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Romeo Donati, il sindaco più amato di Santarcangelo

Santarcangelo di Romagna venne liberata il 24 settembre 1944 dalle truppe tedesche. Una città profondamente segnata dalla guerra e che ha pagato un pesante tributo di sangue. Una città che per il regime fu sempre problematica per il suo antifascismo diffuso nel corso di tutto il ventennio e che diede un contributo importante alla resistenza nel riminese.

E’ su questo scenario che il giovane Romeo Donati (nato a San Mauro Pascoli il 19 giugno 1927) si affacciò diciottenne nel 1945. Nella bella intervista che Rita Giannini gli fece per il volume edito dal Comune in occasione dei suoi 80 anni (“Sono diventato Sindaco ed è cominciata un’altra vita”, a cura di Rita Giannini e Giovanni Razzani, Comune di Santarcangelo, 2010) Donati sulla sua gioventù raccontò: “Venivamo dalla II guerra mondiale, avevamo vissuto il fascismo, anche se io non ero stato partigiano, perché troppo giovane, ma avevo seguito tutto. Ero antifascista per natura, perché la mia famiglia, il mio babbo, i nonni erano antifascisti”.

Maggio 1991. Santarcangelo di Romagna: Romeo Donati nel salotto di casa

“Durante il periodo giovanile, erano gli anni del dopoguerra, mi dividevo fra lavoro e scuola. Prima l’avviamento, poi due anni in sei mesi da ragioniere, a studiare contabilità, e infine sempre sei mesi per gli ultimi tre anni. In diciotto mesi ho concentrato otto anni di scuola. Alla fine, quando mancava solo l’esame di maturità, non l’ho dato. E al tempo il titolo di ragioniere era molto importante. In luglio si sostenevano gli esami di maturità, ma rinunciai perché mi avevano chiamato a fare il vicecapo squadra alla trebbiatrice e accettai per guadagnare due soldi che servivano in famiglia”.

Il suo impegno si indirizzò da subito verso la tutela e l’affermazione dei diritti dei lavoratori del mondo contadino (braccianti, mezzadri, coltivatori), allora prevalenti a livello economico nel santarcangiolese. Nel 1946 è nella Confederazione nazionale dei lavoratori della terra (Confederterra) che aderì poi alla CGI. Poi passerà alla Federmezzadri prima, e nel 1950 ai Coltivatori Diretti. Nel 1951 partecipò ad un corso nazionale della CGIL che durò tre mesi e fu molto importante per la sua formazione. Per sei anni negli anni ’60 fu Segretario della Camera del Lavoro di Santarcangelo.

22 febbraio 1950. Santarcangelo: Romeo Donati in sella ad una piccola moto

Ricorderà Terzo Pierani in occasione della festa per gli 80 anni di Donati nel 2007: “Oggi i giovani non sanno cos’è l’imponibile di manodopera. Donati l’ha sperimentato direttamente quando ai proprietari delle terre si imponeva di assumere i braccianti agricoli. Per ogni quantitativo di terreno dovevano dare tante giornate di lavoro ai braccianti. Donati ha gestito le loro lotte con grande capacità e impegno. Vorrei sottolineare un aspetto che lo ha sempre caratterizzato: Donati è un uomo fermo nei propri principi, non concede niente, però ha una duttilità, ha una capacità di non essere settario, di non essere demagogo, di non essere parolaio, quello che per lui conta sono i fatti, i risultati. Anche come Segretario della Camera del Lavoro ha sempre portato avanti le rivendicazioni legandole allo sviluppo, mai il suo è stato un rivendicare fine a se stesso”.

Ma alla guida della CGIL santarcangiolese guidò anche le dure lotte al cementificio, alla cartiera, alle fornaci.

Nel 1945 Donati si era iscritto al PCI. Lo rimase tutta la vita, ricoprendo ruoli ed incarichi diversi alla direzione del partito santarcangiolese e riminese. Poi aderì al PDS, ai DS ed infine al PD, anche se “ho riflettuto a lungo”. Attività sindacale e politica: “era difficile distinguere tra un impegno e l’altro. Allora l’autonomia sindacale non esisteva, tutto dipendeva dal partito”.

