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Riziero Santi, Acer: “Approvato il bilancio. Adesso servono politiche di sistema sulla casa”

Questa mattina ho presieduto la Conferenza degli Enti dell’ACER di Rimini – dichiara il presidente della Provincia Riziero Santi – che ha approvato il bilancio d’esercizio 2020. E’ stata l’occasione per una riflessione sul tema casa al quale non sempre si dedica la dovuta attenzione, vuoi perché oltre l’80% dei riminesi ha la casa in proprietà, vuoi perché c’è qualcuno, ACER appunto, che se ne occupa. In realtà si tratta di un tema che meriterebbe un posto in prima fila, insieme a lavoro e clima. La domanda di una casa a prezzi popolari è in crescita ed è diversificata, mentre la capacità di risposta delle istituzioni pubbliche non va oltre al 4% a livello nazionale, rispetto al 20% a livello comunitario. A breve, con lo sblocco degli sfratti, avremo a che fare anche nel riminese con centinaia di famiglie a cui dare un tetto. C’è poi il tema delle giovani famiglie, dell’immigrazione, dei meno abbienti, delle categorie di lavoratori in ingresso nel nostro territorio (sicurezza, sanità, scuola, ecc.). Serve aumentare e qualificare la capacità di risposta, ed è un compito delle istituzioni, per garantire il diritto di abitazione a tutti, e quindi anche a chi non ce la fa, e per dare un aiuto a chi invece ci può mettere del suo ma che da solo non ce la farebbe. Sul fronte della qualificazione, del risparmio energetico e della sicurezza c’è la grande opportunità del superbonus del 110% che però, date le condizioni di mercato, la complessità e la vetustà del patrimonio, necessita di un’integrazione pubblica che non tutti i Comuni, specie quelli più piccoli, possono garantire. Sul fronte del potenziamento del patrimonio abitativo sono necessari investimenti che possono discendere solo da politiche e strategie lungimiranti riguardanti anche le opzioni fra consumo del territorio e rigenerazione dell’esistente. Non basta più solo delegare la gestione degli immobili, occorrono politiche innovative mettendo mano ai regolamenti e alle forme gestionali. Non sono più giustificabili graduatorie per Comuni. Le funzioni vanno associate e le graduatorie possono essere benissimo formulate almeno per Distretto socio-sanitario, mentre le dimensioni degli appartamenti vanno rapportate all’entità dei nuclei familiari che li abitano e alla loro evoluzione. Occorre quindi razionalizzare l’uso dell’esistente, integrando e qualificando il patrimonio sparso sul territorio provinciale. Occorre unirsi e attuare una strategia comune e condivisa in grado di fare massa critica rispetto alle sfide da affrontare e in grado di garantire equità e qualità della risposta. Da questo punto di vista i piccoli Comuni e le aree interne non sono un peso, ma un’opportunità, c’è tutto un patrimonio da recuperare e ci sono territori da ripopolare. Certo, i piccoli Comuni da soli non sono in grado di investire nella riqualificazione e nella rigenerazione, ma insieme si può fare. 

Torna il tema a me caro della perequazione e della redistribuzione delle risorse. Decongestionare i grandi centri e ripopolare le periferie significa rivedere la rete dei servizi, la mobilità, le reti informatiche. Servono politiche di sistema, serve una visione unitaria e di area vasta. Non servono divisioni. La Provincia è pronta a fare la sua parte. Questa mattina, oltre che approvare il bilancio d’esercizio 2020 si è parlato anche di questo… chissà che non sia la volta buona!”.

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