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15 gennaio – “San Mevar marchent ad niva”

Il 15 gennaio la Chiesa commemora San Mauro abate, uno dei primi seguaci di San Benedetto (VI secolo). Il fondatore dell’ordine lo inviò in Gallia, dove è ancora molto venerato e ha dato nome a parecchie città, fra cui Saint-Maur-des-Fossés, gemellata con Rimini.

“Sen Mevar marchent ad niva”, San Mauro mercante di neve, osservavano sconsolati i nostri nonni.

Un tempo non c’erano case riscaldate e tessuti testati al polo sud per difendersi da “un fredd che fa casché la coda mi chen”, un freddo che fa cadere la coda ai cani.

Il “nevone” del 1929

Ma i cambiamenti climatici si notano perfino nei proverbi e nei modi di dire. Oggi un Gianni Quondamatteo ben difficilmente avrebbe potuto praticare uno dei giochi della sua infanzia nel Borgo Marina di Rimini: Fè la léssa: Oggi si va Cortina, o al palazzo del ghiaccio. Una volta si aspettava il gelo dell’inverno, o si provvedeva, nelle serate fredde, a gettare secchi d’acqua sulla strada per avere, all’indomani, una specie di pista gelata. E così si praticava lo sport dla léssa“. Oggi “la liscia”, a parte i perniciosi effetti sulla circolazione stradale, a Rimini riuscirebbe a formarsi a solo in pochissime nottate.

Quanto a Sen Mèvar, o Mèvri, o Màvor, quello che dà il nome al paese natale di Giovanni Pascoli era un vescovo di Cesena vissuto poco prima del Mille e ricordato il 21 novembre. Nel luogo del suo romitaggio sul Monte Spaziano, che da lui prese nome di Monte Mauro, sarebbe sorta la celebre e splendida abbazia (benedettina, come il San Mauro commemorato oggi) di Santa Maria del Monte, purtroppo martoriata dalla guerra. A lei si rivolgevano perfino i naviganti per impetrare grazie, come si vede nella bellissima raccolta di 704 ex voto che ancora si conserva.

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