3 agosto 1956. Santarcangelo: Romeo Donati in ufficio alla Camera del Lavoro

Sergio Gambini nell’intervento che pronunciò per i suoi 80 anni disse: “Romeo Donati non ha mai pensato che l’amministrare o il fare politica dovesse avere come unico punto di riferimento il consenso, pensava che fare politica dovesse servire per innovare, dare ad una comunità un orizzonte nuovo, al passo con le sfide che si presentano al cambiare dei tempi”.

Alle elezioni del 27 maggio 1956 entrò in Consiglio Comunale nella lista del PCI. Vi rimase ininterrottamente sino al 6 maggio 1990, per 34 anni. In contemporanea il 6 novembre 1960 veniva eletto al Consiglio provinciale di Forlì, dove il 6 luglio 1963 il presidente comunista Enzo Mingozzi lo chiamò a fare l’assessore ai Lavori Pubblici.

Anche il Sindaco di Santarcangelo Giordana Ricci (del PSIUP), alle elezioni comunali del 20 novembre 1964 lo volle nella Giunta clementina come assessore ai Lavori Pubblici. Nel rimpasto della Giunta e nel cambio del Sindaco (entrò a ricoprire l’incarico il psiuppino Filippo Tassinari), il 24 giugno 1968 Donati divenne Vice-Sindaco.

1959, Santarcangelo: manifestazione del 1° Maggio. Al microfono Romeo Donati; al centro in basso, con i baffi, Balilla Nicoletti “Fafin”

Alle elezioni del 7 giugno 1970 il PCI lo volle Sindaco, riconfermato anche il 15 giugno 1975. Poi ancora in Consiglio, come capogruppo, nel decennio dal 1980 al 1990 con i Sindaci Giancarlo Zoffoli (1980-1988) e Cristina Garattoni (1988-1995).

L’11 febbraio 1977 entrò a far parte dell’Assemblea del Comitato Circondariale. Riconfermato il 23 luglio 1980, venne eletto nell’Ufficio di Presidenza ed ottenne la delega alla viabilità. Riconfermato il 7 maggio 1981 sia in Assemblea che in Ufficio di Presidenza. Vi rimase sino al 13 maggio 1984. Presidente del Comitato Circondariale fu in quegli anni il socialista Marino Bonizzato, che ancor oggi lo ricorda per le sue capacità e il suo equilibrio.

Sempre Donati nell’intervista alla Giannini: “Amministrare significa avere un progetto (…) Le linee di condotta devono essere caratterizzate da un’idea circa lo sviluppo della città a tutto tondo: culturale, economico-sociale, ambientale (…) Innestare indicazioni, proposte, progetti che permettessero di aggiornare la città rispetto ai cambiamenti stessi. Far diventare Santarcangelo un riferimento culturale, e quindi anche socio-economico, di una zona molto più vasta. Credo che questo obiettivo sia stato raggiunto”.

27-29 dicembre 1965, 7° Congresso Circondariale del PCI riminese. Al microfono Romeo Donati

Il 30 ottobre 1952 Donati, a 25 anni, sposò Olga Ferrini (1931-viv.), da cui ebbe due figlie: Daniela nata nel 1954 e Donatella nel 1956. “A proposito di mia moglie devo affermare che se non avessi avuto accanto Olga non avrei potuto seguire la strada che ho percorso (…) perché io avevo sempre un’altra ‘famiglia’: la gente, la città, il partito. Ho dedicato tanto tempo a tutto il resto rispetto alla famiglia. Mia moglie mi ha compreso, ha accettato questo e mi ha sempre aiutato”.

Al 3° Congresso circondariale (dal 26 al 28 febbraio 1954) entrò nel Comitato Federale del PCI. Non fu rieletto al 4° Congresso, ma rientrò al 5° Congresso (dal 15 al 17 gennaio 1960). Sarà confermato in tutti i Congressi sino al 12° (dall’1 al 4 marzo 1979). Al 13° Congresso (9-12 febbraio 1983) sarà eletto nella Commissione Federale di Controllo, di cui ne sarà il presidente dall’ottobre 1984 a marzo 1986. Al 14° Congresso (13-16 marzo 1986) e al 15° Congresso (2-5 marzo 1989) rientrerà nel Comitato Federale.

