Home > Poesia > Roberta Aliventi: «Il tempo del filo»

Roberta Aliventi: «Il tempo del filo»

Sono una regina
in un letto vuoto
una sposa sola
che si aggira vestita
di bianco in sale grandi
dove i passi risuonano.

Alla mia tavola uomini miseri
sbavano sul cibo e sul mio collo
i loro occhi risucchiano
e fremono per potere e lussuria.

Le serve dalla testa bassa
servono silenziose e scuotono
di tanto in tanto la testa.
Compassione vuota e pettegola.

Ho un ruolo nella commedia di ognuno.
Mi hanno attaccato addosso
maschere che mi porto dietro,
barattoli tintinnanti.

Io sono una comparsa,
una coppa preziosa e vuota
da riempire con l’odore di uomo.

Il re è partito
insieme al suo esercito
e ha lasciato noi donne
ad accudire la terra.

Partiti tutti per riprendersi
un ventre fedifrago
e riempirsi la pancia di gloria.

Io sono l’emblema che resta,
una bandiera che sventola
senza voglia su una terra
ingoiata dall’attesa.

Per me non c’è più
il tempo delle attese.
Non c’è traccia di lui
su di me da anni
non porto rancore né desiderio.

Non ricordo il colore
dei capelli né le sue braccia.
Tornerà e non ha importanza.

Mio figlio come gli altri
guarda al mare, spia un ritorno
che ogni giorno si allontana.
Acqua salata che porta
altra acqua salata.

Io non guardo e
tesso ogni giorno,
giorno dopo giorno
e disfo filo a filo
notte dopo notte.

Un ritmo regolare e costante
Che fa bene.
I proci aspettano
che la tela sia finita per infilarsi
nel mio letto e sul trono.

Le serve pensano
che disfo il telaio perché
sono moglie e regina saggia.
Ingannatevi dei vostri desideri
mentre io mi allontano fino
a non sentire più voci.

Mi siedo al telaio
trovando il ritmo del respiro,
una macina che lenta
tritura il grano per dare farina.

Con cura traccio il segno
dei fianchi e i capelli neri,
parti di corpo dove è
racchiuso il mio desiderio.

Ho tolto gli specchi dalla casa
Non ho più bisogno di guardarmi,
conosco ogni centimetro
della mia pelle e la disegno.

Sono nuda e distesa
contro il sole che non brucia.
Con l’inganno mi sottraggo
alla cariatide che morirà
attaccata al trono
ingioiellata fino alle viscere
e vivo davanti a me
senza i vostri occhi.

Di notte mi alzo dal letto
con una candela accesa
e piano al telaio inizio
a sfilare me stessa.

Mi plasmo ogni giorno
ogni notte mi annullo.
È questo il mio respiro,
il tempo in cui riesco.
Esistere.

Roberta Aliventi (Urbino, 1983)

Scroll Up