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“Stronger 4 the Future”, nuovo protocollo innovativo per oncoematologia pediatrica ospedale Rimini

“Ho sentito il mio corpo vivo”. In questa frase, pronunciata da una paziente adolescente, è racchiusa, secondo la psicologa del reparto dott.ssa Samanta Nucci, lo spirito con cui parte “Stronger 4 the Future”, innovativo protocollo sperimentale proposto presso l’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infermi di Rimini e supportato da Istituto Oncologico Romagnolo e “Granfondo Nove Colli. Un gioco di squadra, una grande collaborazione per difendere la qualità di vita dei ragazzi che si trovano ad affrontare una diagnosi di neoplasia, come ha spiegato il Direttore Generale IOR Fabrizio Miserocchi nel corso della conferenza stampa in diretta live sui canali social della no-profit. «Pur avendo a cuore la salute di tutti i pazienti oncologici, la situazione che vivono questi giovani merita sicuramente un occhio di riguardo da parte nostra – ha spiegato – la qualità di offerta dei percorsi di cura del reparto guidato dalla dott.ssa Roberta Pericoli era già eccellente: noi abbiamo potuto concentrarci sui vari tasselli che potevano rappresentare un valore aggiunto per i piccoli pazienti e le loro famiglie. Sono stati tanti i progetti che si sono succeduti volti a migliorarne la qualità di vita grazie alle varie collaborazioni che sono nate nel tempo: tra queste merita sicuramente una citazione la Nove Colli, che pur non essendo obbligata ad impegnarsi nel sociale ci tiene a fare la differenza accanto a noi». 

Ed è proprio Andrea Agostini, il Presidente della Granfondo ciclistica più antica del mondo che negli ultimi anni, grazie anche al supporto di Sportful, ha sostenuto le iniziative IOR nel reparto con 40.000 euro di donazione, a ribadire il concetto: «La storia della manifestazione è sempre stata legata a doppio filo con i progetti di beneficenza, tuttavia sentivamo la necessità di un rapporto più stretto con una realtà del terzo settore che lasciasse il segno sul territorio romagnolo. Con lo IOR è nata una collaborazione fantastica con cui è sorta un’iniziativa come #NoveColli4Children, in cui una serie di campioni si sono messi volentieri a disposizione sul percorso della nostra Granfondo per fare del bene. D’altronde il nostro evento non nasce per premiare il primo che taglia il traguardo ma utilizza da sempre lo sport come stimolo di aggregazione. Purtroppo nell’ultimo anno, a causa dei motivi che ben conosciamo, non abbiamo potuto essere vicini al reparto: ci è mancata molto la visita che siamo soliti fare all’Ospedale Infermi. Per il 2021 stiamo lavorando per mettere nuovamente in piedi questa sfida di solidarietà: le difficoltà logistiche sono evidenti, dunque nel caso in cui non potessimo portare avanti l’iniziativa lavoreremo per un evento alternativo dedicato espressamente a raccogliere fondi a favore della bella realtà di Rimini». 

Realtà di Rimini che è stata celebrata dallo stesso Direttore Sanitario dell’AUSL Romagna, il dott. Mattia Altini, in un breve ma sentito intervento. «La collaborazione tra varie realtà genera delle opportunità in Romagna che esaltano la risposta ai bisogni dei nostri cittadini e la possibilità di essere punto di riferimento per il paese: saper stare insieme rende questo territorio capace di cose eccezionali. La possibilità di concentrare competenze di altissimo profilo e investimenti in un luogo unico della Romagna, come l’Oncoematologia Pediatrica di Rimini, dovrebbe rendere più tranquilli tutti i padri e le madri colpiti da questa enorme sfortuna». Ed è proprio con le professioniste del reparto che si è entrati nel vivo della conferenza stampa e del progetto “Stronger 4 the Future”. «Le mie collaboratrici hanno creato questo protocollo lavorandoci alacremente negli ultimi anni – ha spiegato la dott.ssa Roberta Pericoli, responsabile del Dipartimento – è un’idea che si fonda sulla necessità di migliorare la qualità di vita dei pazienti: è infatti importantissimo non solo guarire un ragazzo, ma restituirli al mondo in maniera integra in modo da permettergli di condurre una vita del tutto paragonabile a quella dei coetanei. Le cure cui si sottopongono possono essere lunghe e pesanti, ma alcuni dei deficit funzionali cui danno luogo possono essere superati col giusto approccio. Ringrazio di cuore sia IOR che Nove Colli: quando proponiamo infatti un progetto che possa migliorare il percorso di cura dei nostri piccoli dimostrano sempre una incredibile vicinanza, permettendoci di realizzare concretamente quelle attività che riteniamo fondamentali». 

