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Rimini: “Per vedere Mattarella gli alunni dovevano pagare 4 euro”, ma è una bufala

“Per vedere Mattarella gli alunni dovevano pagare 4 euro. A mia nipote ho impedito di partecipare, spiegandole che questo presidente, non ci rappresenta”: così su una utente su Facebook.

Il commento è stato pubblicato nel gruppo LA RIMINI CHE VORREMMO. Era stato  uno degli amministratori del gruppo, ad aprire venerdì la discussione con un post di questo tenore: “Mattarella è venuto a Rimini ora va a Milano lunedì tornerà a Rimini ma chi paga?”.

Nel tread dei commenti, in maggioranza più o meno malevoli verso il Capo dello Stato, spunta a un certo punto questo:

Il fatto, scrive l’utente, si sarebbe verificato alle scuole Einaudi.

I più prendono la notizia subito per buona e commentano a loro volta: “Non hanno vergogna!”, “Non c’è mai fine al peggio!”. E altro ancora, anche avvicinandosi limiti di un reato, se non oltrepassandoli: quello previsto dall’art. 278 del Codice Penale, “Offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”. 

Però c’è anche qualcuno che si prende la briga di verificare. E scopre che nella circolare dell’Einaudi ai genitori non c’è traccia di richieste di denaro agli alunni:

Sorgono i primi dubbi e anche Diana Trombetta, consigliera comunale di Rimini della Lega, esprime i suoi, oltre a stigmatizzare i toni usati.

E qualcuno inizia a prendere le distanze: “Vista la figura del personaggio le sue visite sono comunque un riconoscimento prestigioso per la nostra città da sempre votata ad accogliere chiunque con la massima ospitalità!”.

Al che, beninteso senza un minimo cenno di scuse per la notizia falsa che aveva divulgato, l’utente ammette che “evidentemente mia nipote mi ha presa in giro”.

Naturalmente è tutta una bufala. Insegnanti e genitori dell’Einaudi da noi sentiti smentiscono con forza – e non senza indignazione – che agli alunni sia stato chiesto un solo centesimo per incontrare il Presidente della Repubblica.

E chi tratti di un fake inizia ad apparire chiaro perfino agli utenti della RIMINI CHE VORREMMO. O almeno ad alcuni.

E’ sempre Diana Trombetta che provvede a stemperare la questione, dato che qualcuno insiste:

A mo’ di conclusione, l’amministratore posta un messaggio criptico:

Finita? Macché. Ancora oggi il tread prosegue con commenti come questi:

Fake o non fake, poco importa. Anzi importa nulla, considerato che nella RIMINI CHE VORREMMO campeggiano quotidianamente bufale, balle e falsità vecchie e nuove. Come questa, che risale addirittura a due anni fa, ma che nel periodo in cui tutti siamo più buoni torna sempre utile:

E’ LA RIMINI CHE VORREMMO. Quella puntualmente descritta da un “moderatore” del gruppo:

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