Home___primopianoRoberto Biagini: “il grande bluff delle gare balneari a Rimini”

Il Comune celebra il “test” su 27 aree, ma il vero nodo delle concessioni resta intatto


Roberto Biagini: “il grande bluff delle gare balneari a Rimini”


3 Giugno 2026 / Roberto Biagini

Rimini, il teatrino delle 27 gare: mentre lo Stato di Diritto si ferma prima della battigia

Il Comune annuncia i primi bandi per appena 27 aree su oltre 360 concessioni. Scadenza offerte: 10 settembre. Per tutta l’estate 2026 i concessionari continueranno a operare con titoli scaduti dal 31 dicembre 2023. E nessuna autorità controlla.

Con un comunicato stampa prontamente ripreso dalla stampa locale, il Comune di Rimini ha annunciato la pubblicazione — prevista per il 10 giugno 2026 — dei bandi per l’affidamento di 27 aree di spiaggia nella zona di Rimini nord, tra Torre Pedrera e Viserbella. L’assessora al demanio Valentina Ridolfi definisce queste gare «un test molto utile in vista dei futuri bandi». Il cronoprogramma prevede la scadenza delle offerte al 10 settembre 2026, così da garantire — testuale — che «l’estate è salva».

Tutto bene, dunque. O forse no.

Il trucco delle 27 aree: una foglia di fico su 360 concessioni scadute

I numeri veri, quelli che il comunicato stampa omette, sono questi: nel Comune di Rimini insistono oltre 360 concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative (470 secondo la ricognizione contenuta nella stessa D.G.C. n. 504/2023). Di queste, 27 vengono ora messe a gara. Le restanti — oltre 330 — permangono in un limbo di proroghe illegittime, con titoli scaduti al 31 dicembre 2023 e mai rinnovati mediante procedura selettiva.

C’è di più: le 27 aree oggetto dei bandi sono quelle antistanti stabilimenti balneari situati su terreni privati (i cosiddetti «terreni Ceschina»). Aree, cioè, dove la contendibilità è strutturalmente ridotta e dove il margine di conflitto con i concessionari uscenti è minimo. Una scelta che minimizza il rischio politico e massimizza l’effetto-annuncio.

Non solo. Il comunicato stampa del Comune precisa — con encomiabile franchezza — che nella valutazione delle offerte «verrà inoltre considerata l’esperienza maturata». Si tratta di un criterio che la giurisprudenza amministrativa ha già ripetutamente bocciato. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2907 del 2025, ha affermato che una clausola della lex specialis che pretendesse una «pregressa esperienza specifica nel settore» confliggerebbe con il principio di par condicio nell’accesso al mercato delle concessioni demaniali, richiamando la Corte di Giustizia UE (sentenza 20 aprile 2023, causa C-348/22) e il proprio precedente della Sez. VII n. 4638/2023. Il principio è stato ribadito dal TAR Campania, con la sentenza n. 4623 del 2025, che ha richiamato espressamente Cons. Stato n. 2907/2025. La ratio è evidente ed è la stessa Corte a spiegarla: la gestione di stabilimenti balneari è un’attività che nessun operatore diverso dagli incumbent ha mai potuto svolgere, proprio perché le concessioni sono state ingessate per settant’anni da un sistema di proroghe che ha creato un monopolio di fatto tramandato per generazioni. Premiare l’«esperienza maturata» significherebbe perpetuare all’infinito proprio quell’esclusione che le gare dovrebbero spezzare. L’esperienza valutabile, se mai, deve essere quella maturata nell’intero comparto turistico — alberghiero, ristorativo, pubblici esercizi — come del resto avevano già indicato le linee guida regionali richiamate dallo stesso Consiglio di Stato nella sentenza n. 2907/2025. Il Comune di Rimini finge di ignorarlo.

Il messaggio è chiaro: vedete? stiamo facendo le gare. Ma la sostanza è che il 92% delle concessioni riminesi resta fuori da qualsiasi procedura competitiva, in spregio al diritto dell’Unione Europea e alle pronunce della giurisprudenza amministrativa.

«L’estate è salva»: ovvero l’ammissione che i titoli sono scaduti

La dichiarazione per cui «l’estate è salva» merita di essere letta con attenzione. Se l’estate va «salvata», è perché senza la copertura di questa mini-gara-foglia-di-fico i concessionari si troverebbero a operare senza titolo. Ma è esattamente questa la condizione in cui versano dal 31 dicembre 2023.

Il Comune di Rimini ha consumato due proroghe consecutive senza mai bandire una gara:

D.G.C. n. 504 del 22 dicembre 2023: atto di indirizzo per le gare e differimento della scadenza al 31 dicembre 2024. Zero gare bandite nel 2024.

D.G.C. n. 526 del 30 dicembre 2024: recepimento del d.l. 131/2024 e ulteriore differimento al 30 settembre 2027. Zero gare bandite nel 2025.

Ora, a giugno 2026, si annunciano 27 bandi su 360. La scadenza delle offerte è fissata al 10 settembre 2026, il che significa che per l’intera stagione estiva le aree continueranno a essere occupate dai vecchi concessionari senza un titolo legittimo. E le altre 330? Nessuna previsione, nessun cronoprogramma, nessuna data.

Quello che la giurisprudenza ha già detto e che il Comune ignora

Il quadro giurisprudenziale è ormai granitico.

Il Consiglio di Stato (sent. n. 4017/2026) ha affermato che il termine del 30 settembre 2027 ha natura acceleratoria, non dilatoria, e che «la regola a cui i Comuni devono ispirare la propria azione è quella di esperire senza indugi le procedure di gara e concluderle il prima possibile, mentre l’utilizzo dei termini massimi (sia quello del 30 giugno 2027, sia quello del 30 settembre 2027) costituisce l’eccezione per chi aveva già  pubblicato i bandi e si trovava nella impossibilità di concluderli ». RIMINI NON ERA TRA QUELLI VISTO CHE AD OGGI NON HA ANCORA PUBBLICATO NULLA.

