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Roberto Ciavatta, il grande oppositore: “RETE punta a essere la prima forza politica di San Marino”

A un mese dalle elezioni a San Marino, fissate per l’8 dicembre, incominciamo una serie di piccole interviste ai maggiori protagonisti della competizione elettorale delle varie liste. Iniziamo con Roberto Ciavatta, tra i fondatori e gli animatori del Movimento R.E.T.E., battagliero consigliere in Consiglio Grande e Generale dal 2016. Nato il 23 settembre 1976, dipendente pubblico sammarinese.

Roberto Ciavatta

Chi è R.E.T.E.? Chi sono i vostri elettori?

«RETE è un gruppo politico nato nel 2012 da componenti della società civile, proveniente perlopiù dall’associazionismo, per contrastare lo strapotere dei gruppi politici tradizionali, artefici del malaffare che ha governato il paese conducendolo alla bancarotta (morale prima ancora che finanziaria). I partiti tradizionali (PS, DC) a distanza di anni sono molto più deboli, mentre RETE è passata in pochi anni dal 6,5% al 18,5%. Non sappiamo chi siano i nostri elettori, non abbiamo un controllo sul voto come i vecchi partiti. Crediamo siano trasversali, non ideologizzati, stanchi del nepotismo e dell’elitarismo governativo, vogliosi di far rinascere il paese su basi di equità e legalità».

Tre anni all’opposizione al Governo di Adesso.sm. Lo avete marcato duro su banche, giustizia, politica estera, ambiente. Ma ora nelle pre-indicazioni delle alleanze future avete indicato anche Libera, che è l’erede di Adesso.sm. Come mai?

«Adesso.sm è stato un governo di totale continuità con le pratiche del passato. I suoi interventi hanno destabilizzato l’intero sistema finanziario e generato pratiche su cui tribunale e organi di vigilanza stanno indagando. Per anni le scelte politiche sono state etero dirette da faccendieri esteri. I danni sulla giustizia sono allarmanti: c’è chi ha puntato a farne una sede distaccata di partito! Rischiamo procedure internazionali rafforzate. Ciò detto, ora RETE punta a divenire la prima forza politica del paese, e in tale contesto oltre a escludere il dialogo con Repubblica Futura, erede naturale di ogni pratica elitista e clientelare, dobbiamo lasciare l’opzione di dialogo con l’intero arco parlamentare, dovendo poi scegliere accuratamente i nostri alleati a partire proprio dagli spalleggianti offerti alla deriva autoritaria vissuta in questi ultimi anni bui».

Vox populi (non conosco se ci sono stati recentemente sondaggi elettorali) dicono che voi competerete con la DCS per il primato alle elezioni dell’8 dicembre ed essere quindi, nel caso voi otteniate più voti, la forza politica che dovrà aprire il confronto con le altre forze politiche per il nuovo Governo. Fra le ipotesi che guarderete c’è anche quella di un Governo di unità nazionale? Voi siete pronti  per questo?

«No, non intendiamo allungare il brodo. Il governo dovrà essere ampio per condurre politiche condivise, fare riforme (anche) costituzionali, e dovrà dialogare con le parti sociali e economiche. Partiremo da chi si è opposto alla deriva giustizialista, autoritaria, clientelare dell’ultimo governo. Ma fingere che mettere tutti i partiti (oramai sono più di 10) ad un tavolo possa condurre a qualcosa, piuttosto che bloccare ancor più le attività, è pura ipocrisia tendenzialmente proposta da chi sa che starà all’opposizione e sarà chiamato a rispondere delle responsabilità ed omissioni degli anni passati».

Voi formate la coalizione DOMANI IN MOVIMENTO assieme a Motus Liberi, due liste distinte che corrono assieme. Eppure la Vostra precedente alleanza con Movimento Democratico è finita male, e quest’ultimo si presenta a queste elezioni nella lista Noi per la Repubblica. Che cosa vi ha portato a questa nuova alleanza?

«Il dialogo con Motus Liberi è iniziato da più di un anno. Ci siamo confrontati sui punti programmatici e sul metodo di governo, e ci siamo trovati subito molto bene. Movimento Democratico era ancora parte del gruppo, ma ha poi deciso di riunirsi ai gruppetti di sinistra oltre a un gruppo di destra. Quando le informazioni che emergevano nelle nostre riunioni sono iniziate ad uscire verso attori politici che stavano lavorando a costruire l’asse “anti-RETE”, i dissidi sono diventati insanabili, fino alla rottura. Tuttavia numerosi componenti di MD sono rimasti dentro il nostro progetto di rinnovamento e sono candidati nella lista di RETE».

Noi per la Repubblica ha incontrato qualche giorno fa a Roma il leader del PD Zingaretti. Voi, come si dice, incontrerete il leader dei 5 Stelle italiani Di Maio? Il problema delle difficili relazioni con l’Italia è stato uno dei temi, vostro e delle altre opposizioni, che più avete usato contro il Governo uscente. Voi cosa pensate di fare?

«Non essendo un partito classico ideologico riusciamo ad avere dialogo costruttivo con tutte le parti politiche romane. Solitamente facciamo gli incontri sui contenuti, evitando di fare delle foto perché ci insegnano che le foto le fai quando la riunione è solo di facciata. Abbiamo contatti e dialogo incessante sia col PD, sia con la Lega, sia con i 5 stelle. Del resto San Marino dovrà dialogare con l’Italia, qualsiasi governo sarà contingentemente in carica, non essere vincolata a rapporti fruttuosi in base al colore governativo di turno».

Paolo Zaghini

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