Home > Cultura e Spettacoli > Quando i Romagnoli scoprirono l’America

Quando i Romagnoli scoprirono l’America

Qualche tempo fa una simpatica provocazione, che attribuiva a Sigismondo Pandolfo Malatesta il merito di avere scoperto l’America, mi ha dato l’opportunità di portare qualche elemento in proposito; non per polemica, giacché il mio ruolo è documentare, non polemizzare. Poiché ogni tanto l’argomento ritorna, magari incidentalmente, forse non è del tutto inutile riprendere una breve nota che avevo pubblicato nell’ottobre 1992, per i 500 anni dalla scoperta “ufficiale” effettuata da Cristoforo Colombo.

Columbus_Taking_Possession

In quella circostanza avevo cercato notizie per capire quando e come i Riminesi (o comunque i Romagnoli) avevano ricevuto informazioni sulla scoperta dell’America. Confesso di non avere trovato riscontri negli archivi di Rimini; però a Cesena qualcosa è emerso, sfogliando le carte del notaio Giuliano Fantaguzzi, vissuto a cavallo fra il Quattro e il Cinquecento. Costui è l’autore di una cronaca minuta e colorita, che riporta tutti i fatti e fatterelli dei quali veniva a conoscenza, ed anche le novità che i viaggiatori diffondevano sulla loro strada. Oltre a cosucce di Cesena, vi si trovano spesso anche informazioni su Rimini e dintorni, a testimoniare la vicinanza non solo geografica tra le due città.

Ebbene, fra le varie notizie raccolte sotto l’anno 1493, ve n’è una che recita testualmente: “El re de Portogallo à trovate molte isole novamente mai più da homini vedute, con tesoro, zucharo”.
Senza dubbio in queste poche parole si fa riferimento alla scoperta dell’America. È un annuncio dato senza alcuna particolare enfasi, mescolato fra gli altri: segno che sul momento ancora non si aveva piena consapevolezza del suo sconvolgente significato. Inoltre non bisogna dimenticare che si trattava di una cosa lontana migliaia di miglia.

Ma vediamo di analizzare meglio la frase. Innanzitutto va rilevato che essa è collocata cronologicamente nel 1493. Dobbiamo tenere conto che Colombo ha toccato terra sul suolo americano il 12 ottobre 1492; poi ha effettuato varie perlustrazioni ed è stato di ritorno in Spagna il 6 marzo 1493. La notizia piano piano si è diffusa, passando di bocca in bocca, ovviamente non con i ritmi odierni. La scoperta viene poi attribuita al re del Portogallo; in effetti la spedizione l’hanno finanziata i reali di Spagna, ma in un primo tempo Colombo aveva fatto anche un tentativo in Portogallo, quindi l’inesattezza è giustificabile.

Flotta-di-Cristoforo-Colombo

Emerge inoltre con chiarezza che a quel tempo non si aveva coscienza d’avere scoperto un nuovo continente, ma un semplice gruppo di isole, quantunque cospicuo. La consapevolezza giungerà dopo altre spedizioni e Amerigo Vespucci scipperà a Colombo la denominazione della nuova terra.

L’elemento che senz’altro solletica l’immaginario collettivo è dato dalle ultime due parole della noterella: “tesoro, zucharo”. Non sappiamo quale tesoro sia giunto effettivamente in Spagna dopo la prima traversata, ma basta il facile ingigantirsi delle voci passate da persona a persona per destare le meraviglie di tanti. Poi, lo zucchero, che nel vecchio continente era piuttosto raro, rimpiazzato generalmente dal miele come dolcificante e del quale invece si intravvedeva la prospettiva di larghe disponibilità.

La raccolta della canna da zucchero nelle Antille

La raccolta della canna da zucchero nelle Antille

E Sigismondo Pandolfo Malatesta? Defunto nel 1468, da 25 anni riposava ormai nel suo Tempio, senza aver potuto sapere di quelle isole …

Oreste Delucca

Ultimi Articoli

Scroll Up