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Salvataggi, Confesercenti Rimini a Comune: “No gestione pubblica e soldi privati”

“L’ipotesi di un servizio di salvamento gestito dai Comuni e pagato dai privati non è attuabile con le norme vigenti. E va osservato che i servizi gestiti dal settore pubblico, in alcuni casi, hanno portato a un peggioramento della qualità e a un aumento dei costi”. Lo afferma Fabrizio Pagliarani, presidente del Consorzio Operatori Balneari Marina Riminese aderente a Confesercenti, commentando la proposta avanzata dal Comune di Rimini, per cui l’organizzazione del servizio di salvamento andrebbe ripensata strutturalmente e dovrebbero essere gli enti pubblici (Comuni e Regione) a emanare i bandi per il suo svolgimento, finanziandoli con contributi privati provenienti dai titolari delle concessioni.

“Il servizio di salvamento sulle nostre spiagge ha un livello di qualità mediamente alto – ribadisce Pagliarani -. Certamente può essere migliorabile, ma sarebbe opportuno farlo senza stravolgimenti, con una collaborazione ed un rapporto costruttivo e corretto tra i soggetti in campo: bagnini, salvataggi e Comuni”.

“Come Consorzio Operatori Balneari Marina Riminese da sempre esprimiamo una qualità elevata del servizio – continua –. I nostri salvataggi ogni anno vengono assunti prima della stagione per seguire corsi di formazione e aggiornamento con personale specializzato. Da anni inoltre, anche quando ancora non erano obbligatori, le nostre torrette sono dotate di defibrillatori, con i salvataggi e i nostri soci bagnini abilitati all’uso”.

“Il Consorzio ha sempre privilegiato un rapporto corretto e costruttivo con i sindacati dei lavoratori, rispettando contratti e norme sul lavoro – conclude Pagliarani -. Ribadiamo la nostra disponibilità al dialogo e al confronto, nel rispetto ciascuno dei propri ruoli e responsabilità. Riteniamo pertanto che non sia determinante l’organizzazione gestionale del servizio di salvamento, ma che vi siano piuttosto le dovute verifiche e controlli, affinché tutti rispettino le regole, evitando situazioni improprie di concorrenza in un servizio di pubblica utilità. Evitiamo polemiche inutili, che danneggiano tutti e rovinano l’immagine della nostra offerta balneare”.

 

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