27 luglio 1969. Romeo Donati a pesca, la grande passione sportiva praticata nel corso di tutta la sua vita

Dopo il 7° Congresso (27-29 dicembre 1965) il Segretario Federale Francesco Alici lo chiamò a far parte, per un breve periodo, della Segreteria del PCI circondariale (sino al 4 dicembre 1967).
Dal 14° Congresso, marzo 1986, al 15° Congresso, marzo 1989, fu Segretario del PCI santarcangiolese.

Romeo Donati fu uomo di potere vero nel suo Comune, per molti decenni, controllando e indirizzando le scelte del partito e dell’Amministrazione Comunale, al di là del ruolo che ricopriva in quel dato momento.

15 marzo 1969. Santarcangelo di Romagna, Casa del Popolo. Picchetto d’onore alla camera ardente di Loris Soldati. Da sinistra, Romeo Donati, …, Salvatore Ricci, …

Mauro Vannoni, Sindaco dal 1999 al 2009, in occasione del Consiglio Comunale straordinario indetto per gli 80 anni di Donati disse: “Romeo Donati è una persona che ha fatto tante cose riconducibili a quattro grandi filoni; la militanza nel sindacato; l’attività politica; l’impegno come amministratore e sindaco; l’amore e l’attività per la cultura”.

E Giuseppe Chicchi, sempre in quella occasione disse: “Donati era uno che cercava di vedere le cose prima che accadessero: ecco il profilo del politico di spessore. Fare politica non è assecondare il presente, fare la fotografia della realtà, dare alla gente solo ciò che chiede oggi. Il bello della politica, la sfida più eccitante, è decidere oggi ciò che la gente chiederà domani. Ciò naturalmente può aprire problemi di consenso (…) però i conti si fanno sul tempo lungo e se oggi Santarcangelo può svolgere un proprio ruolo nella provincia e nella regione, è perché queste scelte difficili sono state compiute“.

In occasione della sua morte, Mauro Vannoni dichiarò alla stampa: “Donati ha fatto la storia della città. E’ stato il padre nobile di Santarcangelo, una figura a cui abbiamo sempre guardato con grande rispetto e stima”.

27 febbraio-2 marzo 1975. Rimini, Salone Fieristico. 10° Congresso Circondariale del PCI riminese. Al microfono Romeo Donati

Ancora Donati nel 1980, al momento di lasciare la carica di Sindaco: “Ho accumulato nel corso degli anni passati, come sindacalista, dirigente della Confederazione dei Coltivatori, della Federmezzadri e della Federterra, un grande prestigio. Quando decisi di accettare la candidatura di Sindaco lo feci per poter spendere questo grande prestigio per fare delle cose nuove. E le cose nuove non sempre producono consenso, però su quel prestigio ho sempre potuto contare, tenendomi in stretto rapporto con la gente, con i cittadini di questo Comune”.

Per i suoi 80 anni l’Amministrazione Comunale di Santarcangelo volle tributargli pubblicamente il ringraziamento della città organizzando un Consiglio Comunale straordinario il 30 giugno 2007. Un momento di riconoscimento importante del suo ruolo avuto nella vita politica e amministrativa della città nel dopoguerra.

5 giugno 1981. Coriano, Teatro Comunale. Presentazione del Festival Teatro in Piazza. Sono gli anni del decentramento del Festival anche in altri comuni. A Coriano il Festival fu presente per quattro anni, dal 1978 al 1981. Al tavolo, da sinistra: Ferruccio Merisi, Antonio Attisani, Romeo Donati, Paolo Zaghini

E ora parliamo dei suoi successi, culturali e non, creati soprattutto negli anni in cui fu Sindaco.

Il 15 luglio 1971 diede vita alla prima edizione del festival Internazionale del teatro in Piazza (“il Festival a Santarcangelo ha favorito lo sviluppo culturale della città, era qualcosa che muoveva le menti attraverso l’arte e la cultura. La vita culturale è diventata importante fino a costituire un binomio con la vita economica e sociale”).

Fra il 1971 e il 1972 avviò il percorso che portò alla nascita del Museo Etnografico della gente di Romagna (“bisognava formulare un’idea di Museo Etnografico che avesse alla sua base un forte elemento di scientificità. Pensavo che il Museo dovesse diventare uno spazio educativo, formativo-informativo aperto al mondo della scuola”).

