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E i nordici si scoprono uguali a noi: con il riscaldamento globale vale solo lo Ius solis

Che il riscaldamento globale minacci la biodiversita lo sappiamo. Ma in questa estate torrida, con l’anticiclone africano che, alla faccia di tutte le politiche immigratorie o anti-immigratorie, è andato a stabilirsi in Europa settentrionale, scopriamo che il global warming minaccia anche l’antropodiversità.

Esaltati dall’insolito caldo, i popoli dal Belgio alla Norvegia anziché strapparsi i capelli per i mutamenti climatici (che peraltro si sforzano di prevenire limitando le emissioni di anidride carbonica con ben altra serietà che da noi) hanno reagito con infantile entusiasmo, tuffandosi nelle fontane, prolungando le vacanze sulle loro un tempo fredde spiagge, progettando orti domestici di colture mediterranee come il pomodoro, la melanzana.

«Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?» cantava Goethe, riferendosi all’Italia. «E come no,» risponderà il tedesco di oggi, «è il Meclemburgo.» Non ci vorrà molto perché i nordici scoprano a chilometro zero la siesta dietro le persiane semichiuse, i pomeriggi oziosi al bar della piazza, le feste della vendemmia, e tutti gli indolenti piaceri mediterranei che hanno sempre rimproverato a noi Piigs, italiani, greci e spagnoli.

La rigidezza e l’operosità di tedeschi e scandinavi sarà solo un ricordo, un fossile etnografico, quando le renne si aggireranno sconcertate in mezzo alla macchia mediterranea che ricoprirà le regioni subpolari. Altro che Dna: siamo tutti uguali, e certe caratteristiche nazionali dipendono solo da qualche grado in più o in meno e dalla capacità di adattamento.

Il sole e il tepore innescano gli ormoni giusti e mettono più voglia di apprezzare i piaceri della vita, e i poveri nordici, che dal punto di vista climatico non hanno mai visto grazia di Dio, stanno facendosi una scorpacciata di tutto ciò di cui la loro estate è sempre stata spilorcia.

Probabilmente sono consapevoli che questa manna è dovuta a un fenomeno preoccupante dalle conseguenze imprevedibili, nel breve e nel lungo termine, come il surriscaldamento dell’atmosfera, ma il bambino che è in loro, forse più in loro che in noi mediterranei, fa un sorrisone alla Pippi Calzelunghe e corre saltellando a tuffarsi nella prima fontana disegnata da un architetto dal cognome che finisce per -sson o -iinen.

L’ultima frontiera dell’integrazione non è lo ius soli, ma lo ius solis, il diritto del sole, uno solo per tutti gli esseri umani, ma non ugualmente caldo e luminoso, che forma i popoli a seconda della temperatura che regala.

Unico problema: quando si potrà fare il bagno nel mare ex glaciale Artico, l’Europa meridionale sarà praticamente desertificata e nella pianura Padana gireremo sui cammelli, imbacuccati come i berberi. Chi glielo dice a Salvini?

Lia Celi www.liaceli.it

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