È una rivoluzione: cambierà — sta già cambiando — il modo in cui molti di noi lavorano, scrivono, decidono e imparano
Capita spesso che, davanti a un caffè con amici, in una chiacchierata con conoscenti o in un primo incontro per organizzare una formazione o una consulenza, qualcuno mi chieda: «ma per quello che faccio io, l’intelligenza artificiale ha davvero senso? E concretamente, cosa potrei fare con uno di questi strumenti?». Sono domande che mi pongono persone molto diverse fra loro — imprenditori, dipendenti, professionisti, pensionati, genitori — accomunate da una sola cosa: la sensazione di aver intuito qualcosa di importante senza riuscire a inquadrarlo del tutto.
Mi chiamo Stefano Stambazzi e vivo a Rimini. Faccio formazione e consulenza sull’intelligenza artificiale generativa, soprattutto con piccole e medie imprese del territorio. Tengo anche laboratori nelle scuole superiori, con studenti e docenti. Vedo cosa succede quando l’intelligenza artificiale entra nel lavoro e nella vita reale delle persone, e non solo nei discorsi da convegno.
Provo a dirvi subito da che punto di vista guardo le cose. L’intelligenza artificiale è una rivoluzione, su questo ormai non ci sono dubbi: cambierà — sta già cambiando — il modo in cui molti di noi lavorano, scrivono, decidono, imparano, e perfino il modo in cui ci relazioniamo. Allo stesso tempo è una tecnologia che porta con sé rischi importanti,