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Roberto Poggiali, il ragazzo che fa sognare col Quad

Spingersi oltre i propri limiti. Lasciarsi alle spalle paure e insicurezze per buttarsi nella mischia e dare inizio allo spettacolo. Guidare un’auto a 200 all’ora e compiere evoluzioni mozzafiato, saltare con una moto una pila di bidoni di kerosene, o lanciarsi fuori da un edificio in fiamme, senza troppa difficoltà, questa è la vita degli Stunt Man. Queste persone vivono di sola adrenalina e sempre sul filo del rasoio. Guardano il pericolo in faccia e gli sorridono. Nel mondo se ne contano milioni, e anche in Italia abbiamo parecchi professionisti del pericolo.

La Romagna, oltre a essere la patria dei motori e di grandi piloti, ma anche di grande tradizione circense, sforna anche dei veri talenti in questo campo. Roberto Poggiali (30 anni), da Cervia è uno di questi. I suoi numeri con il Quad hanno fatto il giro del Mondo. Poggiali, che tra le altre cose ha partecipato anche al programma Italia’s Got Talent, è molto richiesto sia in Italia ma soprattutto all’estero, dove questa pratica ha sempre riscosso un enorme successo.

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Da quanto fa lo Stunt Man?

«Ho avuto questa passione per lo Stunt fin da quando ero piccolo. Appena ho compiuto 18 anni, sono volato a Roma e ho frequentato l’accademia di stuntman per imparare il mestiere e infilarmi in questo pazzo mondo! Di li a poco mi sono trovato catapultato, come comparsa, in alcuni piccoli film e come vice-protagonista nel programma ‘Il Bivio’, condotto da Enrico Ruggeri. Sicuramente questo mestiere non è proprio uno dei più tranquilli e la pericolosità c’è, però dà anche tantissime soddisfazioni e se tornassi indietro rifarei tutto dalla a alla z».

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Possiamo dire che il pericolo è il suo mestiere?

«Lo Stunt Man non va sottovalutato, perché comporta tantissimi rischi e farsi male è davvero una questione di secondi. Oggi c’è sempre qualche ragazzo che si sveglia una mattina e inizia a fare il matto, procurando pericolo a se stesso e agli altri! Questo non va assolutamente bene, perché ogni cosa va affrontata con degli specialisti alle spalle e in luoghi privati lontani da altre persone, per questo consiglio sempre di seguire delle scuole idonee».

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Quali mezzi usa per le sue acrobazie? Qual è il suo preferito?

«Attualmente ho concentrato la mia disciplina sul Quad e mi sono specializzato con trick ed evoluzioni uniche, proprio perché volevo differenziarmi da tutti e creare qualcosa di mai visto. In passato ho fatto sette anni di moto cross, poi, dopo la scuola di stunt, sono passato alle automobili, con parcheggi ad incastro, drift e due ruote; per finire poi a fare il Fireman (uomo torcia), a Madrid, all’interno di uno stunt show molto conosciuto. La paura di bruciarsi era altissima e bastava un attimo o la vestizione sbagliata per finire arrosto! Per quanto riguarda il Quad, invece, la mia acrobazia preferita è la guida con i piedi sulle due ruote, un numero che, in principio, ha comportato numerose cadute. Ma alla fine, per fortuna, sono riuscito a completarlo. La difficoltà, ovviamente, è stata tenere l’equilibrio con le gambe, ma anche dosare l’acceleratore con il piede!».

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In tutti questi anni, hai mai avuto veramente paura di farsi male sul serio?

‘Durante un’esibizione, la vera difficoltà è la pavimentazione e gli spazi che ci vengono dati. Mi è capitato, tanti anni fa, di fare uno spettacolo all’interno dell’autodromo di Misano, durante un evento internazionale. Mentre mi esibivo ha iniziato a piovere molto forte, l’asfalto era scivolosissimo e il rischio di cadere era alto. C’era tanta gente negli spalti e non potevo fermare tutto, così ho continuato e purtroppo, mentre facevo un trick veloce, mi si è chiuso lo sterzo e sono volato a terra, battendo la schiena, mentre il Quad ha rotolato varie volte sul lato, rompendosi in varie parti! La sensazione, prima di cadere, è stata molto brutta, perché andavo forte e cadendo all’indietro non sapevo su cosa avrei sbattuto. Fortunatamente, o saggiamente, uso sempre le protezioni e il paraschiena mi ha salvato. In questi casi è bene risalire subito in sella al Quad e rifare lo stesso esercizio, perché sennò la paura prevale e si rischia di ricadere un’altra volta».

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Lei è uno degli Stunt Man più richiesti. In Romagna ci sono parecchi professionisti del pericolo?

