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Rimini: una pensione, il Vietnam e l’amico ritrovato dopo 50 anni

Con mia mamma e mia sorella Maria gestivamo una improbabile pensione alla destra del Porto Canale, vicino alla Capitaneria. Eravamo nelle retrovie della città balneare. La pensione si chiamava Oasi Blu. Oggi c’è la sede dell’Associazione Italiana Albergatori. 

Un giorno d’agosto 1963 mentre ero seduto in giardino, si fermò un giovane con una motocicletta. 

Scese dalla moto e venne verso di me per chiedermi informazioni sul costo del soggiorno.

Aveva capito che quella pensione poteva fare proprio al caso suo, molto economica. 

Quando gli dissi il prezzo, pensione completa, non batté ciglio e mi disse che si sarebbe fermato per 3-4 giorni. Così conobbi Louis Philip Salamone, italo-americano.

Stava girando l’Italia in moto. Aveva la mia stessa età. Diventammo amici e trovai anche il tempo per andare con lui a San Marino. Ma in quei giorni non girò molto con la moto perché un attacco di emorroidi lo stava tormentando. Fu curato con amore da tutta la mia famiglia. 

Mi raccontò che stava studiando all’università. 

Passati quei quattro giorni all’Oasi Blu, Louis ripartì con la sua moto verso il nord. Ci abbracciamo come due vecchi amici e soffrimmo per quel distacco. Ci promettemmo che ci saremmo tenuti in contatto. E così fu. Poco mesi dopo gli scrissi una lettera ma non ebbi risposta. Passarono cinque anni e nel maggio del 1968 mi arrivò una sua lettera da New York dove abitava e mi spiegò i motivi di quella risposta molto tardiva. Dopo il ’63 si era laureato e immediatamente era stato arruolato nell’aviazione americana. Erano i primi anni della guerra in Vietnam e non condivideva la scelta del governo. 

Parlammo spesso di quella guerra maledetta dove moriranno 50.000 giovani americani, inutilmente.

Diceva che se ne era andato dall’Air Force nel 1966 ed era entrato nella scuola della TWA per diventare pilota. Volava dall’America in Europa, ma solo su Milano, Roma e Madrid.

“Il prossimo anno diventerò co-pilota. Mi piace molto questo lavoro; non voglio fare nessuna altra cosa. Un mese fa mi sono sposato. Abitiamo a New York e siamo molto contenti”. 

Nella lettera che gli avevo scritto e di cui non avevo avuto risposta ero tornato a parlargli della guerra in Vietnam, tant’è che scriveva nella stessa sua lettera: “Sono d’accordo che la situazione nel Vietnam è brutta e non è giusta. Ci sono molte persone negli stati Uniti che sentono come io. E’ importante che tutte le persone, tutti gli Stati del mondo devono trovare i mezzi di abitare insieme come fratelli. Non è solamente gli Stati Uniti contro il Vietnam. E’ anche gli studenti contro la polizia in tutti i Paesi, i giovani contro i vecchi, i giusti contro i cattivi. E’ una rivoluzione ma non come le altre nella storia perché è dappertutto. Scrivimi di nuovo mi farà molto contento. Saluti ed auguri alla famiglia. Tuo amico Luigi Salamone”.

 

Era una lettera del maggio 1968. Fu l’unica lettera che ricevetti da lui. Poi più nulla. Abbiamo perso i contatti. Credo di avergli risposto ma non ricevetti riscontri. Non seppi più nulla di lui e mi chiedevo spesso se fosse ancora vivo e cosa facesse. Nel settembre del 2015 trovai nel mio computer una sua email.

Quando lessi Louis Philip Salamone non potevo crederci.

Eh Giorgio, è stato un evento strano. Ho pensato spesso a te. Che anni! Quanti anni! Ricordo la tua famiglia che ha curato le mie emorroidi e i giorni passati insieme alla Pensione Oasi Blu”. Si ricordava anche il nome della Pensione.

“Mia moglie ha trovato la tua carta in una piccola scatola che era con alcuni nostri beni. Non ho visto questa carta neanche una volta durante i 15 anni in cui ho abitato in Italia”. 

