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Sabrina Vescovi: “Così la nostra Riccione deve ripartire”

Sabrina Vescovi è la candidata a sindaco di Riccione per il centrosinistra. Una sfida non facile, in una città lacerata da polemiche accese e continue: che hanno origine, in buona parte, dall’implosione della maggioranza che aveva sostenuto Renata Tosi.

In questa intervista in esclusiva proviamo ad approfondire con lei alcuni temi, come non sempre è possibile nemmeno negli incontri pubblici.

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Siamo giunti a metà della campagna elettorale. Si sono svolti i primi dibattiti tra i 5 candidati, sono state fatte tante iniziative nei territori. Che opinione si è fatta di queste prime settimane di campagna elettorale?

«In primo luogo vorrei ringraziare il mio comitato elettorale e i tanti volontari che ogni giorno sono impegnati a promuovere le nostre liste e le nostre proposte. Non nascondo che è una campagna elettorale difficile. D’altra parte vi è stata una interruzione traumatica della legislatura e sono inevitabili le accuse di scorrettezza politica che si scambiano alcuni protagonisti della vecchia maggioranza. Tra l’ex sindaco Tosi e il suo ex vicesindaco Tirincanti anche recentemente, ad esempio, sui parcheggi a pagamento. Tutto questo incrementa la tensione politica, la polemica e contribuisce a disorientare i cittadini».

Ai parcheggi si è aggiunto il problema del campeggio…

«La dichiarata chiusura del campeggio è ancora più grave di quella dei parcheggi a pagamento. Si perdono posti di lavoro, presenze turistiche e rappresenta un pessimo segnale per chi vuole investire a Riccione, oltre che al gruppo imprenditoriale in questione. E anche in questo caso dobbiamo assistere allo scaricabarile tra le forze del centrodestra che hanno governato la città in questi tre anni».

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Nell’ultimo incontro tra i candidati lei è stata criticata per come ha affrontato il tema del Trc. Cosa risponde?

«Ho scelto di parlare del Trc perché è un tema che ha occupato il dibattito tra le forze politiche e tra i cittadini negli ultimi anni, quindi da affrontare, e io non ho intenzione di sfuggirlo. Volevo semplicemente affermare tre punti fondamentali: il Trc è realizzato, inutile continuare una discussione rivolta al passato sulle responsabilità. E’ una scelta fatta alla fine degli anni ’90. Occorre metterlo in esercizio rapidamente ed integrarlo con un nuovo modello di viabilità integrata. Da ultimo, ma non certo per importanza, andrà diminuito l’impatto ambientale e visivo in alcune parti del tracciato riprendendo un confronto positivo con Patrimonio Mobilità Rimini, l’ex Agenzia Mobilità. Purtroppo, invece di pensare a delle soluzioni, c’è chi preferisce tenersi i problemi per poter continuare i processi all’infinito. Appunto con la testa rivolta al passato».

In queste prime settimane di campagna elettorale lei è stata giudicata preparata e competente, ma poco sorridente e coinvolgente. Si ritrova in questo giudizio?

«Ritengo un complimento, importante, che competenza e preparazione siano apprezzate. Non è un concorso per miss o mister sorriso. I cittadini dovranno scegliere il sindaco che guiderà la città per i prossimi 5 anni. Poi è vero che sorrido poco. Ma non per snobismo o per tenere le distanze, ma per carattere. Ma se raccontare barzellette non è il mio forte quelle degli altri mi fanno ridere di gusto, garantito. Comunque cercherò di migliorare».

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In questa campagna elettorale i toni della polemica si sono alzati. Non è preoccupata per le divisioni che questo clima potrebbe produrre anche dopo l’elezione del sindaco?

