Bandi per le spiagge: a Rimini nessun indennizzo ai concessionari uscenti I concessionari balneari di Rimini non hanno diritto ad alcun indennizzo per le strutture degli stabilimenti. Non è una scelta politica locale ma la conseguenza diretta della normativa nazionale e dell’assetto urbanistico previsto per la spiaggia riminese. Giovedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32. Il provvedimento non disciplina direttamente le concessioni balneari, ma introduce un passaggio decisivo: impone al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di emanare entro trenta giorni uno schema nazionale di bando-tipo per le gare. L’obiettivo è uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale e renderle coerenti con quanto previsto dalla legge sulla concorrenza del 2022. Le amministrazioni concedenti dovranno adeguarsi a questo schema. In altre parole, i bandi per le concessioni demaniali non potranno più essere scritti in modo discrezionale dai singoli comuni. La legge sulla concorrenza del 2022 stabilisce chiaramente i principi che devono guidare le gare. Si tratta dei principi già fissati dal diritto europeo: libertà di stabilimento, trasparenza, pubblicità, imparzialità, parità di trattamento e tutela della concorrenza. È la stessa impostazione che deriva dalla direttiva servizi dell’Unione europea e dalla consolidata giurisprudenza europea. Le gare dovranno valutare, tra
Città senza barriere: perché prima o poi ne avremo tutti bisogno Quest’anno l’8 marzo si intreccia con un evento di grande rilievo internazionale: l’avvio delle Paralimpiadi. Una coincidenza che offre l’occasione per riflettere sul significato più profondo dello sport paralimpico. Non solo competizione e risultati, ma anche un potente messaggio di inclusione, di diritti e di riconoscimento delle capacità delle persone con disabilità. I Giochi paralimpici hanno contribuito negli anni a cambiare lo sguardo della società, mostrando talento, determinazione e livello agonistico altissimo. Allo stesso tempo ricordano quanto il tema dell’accessibilità e dell’inclusione non riguardi soltanto gli atleti, ma la qualità stessa delle nostre città e della nostra convivenza civile. Proprio mentre celebriamo i valori dell’inclusione, la realtà delle nostre città racconta una storia più complessa. Nelle città che ospitano i Giochi, in particolare Milano, persistono ancora barriere infrastrutturali importanti: alcune stazioni della metropolitana non sono completamente accessibili e nel tessuto urbano sono state censite decine di migliaia di ostacoli fisici. Il quadro che emerge è quindi duplice. Da un lato una forte spinta simbolica verso l’inclusione, dall’altro la presenza concreta di barriere materiali e culturali che non sono state ancora superate. Per questo bisogna dirlo con chiarezza: basta discriminazioni quotidiane che troppo spesso vengono considerate normali.
Stazione, sottopasso centrale: lavori fino al 2028. Non si faranno gli ascensori per accedere ai binari Nelle settimane scorse ho chiesto a RFI chiarimenti in merito all’assenza, nel progetto di riqualificazione, di ascensori per l’accesso ai binari dal sottopasso centrale della stazione di Rimini. Ho inoltre domandato quali siano i tempi effettivi di conclusione dei lavori, considerato che una persona con disabilità che accede dal nuovo ingresso lato mare è oggi costretta a richiedere l’assistenza di un operatore per utilizzare un servoscala e raggiungere il primo binario e l’atrio. La risposta ricevuta ha dell’incredibile. RFI comunica che il Percorso Privo di Ostacoli (PPO), previsto dalla normativa vigente, risulta già realizzato nel sottopasso lato Riccione, dove è possibile accedere ai binari mediante ascensore. Pertanto nel sottopasso centrale — il più utilizzato — non è previsto alcun accesso ai binari tramite ascensori. Le migliaia di persone che arrivano e partano ogni giorno ed utilizzano per l’80% il sottopasso centrale si debbono portare su e giù per le scale di accesso ai binari, valigie, carrozzine ecc. Non è un problema di persone con ridotta capacità motoria. Ma anche di mamme, viaggiatori con valigie importanti, persone più anziane e fragili. Non solo. L’adeguamento del sottopasso centrale, con
