Rimini, una città divisa fra seguaci di Vasco e adoranti del Neckzilla
31 Maggio 2026 / Lia Celi
Una città divisa fra il popolo di Vasco e quello di Neckzilla: così si presenta Rimini in questo ponte del 2 giugno. Difficile immaginare due tifoserie più diverse: da una parte, i seguaci del cantore della vita spericolata in equilibrio sopra la follia, dall’altra i fan del body builder colombiano dal collo smisuratamente largo, che fa sembrare il Minotauro una donna di Modigliani. Ma forse il contrasto è solo apparente: dedicare la vita a sviluppare un collo grossissimo richiede dosi massicce di spericolatezza e follia, anche se poi non ci si ritrova a bere del whisky al Roxy Bar, ma a ingollare beveroni proteici a Rimini Wellness, mentre una folla di ammiratori scalpita in attesa di foto e autografi.
Il nome d’arte Neckzilla sintetizza chiaramente la mostruosità della parte anatomica per cui il bodybuilder, al secolo Rubiel Mosquera, è famoso, anche se oltre al collo da ippopotamo può sfoggiare pure cosce e braccia debordanti. Nelle foto il celebre collo neckzilliano fa un effetto bizzarro: è un tronco di cono da cui spuntano lateralmente due vistose escrescenze. Saranno sicuramente muscoli che le persone normali nemmeno sanno di avere, ma ricordano un paio di gozzi, ed è curioso come un solo gozzo sul davanti sia sintomo di ipotiroidismo congenito, mentre due gozzi laterali possano essere sfoggiati in eventi pubblici ed esaltati come una conquista ottenuta con ore e ore di allenamento quotidiano in palestra.
Intendiamoci: ognuno è padrone del proprio corpo e ha il diritto di abbellirlo o rimodellarlo come preferisce, che sia tatuandosi la mappa della metropolitana di Londra sulla schiena, o inserendosi nel labbro inferiore un disco d’argilla, o procurandosi un giro-collo di 52 centimetri. E per quanto molti fatichino a collegare il concetto di wellness (benessere generale e miglioramento della qualità della vita) con montagne di muscoli difficilmente gestibili nella quotidianità, i bodybuilder come Neckzilla sono sportivi professionisti con staff medici che li seguono e li monitorano. Altra cosa sono i ciarlatani digitali della prestanza maschile, i lookmaxxer, gli influencer che propongono ai giovani modelli di virilità grotteschi e caricaturali, fatti di muscoli ipertrofici, addominali a tartaruga e visi ultra-mascelluti, da procurarsi anche facendosi molto male. Una delle più note star del lookmaxxing, l’americano Clavicular, suggerisce in tutta serietà di spaccarsi da soli la mandibola con martelli o altri corpi contundenti, perché l’osso rinsaldandosi diventi più massiccio. Questo Tafazzi facciale ha più di un milione di seguaci, soprattutto adolescenti, cui bisognerebbe sì gonfiare la mascella, ma a sberloni. Non era meglio il “fegato spappolato” dagli stravizi evocato nelle canzoni di Vasco?
Lia Celi