Erano passati dal 1968 quasi 50 anni e 55 dal 1963 giorno del nostro incontro.

 

Anni ’70: Louise Philip, secondo da sx, ad un matrimonio

 

Cominciammo a scriverci molto spesso. Ne avevamo di cose da dirci: io gli raccontai “la storia della mia vita” e lui pure. Gli avevo promesso che avrei scritto un articolo sulla nostra amicizia e che mi inviasse alcune foto di allora o almeno di quando era pilota. Mi scrisse che non ne aveva e così mi ha inviato una foto di questi anni e una foto al matrimonio di un suo amico in cui era ancora giovane. Quella foto mi ha riconsegnato la sua immagine giovanile, che in un certo senso avevo perduto. 

Nel 2002 si era trasferito in Italia, a Rapallo, dopo essere andato in pensione nel 2000, come pilota della TWA dopo 34 anni di servizio.  

Era nato nel 1942 a Beloit, Wisconsin, U.S.A da padre siciliano (Aragona) e da madre americana Mary Linarys. 

Dal 1964 al 1967—fece parte della Wisconsin Air National Guard, Tenente in Prima, Madison, Wisconsin, U.S.A, con la qualifica di Navigatore, Ufficiale di Intercettazione Radar.

Nel 1966 era già pilota-Ingegnere di volo della TWA all’ Aeroporti JFK e La Guardia, New York.

Nel 1988 era diventato Comandante Internazionale alla TransWorldAirlines.

Nel 1987 si è sposato con Louise Schimmel a Norfolk, Connecticut.

Mi ha detto che i suoi interessi sono orientati verso i libri, la musica, il golf e il disegno.

E’ socio di molte organizzazioni che si occupano dei diritti civili, come Amnesty International, Medici senza Frontiere e poi di Nature Conservancy, United Nations Hunger Fund, American Heart Association, UNICEF, WWF ed altre associazioni.

Attualmente vive a Gold Canyon in Arizona.

In una delle nostre corrispondenze mi scrive: 

“Guarda vecchio amico – sono serio – che siete invitati per passare una vacanza, qui in Arizona con noi. La stagione migliore è quasi arrivata (era settembre). Dico “quasi” perché oggi aspettiamo 38 °C, da metà ottobre sta bello qui. British Airways ha un volo 747 giornaliero da Londra a Phoenix. L’aeroporto è solo 25 minuti distante da qui. Abitiamo dove finisce il deserto e cominciano le montagne. Sicuramente hai visto la nostra zona. Fino a 45 anni fa c’era uno Studio film per la produzione di western. John Wayne, Audie Murphy, Burt Lancaster, Ronald Reagan (!!), Ti ricordi Gunfight at the OK Corral?”.

 

Certo che me lo ricordo caro Louis e ti ringrazio per l’invito. Mi chiedo spesso se un giorno ci rivedremo. 

In una delle ultime email mi scrive:

“Un segmento della mia vita di cui sono orgoglioso: nel 1967 ero presidente di un comitato ad hoc della città di Norfolk, nel Connecticut. Lo scopo di questo comitato era il passaggio di una dichiarazione in cui si affermava che la nostra città ha esortato il governo degli Stati Uniti a rimuovere tutte le truppe da combattimento statunitensi dal Sudest asiatico. Abbiamo approvato questa dichiarazione nonostante la feroce opposizione in occasione di un incontro aspro dei cittadini di Norfolk”.

Mi sembrava giusto dargliene merito. 

Continuiamo a scriverci e non si dà pace che l’America abbia eletto un Presidente impresentabile come Trump.

Giorgio Giovagnoli

 

Primavera 1963: Louise Philip nelle colline di Pra, Genova

 

 

P. S. Finito di scrivere questo ricordo mi arriva, sul filo di lana prima della pubblicazione di questo articolo, una sua email con una foto durante la sua visita in Italia nel 1963, qualche settimana prima del suo arrivo a Rimini, insieme a due cugini sulle colline di Pra.

 

Giorgio Giovagnoli

 

 

Giorgio Giovagnoli negli anni ’60

 

In copertina: Louise Philip oggi.

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