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Rimini, Pedalando e Camminando: “In città limiti a 30 Kmh e ripristino varchi ZTL”

Valerio Benelli, presidente dell’associazione “Pedalando e Camminando” ha indirizzato una lettera al Sindaco e all’assessore alla mobilità del Comune di Rimini.


“Le recenti notizie relative ad incidenti stradali sulle strade di Rimini, che hanno visto, ahimè, la presenza di ciclisti, ci costringono a rimarcare la nostra richiesta, avanzata da tempo, di istituire sulle strade di Rimini il limite di velocità dei 30 km/h. 

Come si legge sul portale dell’Europarlamento – scrive in una nota Valerio Benelli, presidente dell’associazione Pedalando e camminando – il paese dove c’è maggiore sicurezza soprattutto per gli utenti attivi della strada (pedoni e ciclisti) è la Svezia (18 morti per milione di abitanti) mentre in Romania è stato registrato il più alto tasso di mortalità nel 2020 (85 per milione). Per quanto riguarda l’Italia c’è stato un calo del 42% dei decessi dal 2010 al 2020 e lo scorso anno il dato era di 40 morti per milione di abitante (a fronte di una media UE di 42). La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ribadisce in ogni occasione quanto sia urgente attuare quella rivoluzione bici non più procrastinabile. 

Oltre alla questione velocità massima da ridurre nei centri urbani (e non solo), la sicurezza stradale richiede interventi molteplici per trasformare le città. 

La moderazione del traffico è una prassi ormai molto diffusa nelle città europee – prosegue la nota del presidente dell’associazione – mirante a rendere più vivibili ampie zone urbane residenziali e commerciali facilitando la convivenza pacifica fra traffico motorizzato, pedoni, biciclette, bambini, acquisti, tempo libero etc. 

La cosa più vicina in Italia sono le zone 30 e, spesso solo sulla carta, le ZTL. Poco conosciute e spesso anche dove realizzate si limitano alla mera segnaletica, senza impatti decisivi su traffico e vivibilità. 

A tale proposito si rimarca la necessità di accendere l’occhio elettronico degli attuali varchi di accesso alla ZTL del Comune. Che senso ha avere degli strumenti se poi non si mettono in funzione? 

Le aree a “moderazione del traffico”, dette anche “isole ambientali”, si servono di alcuni interventi costruttivi o semplicemente visivi e dissuasivi per depotenziare il maggiore fattore negativo: il traffico motorizzato, la sua invasività, la velocità incompatibile, la sosta selvaggia etc… 

In genere una ampia area, un rione o un intero quartiere, viene riqualificato senza necessariamente introdurre una totale chiusura al traffico. 

Gli interventi più significativi per raggiungere questo risultato possono essere per esempio: 

• la zona diventa non attraversabile dal traffico motorizzato, i flussi di scorrimento vengono deviati all’esterno o incanalati su direttrici apposite – l’accesso dei mezzi motorizzati ha funzione locale (sosta residenti, attività, fornitori etc);

• molte strade vengono “disassate”, con un andamento a serpentina (“chicane”) per rallentare di fatto la velocità dei veicoli a motore; 

• piccole zone pedonali sparse qua e la (a macchia di leopardo);

• sosta come elemento di rallentamento, a lati alterni, spesso a lisca di pesce (auto, bici, zone carico/scarico); 

• contrasto costruttivo della sosta selvaggia (piolini, transenne, fioriere etc…), circolazione facilitata delle biciclette ovunque, anche con “sensi unici eccetto bici”;

• restringimenti di carreggiata, sia tramite sosta a lati alterni e a lisca di pesce, che tramite elementi di arredo urbano (aiuole, spiazzi, tavolini, giochi per bambini etc). La riduzione forzata della velocità rende meno aggressivo il traffico, già segnalata anche dal limite di 30 km/h (e talvolta di 20 o a passo d’uomo/di bici);

• in alcuni casi si ripristina il doppio senso al posto del senso unico, con impossibilità di scambio, volutamente senza allargamento della carreggiata. Ad intervalli di alcune decine di metri vengono ricavati spiazzi di scambio più ampi; 

• la circolazione delle biciclette, molto facilitata e incentivata in tali zone, avviene prevalentemente su viabilità ordinaria, su cui diventa non subordinata ma anzi ai primi posti. Piste o corsie ciclabili divengono secondarie o superflue e realizzate solo su strade a medio traffico, oltre che ovviamente su tutte le arterie di scorrimento esterne alla zona a moderazione del traffico 

Il risultato sono ampie aree non del tutto chiuse al traffico ma vivibili proprio perché il fattore di maggiore impatto negativo. Il traffico motorizzato, viene smorzato dagli interventi visivi e strutturali di moderazione. In sostanza – prosegue la nota di Valerio Benelli, presidente dell’associazione Pedalando e camminando – si arriva ad un ribaltamento della gerarchia di circolazione: i mezzi motorizzati scendono all’ultimo posto, mentre pedoni, bambini che giocano, biciclette etc… salgono ai primi posti. 

Sappiamo da tempo che il limite di velocità è una condizione fondamentale per creare una condivisione sicura della strada con ciclisti e pedoni. I tempi sono maturi: il Comune di Rimini è Comune Ciclabile con 4 bikesmile. Consiglieremmo di mantenere tale classificazione. 

Come associazione – conclude la nota dell’associazione – vorremmo un comportamento che consideri le zone 30 la regola e non più l’eccezione in città”.

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