Parcheggio Settebello passa a FS Park: rischio chiusura per lavori annunciati Il parcheggio dell’area Settebello rischia di chiudere per un periodo non definito a causa di interventi di riqualificazione. Non è un episodio isolato, ma l’esito di una serie di scelte istituzionali che hanno progressivamente cambiato scenario su un’area strategica. Per anni la gestione è stata affidata a Khairos, società della famiglia Zanni, già attiva nel settore cinematografico cittadino, in un contesto urbanisticamente fragile ma sostanzialmente ordinato. Pur con alcune criticità formali derivanti da precedenti gestioni, il parcheggio ha svolto una funzione chiara: accesso al centro storico, servizio per residenti e turisti, punto di riferimento anche per i camper. Un’infrastruttura utile e presidiata. La svolta arriva quando Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, decide di rientrare in possesso dell’area. Iniziativa è di fatto attivata dal Comune di Rimini quando aveva manifestato l’interesse a gestire direttamente l’area, senza però accompagnare la richiesta con un progetto pubblico strutturato. L’unica ipotesi concreta – legata allo spostamento temporaneo del mercato ortofrutticolo per un project financing poi tramontato – non ha trovato attuazione. In assenza di una visione condivisa, ha prevalso la logica di valorizzazione patrimoniale di Ferrovie. Oggi la gestione è affidata a FS Park,
Un miliardo e duecento milioni. E adesso scegliamo Periodicamente il dibattito riemerge. Variante alla SS16, nuova Marecchiese, eliminazione dei semafori sulla strada per San Marino, nuovo casello per la Fiera. Alcuni di questi progetti circolano da vent’anni, in alcuni casi anche di più. Tutti importanti. Tutti costosi. Tutti, insieme, irrealistici. Facciamo i conti. La variante alla SS16 da Bellaria a Misano, 28 chilometri in affiancamento all’autostrada, era stimata nel 2009 in 574 milioni di euro, suddivisi in quattro lotti. Con l’aumento dei costi delle opere pubbliche è plausibile che oggi si superino i 700 milioni. La nuova Marecchiese (variante alla SS258) viene indicata attorno ai 400 milioni. La sistemazione degli incroci semaforizzati sulla statale per San Marino, intervento atteso da anni per eliminare code e criticità, viene stimata vicino ai 50 milioni. Il nuovo casello autostradale per la Fiera, opera che richiede autorizzazione del Ministero delle Infrastrutture in concerto con Anas, non ha un costo ufficiale ma, per analogia con interventi simili, può essere valutato intorno ai 40 milioni. Totale: circa 1,2 miliardi di euro. Una cifra che, nella condizione attuale della finanza pubblica, non è programmabile in tempi brevi. Né verosimilmente in tempi medi o lunghi. Parlare di tutte le opere insieme equivale a costruire un “libro
Rimini e la costa si fermano: Rischio idrogeologico e nuove regole Il problema non è il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI). Il problema è una politica che per anni ha parlato di rischio senza mai trasformare quella consapevolezza in scelte coerenti. Sul rischio idrogeologico, sull’innalzamento del mare e sulle alluvioni si sono susseguiti convegni, studi, impegni solenni. Erano tutti d’accordo: amministratori, tecnici, categorie economiche. Poi, nei fatti, non cambiava nulla. I piani urbanistici restavano intatti, le previsioni edificatorie non si toccavano, le aree fragili continuavano a essere trattate come margini negoziabili. Le alluvioni del 2023 e del 2024 hanno tolto ogni alibi. La variante al PAI dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po non è un atto improvviso, ma l’esito di un lavoro tecnico lungo e consapevole. Non a caso la sottosegretaria regionale Manuela Rontini ha parlato di “buon lavoro”: la Regione sapeva. Era consapevole dell’impostazione, dei contenuti e delle conseguenze della variante PAI. Non si è trattato di un atto calato dall’alto all’ultimo momento. I Comuni, invece, oggi sembrano scoprirlo all’improvviso. Reazioni sorprese, allarmi tardivi, richieste di rassicurazioni. Come se l’aggiornamento delle mappe del rischio e delle regole fosse qualcosa di inatteso. La nota dell’Autorità di bacino prova a rassicurare: nessun nuovo vincolo urbanistico in