«In Romagna abbiamo tantissimi piloti da corsa o stuntman, e bene o male ci conosciamo tutti. Capita spesso di partecipare a degli eventi o allenarsi in minimotard insieme, anche con dei big come Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Niccolò Bulega, Stefano Manzi, Mattia Pasini e il grande Marco Simoncelli che ho conosciuto nel 2010. La sua morte mi ha fatto stare malissimo. Infatti, da quel brutto episodio, ho preso a cuore la Fondazione Simoncelli e quando posso cerco di aiutare e partecipare ai loro eventi. Paolo e Kate si sono impegnati tantissimo in questo progetto e l’amicizia nata con loro in questi anni mi porta sempre di più a credere in questa Fondazione ed aiutarli, soprattutto per il ricordo di Marco, per non dimenticare ciò che ha fatto nel motomondiale. Oltre al mondo delle corse, abbiamo vari stuntman romagnoli e spesso capita che organizzo eventi itineranti con loro. Mi vedono un po’ come un padre, non so perché! Ho solo 30 anni, non sono così vecchio…».

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Si esibisce un po’ in tutto il mondo, ma la Romagna ha un sapore sempre diverso per lei, vero?

«In questi 8 anni di carriera con il Quad, mi sono ritrovato ad esibirmi in Svizzera, allo Swiss Car Event di Ginevra e ai Rombo Days di Locarno, al Paris Expo come unico stuntman italiano, all’interno del grande evento Le salòn de la Moto. Poi a Capoverde come pilota per la promozione dei Quad sull’isola di Sal, al Parque Warner Bros di Madrid all’interno della Loca Academia de Policia, negli Emirati Arabi all’interno del Qatar Motor Show, e qualche mese fa a Oslo in Norvegia per un grande stunt show al Tusenfryd. Eventi unici, spettacolari, indescrivibili, pieni di gente, ma nulla è come la mia Romagna. Quando torno ad esibirmi qui, ad esempio nel collaterale della MotoGP a Misano o alla Scuola di Polizia di Mirabilandia, davanti ai miei amici, alla mia famiglia e concittadini, provo emozioni uniche. Non so, sarà l’aria di casa, ma la Romagna è la Romagna!».

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Sta lavorando a qualche nuovo numero?

«Da quando ho partecipato a Italia’s Got Talent, ho capito molte cose! Fino a quel momento ho strutturato i miei show solo sugli esercizi difficili, trascurando così il bello dei miei primi trick e lo scherzare con la gente. Il bello dello show attuale, invece, è giocare con il pubblico e cambiare ogni volta qualcosa nell’esibizione, così il pubblico non sa mai cosa sto per inventarmi! Dal 2015, hanno cominciato a partecipare allo show, Ivan Argnani pluricampione Italian Baya, poi Enrico Sportelli campione Country Cross, l’atleta Fabio Vagnini che ha percorso con suo padre in bicicletta 15.000 km in 3 mesi e Matteo Lardori conosciuto per i suoi titoli nel campionato Quad Drift e trofeo Italia RZR. Da sottolineare poi, la presenza di due speaker bravissimi che animano le nostre performance, ovvero Thomas Bernardi e Mattia Giorgi! Insomma, oltre a nuovi esercizi che provo continuamente, direi che, a funzionare sia tutta la squadra e questo mi rende molto felice».

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Con il tempo ogni lavoro diventa usurante. Esiste la pensione anche per gli Stunt Man? Appenderà mai la tuta il Quad al chiodo?

«Pensione? E’ ancora presto per andarci. Finché il fisico tiene e la gente continua a credere in me, andrò avanti. Un giorno, quando non riuscirò più ad esibirmi, mi piacerebbe essere ricordato per ‘il ragazzo che faceva sognare col Quad’: una frase, questa, che mi ha detto un bambino durante un mio show e mi è rimasta impressa! Ho creato tutto questo dal nulla, con un mezzo che non tutti nella vita hanno provato, quindi sarebbe il massimo sapere che le persone pensano a me quando vedono passare un quad! Sono molto felice di tutti questi anni in sella al Quad, degli applausi della gente, degli autografi e delle persone che ancora adesso mi supportano. Non sono perfetto e so di avere un brutto carattere, purtroppo questo ha pesato molto sulla mia carriera, ma sono contento di non aver accettato l’aiutino da nessuno. E di questo sarò sempre fiero, perché nel mio piccolo, ho realizzato il mio sogno e la mia passione, solo grazie al pubblico che mi ha apprezzato. Sono io che sono riconoscente a loro per avermi regalato una vita piena di emozioni!».

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Per chi volesse sapere di più su Roberto Poggiali, può visitare il sito www.quadevolution.it o seguirlo sui social.

Nicola Luccarelli

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