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Saludecio: Vescovo e Prefetto visitano i detenuti della Casa Madre del Perdono

Il Vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, ha accompagnato il Prefetto di Rimini, Giuseppe Forlenza, in visita alla Casa Madre del Perdono di Saludecio.

La Casa offre ai detenuti, chiamati ‘recuperandi’, un percorso educativo in una dimensione di casa e di famiglia. Attualmente sono tre le Case in provincia di Rimini (Coriano, Montefiore e Saludecio), che ospitano in totale 45 persone, con il metodo CEC (Comunità Educante con i carcerati), progetto portato avanti dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per la rieducazione dei detenuti. “L’uomo non è il suo errore” è la frase di don Oreste Benzi posta come pietra angolare all’intero progetto.

L’incontro del Prefetto con educatori, volontari e recuperandi si è svolto in un clima accogliente e familiare.
Sono state ascoltate alcune testimonianze. Gustavo e Manuela sono marito e moglie. Per oltre un anno Gustavo ha maltrattato Manuela. Da qui la denuncia e il carcere per l’uomo. In seguito al percorso comunitario effettuato, Gustavo tra qualche giorno farà ritorno in famiglia con i figli e la moglie.
Angelo ha quindici anni di carcere alle spalle, un percorso iniziato nel carcere minorile. Ha spiegato bene i drammi familiari vissuti e quanto abbiano inciso nella sua vita.
Jurgen è entrato in carcere a 24 anni per avere ucciso la moglie. Il suo è stato un racconto molto toccante delle problematiche vissute ieri e oggi.
Non tutti coloro che hanno problemi familiari entrano in carcere – ha raccontato Giorgio Pieri, Responsabile progetto CEC (Comunità Educante con i Carcerati) della comunità Papa Giovanni XXIII, autore del libro Carcere. L’alternativa è possibile (ed. Sempre)  – ma molte persone che sono in carcere hanno vissuto problemi familiari”.
Il Prefetto di Rimini ha posto diverse domande ai recuperandi per comprendere il loro vissuto.
Nelle case si offre una formazione umana e una formazione valoriale-religiosa. Nel corso dell’incontro è stato illustrato al Prefetto Forlenza anche il valore della spiritualità vissuta all’interno delle comunità e di quanto la dimensione spirituale rivesta una valenza educativa e terapeutica, aspetto messo in luce anche da alcuni fratelli musulmani che vivono l’esperienza del CEC.

Anche il Vescovo Francesco Lambiasi è intervenuto durante l’incontro, al quale han preso parte anche il vice sindaco del Comune di Coriano Domenica ‘Mimma’ Spinelli, l’assessore del Comune di Coriano Paolo Ottogalli (Politiche sociali, sanitarie e rapporti con le comunità, Disabilità e Welfare), Gigliola Fronzoni, assessore alla Cultura del Comune di Saludecio, e al parroco di Morciano Don Sanzio Monaldini.
Esiste anche il triste fenomeno dei suicidi in carcere. – ha fatto notare il Vescovo di Rimini –. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà Mauro Palma dice che bisogna arrivare prima. Dall’inizio dell’anno al 6 agosto scorso sono state 47 le persone che si sono tolte la vita in carcere, l’anno scorso nel medesimo periodo erano state 32, con un aumento del +46%: tale drammatica situazione deve farci riflettere”.

La prima Casa “Madre del Perdono” in provincia di Rimini è stata aperta nel 2004.
Le tre realtà ora operanti accolgono uomini italiani e stranieri, anche musulmani, con età media 40 anni.
Attualmente in Italia sono 8 tali strutture, alle quali se ne aggiungono 2 in Camerun.
In questa Case la recidiva (ovvero la ripetizione di un reato da parte di chi è stato in precedenza condannato), è bassissima (15%) rispetto alla media nazionale (75%). Anche i costi si abbassano considerevolmente: una persona in carcere costa 200 euro al giorno mentre il progetto CEC è a costo zero per la collettività (il costo di una persona nelle Case è di 35 euro al giorno).

Su indicazione di don Oreste Benzi, ai recuperandi è proposta anche la condivisone con persone disabili: “Li aiuta a non essere non più ripiegati ma ad uscire da se stessi, aperti verso l’altro”, ha detto Giorgio Pieri. In ogni Casa in provincia di Rimini sono presenti due o tre persone con difficoltà psichiche che vengono aiutate dai detenuti.

La casa di accoglienza per carcerati della Comunità Papa Giovanni XXIII di Coriano lo scorso 22 luglio aveva accolto la visita della ministra della Giustizia, Marta Cartabia. “Questo è un luogo dove accadono cose importanti: essere qui oggi è un momento per coltivare il rapporto tra realtà positive della società civile e le istituzioni. Essere qui è per me come una boccata d’ossigeno” – aveva commentato la ministra –. Soprattutto in ambito penitenziario, le istituzioni funzionano bene soprattutto quando c’è una sinergia con realtà che funzionano bene, come la vostra”.

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