Il tempo dei cantieri contro il tempo della città Giovedì sera in Consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici Mattia Morolli ha fatto il punto sul sottopasso di viale Principe Amedeo. La situazione è chiara: i lavori riprenderanno solo dopo la risoluzione delle interferenze tra FiberCop e RFI. Risultato: chiusura per 12 mesi. Estate 2026 chiuso, primavera 2027 possibile riapertura. Significa che un’opera prevista per il 2023 verrà conclusa, nella migliore delle ipotesi, nel 2027. Quattro anni di ritardo. Non è un incidente, è un metodo. A Rimini i cantieri legati alle infrastrutture ferroviarie si muovono con tempi incompatibili con la vita della città. Il precedente è noto: L’apertura della stazione su piazzale Carso a mare, avviato nel gennaio 2022, è stato inaugurato solo nel settembre 2025. E manca ancora l’uscita su piazzale Cesare Battisti. Nel frattempo si aggiunge un altro paradosso: il parcheggio di via Pascoli, realizzato da un privato e concluso da mesi, resta chiuso per collaudi e procedure amministrative non chiarite. Un parcheggio importante per una zona con numerose attività commerciali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le opere pubbliche accumulano anni di ritardo, quelle private restano inutilizzate. Non è più un problema tecnico. È un problema di governo dei tempi, di responsabilità e di rispetto verso la città. Dalla
Sadegholvaad sfida Meloni sulla sicurezza: “Meno propaganda, più agenti” C’è un elemento politico che rende la polemica ancora più netta. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni ha costruito una parte centrale della propria identità politica proprio sulla critica ai governi di allora: accusati di scarso presidio delle città, di aver sottovalutato il degrado urbano, di essere prigionieri di un’ideologia definita “buonista” e di non prestare sufficiente attenzione alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Un impianto retorico che ha accompagnato per anni l’azione di Fratelli d’Italia e che oggi torna come un boomerang, nel momento in cui sindaci e Regioni denunciano carenze di organici e promesse di rinforzi smentite dai numeri. Non è più solo una difesa d’ufficio. In Emilia-Romagna i sindaci del Partito democratico e la Regione fanno un passo avanti e chiariscono il punto politico: la sicurezza e l’ordine pubblico sono competenza dello Stato, non dei Comuni. E continuare a scaricare sui territori responsabilità che non hanno rischia solo di alimentare rabbia e confusione. Il presupposto è semplice: furti e reati accadono ovunque, nessun Comune è immune, indipendentemente dal colore politico. I cittadini, però, si rivolgono ai sindaci, che diventano la prima valvola di sfogo di un disagio reale. Ma gli strumenti in mano
Parcheggi all’Infermi: l’ennesimo cerotto su una ferita aperta L’Azienda USL della Romagna ha pubblicato nelle scorse settimane un bando per verificare la disponibilità sul mercato di un’area di 5.000–6.000 mq da prendere in locazione per 6+6 anni, da destinare a parcheggio a servizio del Presidio Ospedaliero Infermi di Rimini. Il bando scade il 20 gennaio alle ore 12. Il solo fatto che si cerchi un’area esterna in affitto certifica ciò che tutti sanno da tempo: la carenza cronica di parcheggi al servizio dell’ospedale Infermi è ormai un problema strutturale, non più rinviabile. Parliamo di un presidio con 531 posti letto e circa 2.000 dipendenti, cui si sommano nuove funzioni come il CAU o la futura Casa della Comunità, che generano ulteriore afflusso quotidiano. Nelle ore di punta trovare parcheggio è quasi impossibile e la pressione si riversa sulle strade limitrofe. Via Pintor ne è l’esempio più evidente: una strada residenziale ormai congestionata, con disagi continui per i residenti. Non è chiaro come si concluderà il bando dell’AUSL Romagna, ma una domanda è inevitabile: ha senso continuare a inseguire soluzioni temporanee e marginali, quando esistono alternative strutturali molto più efficaci? Perché non intervenire in modo netto, realizzando parcheggi multipiano nelle aree già oggi adibite a sosta,
