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S.AGOSTINO E IL MISTERO DEL CARTELLO

Dunque, cerchiamo di capire per bene cosa ci dice questo cartellone affisso alla cancellata della chiesa di Sant’Agostino (San Giovanni Evangelista) a Rimini.

Ci dice che siamo davanti ad uno dei monumenti più importanti della città e che il turista errabondo dovrebbe fare una sosta ed ammirare almeno la bella abside. La chiesetta rovesciata, leggermente blasfema con il campanile in funzione di dito indice, sembra suggerirci l’ingresso. Molto bene, potenza della cartellonistica turistica!


I problemi cominciano dopo. Sotto la scritta in grande “S.Agostino” si affaccia una dicitura misteriosa: “Affreschi del Trecento Riminesi”.

Cosa vuol dire? Forse si intendeva “Affreschi riminesi del trecento”. No, no, troppo generico. Qui si sta parlando di una cosa precisa, di una scuola di pittori ispirati dalla presenza di Giotto in città all’inizio del Trecento, tanto importante da aver lasciato opere insigni in molti luoghi (raccomando il “Cappellone di S.Nicola a Tolentino”!).

Forse l’ignoto cartellonista intendeva scrivere: “Affreschi del Trecento di pittori riminesi” poi, per ragioni di spazio gli hanno tagliato “di pittori”; direi per fortuna, perché definire genericamente “di pittori riminesi” la scuola giottesca che ha riempito di bellezza molte nostre chiese e i musei di mezzo mondo, sarebbe almeno riduttivo. Basti pensare allo splendido affresco del Giudizio, staccato da S.Agostino dopo il terremoto del 1916, oggi trionfante nella omonima sala del Museo della Città. O alla drammatica “Deposizione” di Pietro da Rimini al Louvre.
Non resta che una spiegazione, la più semplice, ma anche la più complicata (possibile che nessuno se ne sia accorto?): si sono solo sbagliati!

Giuseppe Chicchi

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