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Roberta, la donna che visse con due cuori: “A Rimini troppi no alle donazioni”

“Buongiorno sono Roberta, riminese, ho 49 anni, ho subito due trapianti cardiaci in 20 anni e ho vissuto con due cuori”: così si presenta durante la conferenza stampa per la Giornata nazionale della donazione, la ‘testimonial’ d’eccezione e volontaria Aido Roberta di Benedetto .

Roberta racconta la sua storia per la prima volta pubblicamente: è sopravvissuta ad un primo trapianto con la procedura eterotopica, con cui ha ricevuto un nuovo cuore da un donatore che ha affiancato il suo. Entrambi hanno battuto sincronicamente attraverso un pacemaker per anni.

“E così ho vissuto quasi 20 anni con due cuori”, spiega come fosse la cosa più semplice al mondo. Qualche anno fa, qualcosa non ha funzionato e si è reso necessario un nuovo intervento: “Caso raro, il mio cuore donato si è ammalato – prosegue sinteticamente – sono così tornata in lista di attesa e ho subito un secondo trapianto in cui sono stati espiantati entrambi i due cuori e oggi vivo con un cuore nuovo”.

Roberta ha ricevuto due organi vitali da due donatori, a loro deve non una, ma due vite: “Sono immensamente grata a loro e alle loro famiglie, è immensa la mia gratitudine – scandisce le parole – ogni giorno”. “Per due volte sono tornata a una vita piena e reale – continua – ai miei affetti, al mio lavoro, e alla mia RIMINI, perchè le operazioni e i recuperi mi hanno tenuta lontana, a Bergamo, per molto tempo”.

E da persona che ha subito due trapianti di cuore e da riminese si dice molto colpita dai dati sulla negazione alla donazione, annunciati in conferenza stampa: ovvero oltre il 50% dei suoi concittadini al momento di rinnovo o rilascio di un documento di identità dicono ‘no’ alla donazione dei propri organi. Lancia quindi un appello: “Ai riminesi voglio dire informatevi, incontrate noi volontari, nei punti informativi, nelle piazze, nella nostra sede, incontrateci, perché solo dopo si possono prendere decisione consapevoli”.

Perché “il trapianto è qualcosa di grande – conclude – questa terapia ci riporta a una vita piena, è un gesto di grande civiltà e speranza”.

(Agenzia Dire)

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