«Sì. Molto preoccupata. Riccione ha perso serenità, coesione sociale e politica; da anni. Dalle primarie del centro sinistra del 2009 alla rottura nel centro destra del 2017, rispetto ai punti di unione, sono prevalse le divisioni. In tutti i campi: dalla politica alle categorie economiche. E anche tra le categorie economiche stesse. Nei rapporti dell’amministrazione con mondi come quello del volontariato e dello sport. Uno dei miei punti programmatici, anzi il primo, è proprio questo: ritrovare le ragioni di una comunità coesa. La forza di Riccione è sempre stata questa».

Ma come pensa di farlo? Sembra più un appello alla buona volontà di tutti. Non ritiene che sia un po’ poco?

«Non sarà un appello alla buona volontà. Certo, è necessaria anche quella, ma sto pensando ad altro. Sto mettendo a punto una proposta importante che affronti proprio questo aspetto della coesione sociale e dell’appartenenza ad una comunità».

Qualche anticipazione?

«Non oggi. Richiede ancora approfondimenti. Non vuole essere uno spot».

Riccione è una città che si è sempre caratterizzata nell’offrire servizi alle persone e alle imprese di grande qualità. Nel turismo, nel commercio, nella rete del sociale. Ritiene che debba essere ancora questa la vocazione della sua città?

«Assolutamente sì. Non vedo quale altra vocazione economica trainante possa avere Riccione nel futuro. Turismo, servizi alle persone, terziario avanzato sono le sfide del futuro. Non siamo una realtà da riconvertire dal punto di vista della vocazione industriale ed economica, ma da riqualificare ed innovare, perché dobbiamo ripartire. Una sfida più difficile, più complessa. E’ la differenza che corre tra riqualificare un’abitazione mentre la si abita, o facendone una nuova standosene da un’altra parte. Noi siamo nel primo caso».

Si spieghi meglio.

«Significa innovare la filiera turistica mentre continua a funzionare. Non possiamo chiudere per lavori. Ed è illusorio promettere cambiamenti dall’oggi al domani. E’ un processo di innovazione e di riqualificazione per gradi. Alberghi, spiaggia, destagionalizzazione, aste commerciali, solo per citare alcuni temi. Il turismo rappresenta l’economia più importante a livello mondiale. Negli ultimi anni noi siamo stati “avvantaggiati” dalla poca sicurezza di certe destinazioni balneari nel nord Africa o medio Oriente. Ma per conquistare nuovi mercati e aumentare la quota di turismo internazionale abbiamo bisogno di sinergie e quindi di coesione tra le categorie. Ma anche progetti di riqualificazione e di incentivi: non solo urbanistici, ma anche finanziari».

Lei parla molto di economia, di impresa. Ma sul sociale cosa pensa?

«Vorrei sottolineare che fare girare l’economia significa ridurre le povertà ed aumentare l’inclusione. Poi so bene che non basta. Riccione ha già una rete di protezione e politiche sociali, dall’infanzia in poi. Un sistema di livello che va salvaguardato e potenziato. Asili nidi e scuole materne non vanno esternalizzate. Sarebbe un errore. Forse vi sarebbe un risparmio economico, sottolineo forse, ma sicuramente si andrebbe incontro al rischio di una minore qualità del servizio».

E per la sanità?

«Negli anni scorsi le amministrazioni comunali hanno fatto un grande lavoro per potenziare e riqualificare l’ospedale Ceccarini. Oggi è riconosciuto come un punto di eccellenza del sistema sanitario nazionale. Non accetterò nessun passo indietro rispetto agli attuali standard di qualità».

Un’ultima domanda. Qualcuno ha fatto notare l’assenza del simbolo del Pd nelle sue iniziative. E’ una presa di distanza per intercettare un elettorato più ampio o altro?

«Nessuna presa di distanza. Sarebbe anche sciocco da parte mia. Non vivo di politica, ma la politica è stata una parte della mia vita intesa come passione e impegno al servizio di una comunità. Ho avuto esperienze politiche nel Pd e nei partiti prima del Pd. La ragione per cui non uso il simbolo del Pd è perché sono candidata di una coalizione di centro sinistra che comprende altre forze politiche e della società civile. Quindi rappresento tutta la coalizione».

Stefano Cicchetti

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