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San Marino: “diversiàmoci”, itinerari “creativi” per le giovani generazioni

Nonostente le avverse condizioni atmosferiche, martedì 17 gennaio, 314 ragazzi della Scuola Media inferiore della Repubblica di San Marino hanno partecipato, in una speciale matinée teatrale a loro appositamente dedicate, all’appuntamento teatrale  realizzato nell’ambito di Diversiàmoci, il percorso che si inserisce nel contesto di “Teatro e cittadinanza” promosso dal Dipartimento delle Scienze Umane dell’Università di San Marino e dall’Università di Bologna, supportato dalla Fondazione San Marino Cassa di Risparmio – SUMS.  Il progetto realizzato in collaborazione con gli Istituti Culturali, nell’ambito della Stagione Teatrale di San Marino Teatro si avvale del supporto e della collaborazione con l’Authority Pari Opportunità della Repubblica di San Marino.

In scena Questo è il mio nome, del Teatro dell’Orsa, spettacolo premiato al Festival della Resistenza con il Premio Museo Cervi – Teatro della Memoria nel 2016.

Uno spettacolo di spessore, con ideazione e regia di Monica Morini e Bernardino Bonzani, che tratta un argomento di strettissima attualità, quale le migrazioni e che vedrà sul palco richiedenti asilo e rifugiati ospitati a Reggio Emilia: Ogochukwu Aninye, Mamoudou Camara, Djibril Cheickna Dembélé, Ousmane Coulibaly, Ezekiel Ebhodaghe, Mouaz Keita Mandjou, Baye Niase, Lamin Singhateh e il mediatore culturale Abdoulaye Conde.

Questo è il mio nome è una finestra aperta su storie invisibili, un orecchio rovesciato su un canto che attraversa i mari e i deserti, uno spazio e un tempo per lasciare un segno. Da Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Nigeria, Gambia, sul palco si srotolano le orme di Odissei in viaggio. Storie incise nella polvere e nella carne,  scintille di memoria, passi protesi in avanti e occhi che guardano indietro.

Il progetto teatrale si inserisce nei programmi di intervento per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati a Reggio Emilia: il teatro assume una dimensione sociale, di cura della persona, oltre che di trasmissione della cultura. Giovani migranti dell’Africa sub sahariana si mettono alla prova sul palco di un teatro, sono portatori di saperi, storie e cultura di un mondo che inesorabilmente si avvicina verso l’Europa. “Ci rivelano sguardi e prospettive che non possiamo conoscere se non incontrandoli, mettendoci in ascolto. Energia, slancio vitale, speranze di futuro che meritano di essere ri-conosciute, senza smorzarsi sopite nelle attese di un respingimento, di un diniego. Arrivati con niente portano tutto sé stessi, ci arricchiscono di nuove parole, suoni, idee, cuore, braccia e gambe. Ci aiutano a ricordare la dignità di ogni persona”.

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