Home > Sport > Rimini – Virtus Verona: la timida esultanza del “Neri” e un dopo partita a toni bassi

Rimini – Virtus Verona: la timida esultanza del “Neri” e un dopo partita a toni bassi

Il triplice fischio, un urlo liberatorio, un lungo applauso. Nessuna invasione di campo, i giocatori della panchina corrono verso il campo di gioco si abbracciano, nel giro di pochi minuti guadagnano l’uscita dal rettangolo verde. Piovono timidi applausi mentre in tribuna si aprono gli ombrelli, piove e bisogna uscire al più presto. In curva qualcuno fischia.  Eccola in presa diretta la cartolina pomeridiana del Romeo Neri, nei momenti successi alla conquisa della salvezza diretta sul campo del Rimini Calcio. Al termine di una stagione travagliata segnata da 3 cambi di allenatore, fischi e contestazioni alla fine delle partite che in casa e in trasferta hanno condannato i biancorossi a giocarsi la permanenza in Serie C ai Play out, messi in cassaforte solo all’ultima giornata della regular season. Un timido entusiasmo, di esultanze plateali non vi è traccia sotto la pioggia battente che – ancora – ingrigisce le domeniche di maggio, per nulla calde, ma anzi, più da giubbotto che da maniche corte. Meteo anomalo, primavera timida, appunto come il finale della partita che ha visto trionfare i biancorossi contro la Virtus Verona. A sondare l’animo dei tifosi nel pre partita, la vittoria era tutt’altro che certa. A Verona i romagnoli avevano perso i titoli di coda della gara riprendevano i veneti festeggiare e caricarsi in vista del ritorno. E difatti, qualche grattacapo lo hanno creato in campo anche quando erano sotto di due goal, in una partita comunque il Rimini ha saputo interpretare e come si dice in gergo portare a casa. E forse di questo i giocatori ne erano consapevoli. Dalla sala stampa, dove si sono  presentati solo Luigi Fresco, il presidente allenatore della Virtus e Mario Petrone, si sentivano i cori e le urla dei giocatori negli spogliatoi.

Fresco non ha dubbi, parla ai microfoni e con lo sguardo rivolto ai giornalisti scesi in Romagna dal Veneto: “La partita si è messa da subito male, il goal all’ottavo minuto ci ha tagliato le gambe. Di occasioni ne abbiamo avute e sprecate – spiega – ma dobbiamo fare i complimenti al Rimini. Eravamo due matricole, ci siamo giocati la salvezza, ha vinto la squadra che ci credeva di più. Hanno meritato, c’è poco da dire“.

Luigi Fresco in sala stampa

Petrone si presenta defilato, profilo basso, tono pacato. “Non posso che applaudire i miei ragazzi. Sono stati perfetti nel seguire nelle ultime giornate tutte le nostre indicazioni. In queste settimane, per altro, in cui tutti ci davano per spacciati“. Qualcuno gli fa notare che l’atmosfera è in linea con la giornata uggiosa. “Sembra un funerale“, si lascia scappare qualcuno. “I funerali si fanno a chi è morto e qui abbiamo dimostrato che per settimane, in realtà, eravamo tutt’altro che morti. Siamo vivi. Io poi, non mi lascio mai andare a facili entusiasmi. E sapete che vi dico? Sono distrutto dalla stanchezza. Ma è ovvio che la soddisfazione è grande“. Alla domanda sul suo futuro a Rimini – il presidente Grassi aveva promesso a Petrone che in caso di promozione sarebbe stato pronto per lui un contratto con lo sguardo al futuro – Petrone non si scompone. “Io non guardo ai contratti ma ai programmi, certo sono pronto a valutare esperienze future“.  Assente, in sala stampa, il Presidente Grassi. A proposito di presidente, va letto, durante la partita, la curva ha tributato applausi e cori dedicati a Vincenzo Bellavista. Il suo volto campeggiava addirittura su una bandiera sventolata dagli ultras per tutti i 90 minuti. Ma se il passato va onorato non ci si può permettere di disattendere il futuro. Un estate dai sonni tranquilli sperando di vivere un inverno che non la faccia rimpiangere.

Scroll Up