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Avevo aperto l'applicazione di ChatGPT sul telefono, lanciato la modalità vocale con telecamera attiva

In tarda mattinata, davanti a Prambanan, il grande complesso di templi indù a Giava, in Indonesia, io e il mio amico ci siamo divisi un paio di cuffie bluetooth. Avevo aperto l'applicazione di ChatGPT sul telefono, lanciato la modalità vocale con telecamera attiva e inquadrato il bassorilievo davanti a noi. Una voce in italiano ha cominciato a spiegarci quello che stavamo guardando: le scene scolpite, i personaggi, la storia che raccontavano. Ogni tanto la interrompevamo per chiederle un dettaglio, un significato nascosto, un collegamento.     Non era qualcosa che avevamo pianificato. È venuto da sé, davanti a un'opera che ci interessava e di cui non capivamo niente. Che con un'intelligenza artificiale in tasca il modo di viaggiare stia cambiando lo si sa da tempo; noi l'avevamo già usata prima ancora di partire, per organizzare l'itinerario. Ma una cosa è saperlo, un'altra è viverlo in tanti momenti diversi del viaggio. Provo a raccontarlo qui, partendo da quello che abbiamo fatto davvero. Una guida fatta in casa, davanti al tempio Quello che è successo a Prambanan è come costruirsi un’audioguida personalizzata, mentre camminavamo. E “personalizzata” è la vera svolta. Le audioguide che troviamo hanno spesso  una scaletta e una durata decise da qualcun altro, velocità e

E quasi nessuno sa una cosa che invece è molto importante: che esiste un'impostazione per dire di no

Quando faccio formazione, a un certo punto pongo una domanda al gruppo: "sapete che le vostre conversazioni con l’intelligenza artificiale possono essere usate dalle aziende che le sviluppano per addestrare i loro modelli?". Su dieci persone in aula, nove dicono di averlo sospettato, ma quasi nessuno ha mai approfondito davvero. E quasi nessuno sa una cosa che invece è molto importante: che esiste un'impostazione per dire di no e che, di default, il consenso all'addestramento è attivo. Vediamo allora come funziona davvero, e cosa potete fare se non vi va che le vostre conversazioni servano ad addestrare il modello. Cos'è l'addestramento, in poche parole I modelli di intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini o Claude non nascono già "intelligenti": vengono addestrati. Significa, semplificando molto, che gli si fanno leggere quantità enormi di testi — libri, articoli, conversazioni, codice — finché imparano gli schemi del linguaggio e diventano capaci di rispondere in modo plausibile alle domande che gli si fanno. Una volta lanciato un modello sul mercato, le aziende continuano a perfezionarlo. E uno dei modi più pratici per farlo è usare le conversazioni reali degli utenti: come fanno le domande, dove il modello sbaglia, come le persone gli chiedono di correggersi. Da queste interazioni il

È una rivoluzione: cambierà — sta già cambiando — il modo in cui molti di noi lavorano, scrivono, decidono e imparano

Capita spesso che, davanti a un caffè con amici, in una chiacchierata con conoscenti o in un primo incontro per organizzare una formazione o una consulenza, qualcuno mi chieda: «ma per quello che faccio io, l’intelligenza artificiale ha davvero senso? E concretamente, cosa potrei fare con uno di questi strumenti?». Sono domande che mi pongono persone molto diverse fra loro — imprenditori, dipendenti, professionisti, pensionati, genitori — accomunate da una sola cosa: la sensazione di aver intuito qualcosa di importante senza riuscire a inquadrarlo del tutto. Mi chiamo Stefano Stambazzi e vivo a Rimini. Faccio formazione e consulenza sull’intelligenza artificiale generativa, soprattutto con piccole e medie imprese del territorio. Tengo anche laboratori nelle scuole superiori, con studenti e docenti. Vedo cosa succede quando l’intelligenza artificiale entra nel lavoro e nella vita reale delle persone, e non solo nei discorsi da convegno. Provo a dirvi subito da che punto di vista guardo le cose. L’intelligenza artificiale è una rivoluzione, su questo ormai non ci sono dubbi: cambierà — sta già cambiando — il modo in cui molti di noi lavorano, scrivono, decidono, imparano, e perfino il modo in cui ci relazioniamo. Allo stesso tempo è una tecnologia che porta con sé rischi importanti,