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San Giovanni in Marignano: il IV novembre nel discorso del Sindaco

La Comunità marignanese ha celebrato il 4 novembre; riportiamo il discorso del Sindaco Daniele Morelli in occasione della manifestazione di questa mattina:

Buongiorno a tutte e tutti e benvenuti a questa importante ricorrenza!

Sono per prima cosa a rivolgere il più cordiale saluto, a nome del Comune di San Giovanni in Marignano, alle autorità civili, militari e religiose, ai referenti dell’Associazione Reduci e Combattenti, ai rappresentanti di tutte le Forze Armate e dell’Ordine Pubblico, alla nostra Banda, che dà maggior enfasi e solennità a questa importantissima manifestazione, e a tutti Voi concittadini intervenuti.

Oggi siamo qua per celebrare e ricordare il 4 novembre. 

Questa data ricorda la battaglia di Vittorio Veneto, che, con la conclusione della prima Guerra Mondiale, portò all’unificazione dell’Italia.

 

Siamo qua per ricordare e onorare quanti, nel nome dell’Italia, della propria patria, si sono sacrificati e hanno perso la vita. Ma anche per celebrare le NOSTRE FORZE ARMATE e le FORZE DELL’ORDINE. E ancora per dare merito e valore alla NOSTRA ITALIA. 

Nel 1918 in data di oggi, 4 novembre, terminava il primo conflitto mondiale, la GRANDE GUERRA, un evento che ha segnato in modo profondo e indelebile l’inizio del ’900 ed ha determinato radicali mutamenti politici e sociali, che hanno portato alla nostra realtà contemporanea. Il 4 novembre significa per noi Armistizio di Villa Giusti, Unità Nazionale, tantissimi caduti ed altrettanti mutilati, ma soprattutto difesa della libertà, senso di Patria, una Patria finalmente unita. Oggi dopo 100 anni, siamo qua a riaffermare, ancora una volta, questo importante valore. 

In Italia, la memoria di questa “Grande Guerra”, è ancora sentita con forza. Non c’è comune, per piccolo che sia, che non abbia il suo monumento ai caduti. Non c’è famiglia che non abbia una storia da raccontare o da tramandare. E noi dobbiamo fare tesoro della nostra storia. Il ricordo di tanto sacrificio non deve sbiadire. Le atroci sofferenze, inflitte e ricevute, non devono essere rimosse.  

Ma la Grande Guerra è anche RICOSTRUZIONE e UNITA’ D’ITALIA.

Per questo oggi voglio in particolare rendere onore ai valori di UNITÀ, di CONDIVISIONE, PARTECIPAZIONE e di SENSO CIVICO, che dal sacrificio di tanti hanno fatto nascere la nostra Nazione.     

Non posso dunque che menzionare, a questo proposito, le Forze Armate e tutti gli uomini che spendono la loro vita per il Bene Comune, che ogni giorno si impegnano con coraggio e dedizione in difesa della nostra sicurezza, della tutela della libertà individuale e del mantenimento della pace. 

Ma la pace deve nascere soprattutto dai nostri  comportamenti quotidiani: noi tutti in prima persona possiamo e dobbiamo essere fabbricanti di Pace! 

Oggi nel nostro Paese si è radicata questa convinzione per cui sono più bravi, più furbi, da imitare, coloro che non stanno alle regole, che con il loro comportamento si sentono legittimati a fare qualunque cosa, impunemente, con l’unico obbiettivo di distruggere lo stare insieme, il bene comune!

In realtà così facendo non fanno altro che offendere coloro che invece sanno che le regole vanno rispettate, perché capiscono che sono necessarie  e che vanno nella direzione di una convivenza civile e pacifica, appunto.

Per cui il nostro comportamento deve sempre andare nella direzione di difendere la dignità delle altre persone, aiutare chi è in difficoltà, aumentare le nostre conoscenze, per costruire una società migliore di quella che ci hanno lasciato i nostri Padri.    

 

Per questo motivo mi rivolgo  ai miei concittadini: con questa ricorrenza mi auguro non solo di far memoria, ma anche di RISVEGLIARE in ognuno di noi una rinnovata RESPONSABILITÀ CIVICA, atto d’amore verso la nostra città, e verso il nostro Paese. In questo tempo è quanto mai importante stringerci attorno ai valori che hanno dato vita all’Italia e prendere spunto dai coraggiosi che hanno combattuto perché ci venisse garantito un futuro di pace, con l’auspicio che noi sappiamo fare lo stesso per le nuove generazioni. 

Costruire e non distruggere. Unirci e non dividere. 

Aprire sentieri di pace e non alzare muri.   

Ora, per celebrare i 100 anni dalla fine della Grande Guerra, verranno lette da Manuela, Loredana e Gianmarco tre poesie di Giuseppe Ungaretti, che combattè sul Carso dal 1915 al 1918 e compose gran parte delle sue opere al fronte. Diceva infatti lo stesso autore: “Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un uomo che fa la guerra, non è l’idea di uccidere o di essere ucciso che mi tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte. Posso essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono anzi un uomo della pace”.

Ascoltiamo questi versi augurandoci come lui la Pace e la difesa dei diritti della libertà, il senso di una Nazione unita.

Grazie a tutti. 

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia”.

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