Home > Primo piano > Rimini, per la Notte Rosa scende in campo l’Autodifesa Transfemminista

Rimini, per la Notte Rosa scende in campo l’Autodifesa Transfemminista

L’Autodifesa Transfemminista (Non Una Di Meno Rimini / Casa Madiba Network / Pride Off), gruppo che ha creato uno spazio sicuro per tutte le donne e le soggettività LGBTQIA+ durante l’Adunata degli Alpini in rete e nelle strade, comunica che sarà presente durante la Notte Rosa per creare uno spazio sicuro di “cura collettiva” in collaborazione con l’associazione DONNEXSTRADA.

L’intervento si svilupperà su due fronti, reale e virtuale. Durante la Notte Rosa di Rimini effettuerà un volantinaggio informativo sui temi del consenso e della violenza di genere, con riportate tutte le modalità per contattare il gruppo e chiedere aiuto nel caso di episodi di molestie e violenza. Sarà dunque possibile trovare il gruppo in modalità itinerante nella tarda serata e nella notte di sabato 2 luglio a presidiare il lungomare di Rimini.

In sinergia con le attiviste di DONNEXSTRADA , che da più di un anno portano avanti un progetto su scala nazionale di accompagnamento per le donne che non si sentono sicure nello spazio pubblico, durante la tre giorni della Notte Rosa sarà attivo anche uno spazio virtuale di autodifesa.

“Chiunque si trovasse in una situazione di pericolo reale o percepito e avesse necessità di un supporto a distanza, potrà infatti richiedere l’intervento di DONNEXSTRADA che, tramite il servizio @direttexstrada e un protocollo d’intervento sicuro e collaudato, saprà accompagnare fuori dal pericolo le donne e tutte le soggettività che ne facciano richiesta.

Chiunque non si senta al sicuro per strada potrà scrivere in DM su Instagram a @direttexstrada scrivendo SOS DIRETTA, specificando la città, la strada che dovrà percorrere e se preferisce una diretta pubblica o privata. Uno dei volontari di DONNEXSTRADA avvierà una videochiamata di accompagnamento che durerà finché l’utente non sarà al sicuro. In caso di aggressione durante la diretta, un volontario chiamerà il 112 e registrerà la videochiamata, con l’obiettivo di avere una testimonianza digitale dell’accaduto.

Perché riteniamo che sia necessario attivarci con questo tipo di intervento?

Sappiamo bene come i grandi eventi estivi, richiamando un enorme numero di persone, siano terreno fertile per l’affermazione della maschilità egemone e per l’espressione della violenza machista. La cultura dello stupro, la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere e del genere sono fenomeni diffusi, strutturali, sono parte integrante della società che abitiamo. I grandi raduni e gli eventi che comportano la concentrazione di un alto numero di uomini e ragazzi, spesso in branco, spesso ubriachi, non fanno che alimentare questo problema.

Che cosa intendiamo con cultura dello stupro?

Secondo l’Istat (rilevazione del 2019), persiste in Italia il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subìta. Addirittura il 39,3% della popolazione ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Anche la percentuale di chi pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire è elevata (23,9%). Il 15,1%, inoltre, è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte corresponsabile.

La nostra risposta.

Come durante l’Adunata degli Alpini a Rimini e affinché tali episodi di violenza, molestie e prevaricazioni diffuse non si ripetano più, vogliamo nel nostro piccolo creare durante la Notte Rosa un luogo di cura, collettivo e condiviso, replicabile anche in altri contesti.

Tale iniziativa intende inoltre sottolineare l’assenza delle istituzioni per quanto riguarda le politiche di prevenzione della violenza di genere e di riduzione del danno durante i grandi eventi, nonché l’insufficienza delle politiche messe in campo a tutela del benessere di chi vive e lavora nei luoghi che subiscono una turistificazione di massa, dove l’unica risposta contemplata è quella dell’investimento nella repressione agita dalle forze dell’ordine, con nuove armi potenzialmente letali come il taser, con gli street tutor e la militarizzazione delle città a cui mai vorremmo abituarci.

Abbiamo imparato anche sulla nostra pelle come l’impatto dei grandi eventi estivi ricada spesso sulle donne, sulla cittadinanza, sulle lavoratrici e i lavoratori del turismo, sulle persone LGBTQIA+ nonché sulla città stessa, con la privatizzazione dei luoghi pubblici e soprattutto delle spiagge libere.

Perché è importante parlare di “consenso”?

La cultura dello stupro si combatte con la cultura del consenso.

Il consenso è un accordo volontario per impegnarsi in una particolare attività sessuale, può essere revocato in qualsiasi momento e può essere concesso liberamente e sinceramente solo laddove il libero arbitrio di una delle parti consenzienti non sia sopraffatto da circostanze coercitive e quando la persona sia effettivamente in grado di esprimerlo.

Durante il nostro volantinaggio, oltre alla distribuzione di preservativi e informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili e sulla violenza di genere, sottoporremo agli astanti un questionario per valutare il livello di conoscenza delle questioni legate al consenso, al fine di interagire con la cittadinanza in maniera dinamica e, perché no, divertente.

A partire dai dati raccolti, vorremmo creare un osservatorio che monitori questi grandi eventi e che sia funzionale al miglioramento delle condizioni di vita di tutti.”

Autodifesa Transfemminista

Non Una Di Meno Rimini

Donnexstrada

Casa Madiba Network

Pride Off

nonunadimeno.rimini@gmail.com

Ultimi Articoli

Scroll Up