Il TAR Toscana, Sez. IV, con quattro sentenze emesse tra il 22 e il 25 maggio 2026 — n. 978 (Camaiore), n. 982 (Pietrasanta), n. 983 (Viareggio) e n. 984 (Forte dei Marmi) — ha annullato le delibere di proroga di Comuni che avevano adottato atti del tutto analoghi a quelli di Rimini, affermando che:

«tutte le proroghe delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative sono illegittime e devono essere disapplicate dalle amministrazioni ad ogni livello»;

«l’assenza dell’avvenuta indizione della procedura selettiva ha carattere decisivo ed assorbente non essendo sufficiente il mero proposito di indirla in futuro»;

l’approvazione del Piano dell’Arenile non costituisce un ostacolo legittimo, perché «laddove venisse generalizzata, avrebbe l’effetto di paralizzare di fatto l’applicazione concreta dei principi eurocomunitari». Rimini l’ ha approvato nel 2025 e, passato quasi un anno, non ha ancora bandito nulla.

E ancora, il TAR Liguria (sent. n. 998/2025) ha qualificato la reiterazione di atti di proroga senza gare come un «meccanismo di proroghe a catena» diretto ad aggirare il sindacato giurisdizionale.

A fronte di tutto questo, il Comune di Rimini pubblica 27 bandi e chiama la stagione “salva”.  Salva da chi e da cosa ? Chi ha creato la situazione di “pericolo” da essere salvata  e/o  di “illegalità” ? O chi si è voltato dall’altra parte facendo finta di non vederla ?

Il convitato di pietra: l’assenza sistematica di controlli

C’è un aspetto che merita di essere denunciato con la massima chiarezza: l’inerzia delle istituzioni che quando “scendono in spiaggia” si voltano dall’altra parte. Ed è un’inerzia di sistema, che coinvolge tutte le autorità preposte al controllo della legalità sul demanio marittimo.

L’art. 1161 del codice della navigazione punisce con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda chiunque «arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo […] o vi fa innovazioni non autorizzate». Le concessioni sono scadute. Le occupazioni sono in corso. Perché nessuno muove un dito ?

I canoni demaniali attualmente corrisposti dai concessionari uscenti (€ 3.200 annui per i Chioschi Bar e circa € 9.000 annui di “media riminese” per gli stabilimenti balneari) sono quelli calcolati sui vecchi titoli, non quelli che scaturirebbero da una procedura competitiva. La differenza tra quanto incassato e quanto si sarebbe potuto incassare con gare pubbliche integra un danno erariale. Qualcuno ha fatto i conti? Continuano ad esserci movimenti di denaro sulla spiaggia a “concessioni scadute”: si “vendono” ombrelloni, lettini, cabine, tortellini, piade, spiedini ecc…si vende la “pubblicità” (altro tema di incassi mai controllati),  senza titoli.    Perché nessuno muove un dito ?

Sull’arenile riminese persistono chioschi, cabine, pedane, strutture fisse e manufatti edilizi realizzati in forza di concessioni scadute da due anni e mezzo. Senza un titolo concessorio valido, quelle strutture sono opere abusive. L’art. 1161 cod. nav. è chiaro, ma anche il Testo Unico dell’Edilizia lo è. Eppure non risulta che alcun verbale sia stato elevato. Perché nessuno muove un dito ?

La legalità non è un optional neppure sulla spiaggia. Eppure, nonostante siano stati depositati esposti circostanziati, nessuna iniziativa risulta assunta per richiamare le autorità preposte ai loro doveri istituzionali.

Due pesi e due misure: lo Stato di Diritto si ferma sulla battigia

Il paradosso è sotto gli occhi di tutti. Nella città urbanizzata, a pochi metri dalla spiaggia, i controlli continuano a essere esercitati: Polizia Locale, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ASL, Ispettorato del Lavoro — tutti fanno il loro dovere. Se un ristorante in centro storico omette lo scontrino, scatta la sanzione. Se un cantiere edile non ha il permesso, scatta il sequestro. Se un’attività commerciale opera senza licenza, scatta la chiusura.

Sull’arenile, invece, vige una zona franca. Oltre 330 concessioni scadute da due anni e mezzo. Canoni pagati a valori pre-gara. Strutture e manufatti mantenuti senza titolo. E nessuno che controlla, nessuno che sanziona, nessuno che revoca.

Il turismo è un bene prezioso per la nostra comunità, nessuno lo nega; ma non è una licenza per sospendere l’ordinamento giuridico. La legalità non è un valore negoziabile a seconda della stagione. Lo Stato di Diritto non ha una clausola di sospensione estiva. Vale a gennaio come ad agosto. Vale in centro storico come sulla battigia.

Mare Libero ha già depositato esposti alla Questura, alla Prefettura e alla Procura della Repubblica di Rimini affinché venga accertata la sussistenza di reati omissivi ed edilizi ed in particolare quello previsto dall’art. 1161 cod. nav. e affinché tutte le autorità preposte vengano richiamate all’adempimento dei propri doveri istituzionali.

Continueremo a farlo.

Perché la democrazia, ieri il concetto è stato ripetutamente ribadito nella ricorrenza del 2 Giugno, è un valore che non si può adoperare ad elastico secondo la convenienza dell’ “oratore politico di turno”, soprattutto quando entrano in scena i beni comuni (e la spiaggia è uno di questi), e i diritti soggettivi pubblici di noi cittadini.

 

Roberto Biagini ( Direttivo Nazionale Mare Libero)