Venti milioni di passeggeri: sogno aereo o fantasia a bassa quota? Arrivare a 20 milioni di passeggeri negli aeroporti regionali. L’obiettivo fissato dalla Regione Emilia-Romagna dopo l’abolizione della council tax per gli scali minori ha un pregio indiscutibile: è chiaro, rotondo e molto ambizioso. Forse troppo. I numeri di partenza, quelli reali, raccontano altro. Bologna viaggia attorno agli 11 milioni di passeggeri, mentre Rimini, Forlì e Parma – sommati – fanno poco più di 700 mila. Totale regionale: 11,7 milioni. Non male, ma siamo poco oltre la metà dell’obiettivo dichiarato. Per arrivare a quota 20 milioni servirebbe una crescita che non ha precedenti nella storia aeroportuale italiana. Bologna dovrebbe salire a 13 milioni, un balzo che significa più voli, più slot, più rumore, più traffico terrestre e un sistema infrastrutturale che dovrebbe reggere un carico ancora maggiore. Rimini dovrebbe fare un salto quantico, passando da 430 mila a 4 milioni di passeggeri: quasi dieci volte tanto. Forlì, oggi a 135 mila, dovrebbe moltiplicarsi fino a 2 milioni, mentre Parma dovrebbe arrivare a 1 milione, partendo da una capacità teorica di 700 mila. In altre parole, non una crescita, ma una trasformazione antropologica del sistema aeroportuale. L’idea che l’abolizione della council tax basti a innescare una
Il coraggio di scontentare per salvare il futuro All’inizio dell’anno ci si promette sempre che le cose cambieranno. È un rito collettivo, quasi consolatorio. Poi però, spesso, tutto resta com’è. E allora il punto non è fare buoni propositi, ma avere il coraggio di mantenerli. Il 2026 dovrebbe essere l’anno del coraggio. Non degli slogan, non delle rassicurazioni di rito, ma delle scelte vere. L’Italia ne ha bisogno. E il turismo, soprattutto, nelle nostre località. Le feste di fine anno sono andate bene: piazze piene, alberghi aperti, eventi riusciti. Bene. Ma bastano pochi giorni per dire che “va tutto bene”? No. I dati strutturali raccontano altro: la permanenza media cala, il nostro ruolo di destinazione di riferimento si indebolisce e nel 2025 le spiagge, non solo in Romagna, hanno perso fino al 30% delle presenze. Forse è arrivato il momento di porsi una domanda scomoda: il nostro modello turistico balneare è ancora attuale? O continuiamo a rifugiarci in una narrazione rassicurante, buona per i comunicati ma sempre più distante dalla realtà? Dire che va tutto bene diventa difficile quando sul territorio ci sono circa 500 hotel tra chiusi, marginali o in condizioni tali da rappresentare un problema più che una risorsa. È qui che
UNESCO premia la cucina italiana: Gnassi rilancia, ma quale legge vuole davvero il Pd? Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana ha acceso entusiasmi bipartisan. Tra questi c’è la soddisfazione dell’onorevole Andrea Gnassi, che ha salutato l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Immateriale con parole giustamente orgogliose, ma accompagnate dalla proposta di una “legge sulla ristorazione”, non meglio identificata. È qui che nasce qualche perplessità: una strategia nazionale sì, ma prima sarebbe utile capire quale sia la legge in questione e soprattutto discuterne con i territori, che della filiera agroalimentare e della ristorazione sono la carne viva. Se il merito del riconoscimento è chiaro, infatti, lo è grazie all’UNESCO stessa, che ha saputo definire in modo preciso ciò che rende la cucina italiana un unicum mondiale. Non un semplice repertorio di ricette, ma un codice culturale, un patrimonio fatto di: valori condivisi, ritualità familiari, convivialità, rispetto per i luoghi, i tempi e la stagionalità, trasmissione intergenerazionale dei saperi. È la cucina come collante sociale, come rituale quotidiano che tiene insieme comunità, tempi di vita e identità locali. È questo che l’UNESCO ha riconosciuto: non l’eccellenza di uno chef, ma la forza di un popolo che intorno al cibo ha costruito un patrimonio di relazioni. A colpire