Taverna di Monte Colombo?
Il PCI di Coriano e quella politica che non c’è più
Francesco Riccio: “Lo rifarei. Vita di partito da via Barberia a Botteghe Oscure”
Ricordando Berlinguer
Scroll Up