Favorì lavori innovativi dal punto di vista architettonico, come la nuova scuola media “Maurizio Sacripanti” inaugurata nel 1977.

Agosto 1999, Santarcangelo. Festa de L’Unità, davanti all’ufficio della direzione della Festa. Da sinistra: Livio Bonanni, Romeo Donati, Oscar Zammarchi

Nei primi anni ’70 si attivò per la salvaguardia e la valorizzazione del centro storico attraverso il nuovo Piano Regolatore Generale per la redazione del quale chiamò l’architetto Pier Luigi Cervellati.

Nel 1974  vi fu l’apertura della Biblioteca civica presso l’ex dispensa Sali e tabacchi a tal fine appositamente ristrutturata e restaurata.

Nel giugno 1973 si svolse presso la Rocca Malatestiana l’importante seminario popolare su Tonino Guerra e la poesia dialettale romagnola.

Nel 1975 fece nascere il Consorzio per la Gestione del festival Internazionale del Teatro in Piazza. Nel 1980 diede vita all’Istituto di Cultura Teatrale.

Nel 1985 fondò la Cittadella della Cultura teatrale, un organismo che si doveva occupare della gestione del Festival e dell’Istituto di Cultura Teatrale. Contribuì poi alla nascita di Santarcangelo dei Teatri, definitiva istituzionalizzazione del festival.

Dal 1997 al 2005 ricoprì la carica di Presidente dell’istituto dei Musei Comunali, di cui sarà sino alla morte (avvenuta il 21 agosto 2012) Presidente onorario.

Come non ricordare la sua amicizia con i direttori del Festival Piero Patino, Roberto Bacci, Antonio Attisani, Silvio Castiglioni; con i poeti Tonino Guerra, Gianni Fucci, Giuliana Rocchi, Nino Pedretti; con i pittori Federico Moroni, Lucio Bernardi, Giulio Turci; con il Direttore del MET Mario Turci; con i direttori della Biblioteca Comunale Silvano Beretta e Pierangelo Fontana; lo storico Augusto Campana?

Il poeta Gianni Fucci in occasione della morte di Donati disse: “Donati è stato un grande uomo di cultura, nonostante non fosse un uomo di cultura. L’amava, pur non essendone padrone. Mi piaceva la sua capacità di avventurarsi sempre per strade nuove. Era una persona molto curiosa, aveva sete di conoscenza e di novità”.

30 giugno 2007, Santarcangelo di Romagna. Tonino Guerra alla festa per gli 80 anni di Romeo Donati

Per il funerale di Donati il 23 agosto 2012 venne dichiarato il lutto cittadino e a questo partecipò coralmente tutta la città (oltre a gran parte dei protagonisti della vita del teatro italiano). Oltre mille persone gli resero omaggio nella camera ardente allestita nella sala consiliare, dove le note soffuse di “Imagine” di John Lennon risuonavamo mentre la folla sfilava davanti al suo feretro. Ma sarà un canto collettivo della folla radunata in Piazza Ganganelli, mentre il carro funebre si avviava per portarlo a Cesena per la cremazione, a risuonare per le vie e le piazze della città clementina: “Bella Ciao”.

Domanda Rita Giannini: “Per i suoi concittadini era capace di tutto?”. Donati risponde: “Sì, ero convinto di ciò che facevo. Andavo a distribuire l’Unità e stavo in mezzo alla gente, andavo in comune anche la domenica, quando c’erano cose da fare. Poi però sono arrivato a un punto che non capivo più cosa dovevano fare gli altri e così rischiavo di occuparmi di tutto! Si arrivava fino al punto di perdere la testa per Santarcangelo”.

“In questo contesto da protagonista, devo affermare che mi sentivo carico, determinato (…). Il coinvolgimento agli eventi sociali e politici coniugato alla fortuna di avere una certa sensibilità mi ha permesso di fare tante cose. Illuminato comunque è una parola un po’ grossa, mi basta dire che ero uno che cercava di vedere le cose prima che accadessero”.

Sincero, mai arrogante e prepotente, Donati è stato certamente il politico e l’amministratore più importante per la città di Santarcangelo nella seconda metà del Novecento, sicuramente il più amato dai suoi concittadini.

Paolo Zaghini

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