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Ritorno agli hippy, ma non troppo: a Rimini nasce la comunità urbana “Assamil”

Probabilmente, ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sognato di vivere con gli amici in una sorta di comunità. In una realtà dove condividere gioie e problemi, dove ci si aiuta reciprocamente, dove si è liberi di essere se stessi e non si ha paura di rimanere soli. A Rimini, cinque ragazzi dai venti ai ventisei anni, lo stanno facendo ormai da diverso tempo. Chi sono?

Fabrizio Guglia, ventitreenne, pranopratico e grande appassionato d’arte; Stefano Ricciardelli, ventiquattrenne, laureando in sociologia e consulente vendite di un rinomato mobilificio italiano; Francesco Santarelli, venticinquenne, attore e amante della scrittura; Ursula Belchieri, ventiseienne, baby-sitter e artista in continua sperimentazione nel campo pittorico e scultoreo e infine Katy Astolfi, ventenne, cuoca vegana e studentessa di cucina e pasticceria naturale.

Il quintetto l’anno scorso ha preso in affitto una villetta di quattro piani vicino al Palacongressi per vivere insieme e sperimentare uno stile di vita diverso da quello tradizionale. Fondando così la comunità urbana ‘Assamil’.

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L’idea da cui è partito l’intero progetto, è stata quella di sviluppare una nuova modalità dell’abitare, basata su una convivenza che va oltre il tradizionale concetto di nucleo familiare e sulla condivisione delle esperienze quotidiane. Dai pasti alle pulizie di casa e alle spese, tutte le problematiche che si incontrano nell’arco della giornata sono affrontate insieme. La volontà, dicono il ragazzi, è appunto costruire una società più aperta e per certi aspetti più ‘umana’. Di risvegliare le potenzialità e le creatività individuali attraverso un confronto diretto e costante con le altre persone, la condivisione dell’ordinario vivere e di arricchirsi spiritualmente attraverso la frequentazione di appuntamenti culturali e artistici.

“Condividevamo molti argomenti d’interesse e nel tempo abbiamo cominciato a ricercare e a confrontarci su temi sociali relativi alla spiritualità, all’esoterismo, alla conoscenza di sé. – spiega Fabrizio – Ci siamo accorti che tutti noi desideravamo un cambiamento e, in particolare, volevamo migliorarci come persone. Così abbiamo individuato la comunità come strumento di scambio e crescita individuale. Qui le relazioni sono più forti, più intense, ci si fa da specchio l’uno con l’altro e ci si aiuta. E, sopratutto, si riporta a galla l’archetipo della tribù, della famiglia allargata, venendosi a sentire parte di qualcosa di più grande, che va oltre un legame di sangue. Uno dei nostri obiettivi è appunto quello di diventare una famiglia innovativa”.

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L’abitazione è composta da quattro piani con all’ingresso un piccolo giardino. Nel quadro del progetto è prevista infatti una certa attenzione verso il verde e ciò che afferisce l’ecologia, in parallelo a uno sviluppo dell’arte e della cultura.

“Stiamo realizzando un orto di frutta e verdura nel giardino. E a breve inseriremo delle rocce e un piccolo sentiero. – aggiunge Fabrizio – Nella nostra casa ospitiamo eventi culturali e numerose conferenze in linea con i nostri interessi. Adesso, per esempio, stiamo collaborando con il filosofo Loris Falconi.”

Senza arrivare alle esperienze comunitarie più antiche, nel più recente passato i figli del baby boom avevano già sperimentato a queste modalità di convivenza: erano le famose comuni hippy e il collegamento con questo quintetto viene spontaneo. Ma in verità la comunità urbana riminese si distingue da quelle degli anni ’60 e ’70 per diversi aspetti.

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“Innanzitutto come gruppo ci dissociamo dalle dinamiche delle comuni dei figli dei fiori. La nostra è una realtà molto diversa. Nessuno fuma o fa uso di sostanze stupefacenti. Tra i punti del nostro programma ci sono il raggiungimento della lucidità e della salubrità, che cerchiamo di ottenere anche seguendo un corretto regime alimentare. Inoltre, ciò che ci ha spinti a fondare una comunità non è un atto di ribellione come fu negli anni ’70, ma una credenza che, attraverso il vivere in comunità, si possano sviluppare in maniera più efficace tutte quelle potenzialità creative che permettono all’individuo di elevarsi e non appiattirsi nel pensiero comune”.

Da “Peace and Love” a “Health and Art”!

Benedetta Cicognani

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