Tra le attività fondamentali che verranno portate avanti presso il reparto, dunque, si inserirà anche “Stronger 4 the Future”, di cui ha parlato diffusamente la Principal Investigator della sperimentazione, la dott.ssa Elena Fabbri. «Al termine delle cure neoplastiche il 74% dei bambini e il 91% degli adolescenti abbandonano l’attività sportiva: un dato preoccupante, che si inserisce all’interno di un fenomeno, quello della riduzione del movimento, diffuso tra i ragazzi e le ragazze. I rischi sono quelli noti correlati alla sedentarietà, come l’aumento delle probabilità di sviluppare da adulti patologie cardiovascolari, obesità, diabete, tutti disturbi che impattano sulla qualità di vita di chi ne soffre. Oltre a questo, i bambini e adolescenti che si ammalano di tumore sono esposti agli effetti secondari delle terapie: uno studio ha sottolineato come presentino una probabilità dalle quattro alle sette volte maggiore di soffrire di limitazioni funzionali della propria mobilità rispetto ai coetanei “sani”, con accresciute difficoltà anche nel portare a termine gesti semplici e quotidiani. Il nostro dovere deve quindi allargarsi dalla mera cura della malattia a quello di proporre un percorso in cui possano sentirsi nuovamente bambini e adolescenti. L’obiettivo è migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti qui ed ora, ma con un’ottica prospettica al futuro. L’attività fisica regolare permette non solo di diminuirne gli effetti collaterali, aiutandoci a scongiurare il pericolo che una struttura osteo-muscolare in crescita risenta dell’impatto della neoplasia, ma rappresenta anche un toccasana dal punto di vista dello sviluppo neurocognitivo e delle capacità di socializzazione. Per raggiungere tutti questi obiettivi ci avvarremo del contributo di un personal trainer, Danilo Ridolfi, e di una nutrizionista, la dott.ssa Debora Guerra, la cui collaborazione è resa possibile dall’amicizia dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Tutti gli adolescenti a cui abbiamo proposto il protocollo hanno aderito entusiasticamente e non vediamo l’ora di poter provare a proporre l’attività in gruppo ed in presenza, una volta che l’attuale emergenza sanitaria sarà cessata». Lo sport in questa iniziativa è infatti importante non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico, per spezzare quell’isolamento che la routine ospedaliera impone ai ragazzi con neoplasia, come sottolineato dalla psicologa del reparto, la dott.ssa Samanta Nucci. «La testimonianza di quella che era l’idea di partenza e la finalità del progetto è racchiusa in una frase significativa detta da una ragazzina arruolata nel progetto, che mi ha detto: “Ho sentito il mio corpo vivo”. Questo è lo scopo: contrastare l’immobilizzazione, l’isolamento, la perdita del mondo dello sport agonistico ed ogni forma di contatto sociale che la malattia e le terapie comportano. Si tratta di un aspetto fondamentale: far parte di una squadra, sebbene momentaneamente a distanza, li carica, li stimola e gli restituisce un po’ di normalità in una situazione che di normale, per un adolescente, non c’è nulla».

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