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Rimini, Più Europa: “Rinnovi automatici e canoni bassi. E’ ora di recepire la direttiva Bolkestein”

La situazione delle concessioni balneari, nati ai tempi di Giolitti, è immobile da moltissimi anni: i proprietari degli stabilimenti – dichiara William Ottaviano, coordinatore Più Europa Rimini – hanno goduto per decenni di rinnovi delle concessioni quasi automatici e di canoni di affitto bassi. 

Il risultato è che molti stabilimenti sono gestiti dalla stessa famiglia sin dall’inizio del secolo scorso, grazie a un patto non scritto: in cambio di concessioni molto vantaggiose e durature, le imprese balneari avrebbero investito nelle spiagge costruendo strutture ricettive e incentivando così il turismo. L’obiettivo è stato raggiunto solo in parte: oggi i litorali italiani hanno i servizi, molto spesso non adeguati al 2021 ma i prezzi per lettino e ombrellone sono piuttosto alti. 

La Commissione Europea – prosegue la nota di William Ottaviano, coordinatore Più Europa Rimini – dal 2006 chiede al governo italiano di recepire la direttiva  Bolkestein. 

Questa, tra le altre cose, stabilisce che le concessioni pubbliche devono essere affidate ai privati attraverso gare con regole equilibrate. In questo modo lo stato avrebbe ottenuto maggiori guadagni senza creare rendite di posizione.

La situazione è stata sbloccata dal Consiglio di Stato, che ha deciso la proroga delle concessioni solo fino al 31 dicembre 2023.

Ancora una volta – continua William Ottaviano – è stato necessario attendere una sentenza per modificare quello che la politica italiana aveva reso immodificabile pur essendo palesemente illegittimo. 

In questa legislatura almeno in quattro occasioni (legge di delegazione europea del 2018, legge europea 2018 e 2020, legge di bilancio 2021) Riccardo Magi e Più Europa hanno presentato emendamenti per cambiare le norme italiane sulle concessioni balneari esattamente nella direzione sancita oggi dal Consiglio di Stato. 

Tutti sono stati sempre respinti dalla quasi totalità della Camera e ancora nell’aprile scorso il governo non accolse un ordine del giorno collegato alla legge europea che impegnava il governo a fare esattamente quello che sancisce la sentenza odierna del CdS.

Ora il governo Draghi – conclude il coordinatore di Più Europa Rimini – adegui subito il DDL Concorrenza”.

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