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San Patrignano: progetto europeo per il recupero tossicodipendenti

Dallo studio presentato questa settimana a Bruxelles anche una possibile soluzione al problema del sovraffollamento delle carceri: adottare il modello delle “drug court” americane anche in Italia, sull’esempio di quanto fatto in Belgio. Fra le altre linee guida, porre la persona al centro del percorso terapeutico, no alla medicalizzazione e l’importanza della formazione lavorativa

Delle nuove linee guida per migliorare il recupero e il reinserimento sociale delle persone tossicodipendenti. E’ quanto è emerso dallo studio “Triple R: rehabilitation for recovery and reinsertion”, progetto europeo biennale (2016-2017) finanziato dalla Commissione Europea e basato sullo scambio di buone pratiche nell’ambito del recupero. La comunità San Patrignano è stata la capofila del progetto, ma sono stati tanti i partner europei che ne hanno fatto parte, dal CeIS di Roma, alla belga Popov GGZ, la spagnola Dianova, la svedese Basta, e le croate NGO Institute Pula, NGO Stijena e l’Associazione San Patrignano Spalato Croazia.

Lo studio è stato presentato lunedì a Bruxelles, ma era già stato anticipato il 13 marzo a Vienna in occasione della 60° Commission on narcotic drugs presso le Nazioni Unite davanti a rappresentanti delle istituzioni e specialisti del settore. Proprio a loro infatti sono rivolte le linee guida emerse da questo studio volto a migliorare il recupero dei tossicodipendenti.

Nonostante le realtà fossero espressione di diversi Paesi, soggette quindi a diverse legislazioni, e provenienti da storie e modelli terapeutici educativi differenti, sono stati molti i punti di incontro rispetto a quelli che possono essere i miglioramenti da apportare.

Alla base di tutto, la condivisione dell’idea che le politiche in materia di droghe debbano mettere al centro la persona, i suoi bisogni e non le sostanze. Il recupero dovrebbe essere il paradigma principe nelle politiche in materia di droga, senza perseguire la strada della medicalizzazione o della riduzione del danno, che possono essere strumenti nel breve termine, ma non la soluzione finale al problema.

Altro punto fondamentale a cui i governi dovrebbero porre particolare attenzione, secondo queste linee guida, è il reinserimento della persona della società, che non deve essere visto come un processo separato dal recupero, ma che al contrario, ad esso è strettamente legato. D’altronde l’autonomia è l’obiettivo finale del reinserimento che deve essere raggiunto attraverso un intervento personalizzato. Un intervento necessariamente di lungo termine all’interno del quale, quando possibile, va sempre cercato un recupero del rapporto con la famiglia che potrebbe avere un ruolo fondamentale nel momento del rientro della persona nella società. Il reinserimento sarà quanto mai più efficace quando durante il recupero i ragazzi avranno avuto modo di seguire un percorso di studio e/o di formazione lavorativa. Uno strumento fondamentale al fine di aiutarli a trovare una reale soluzione lavorativa, piuttosto che continuare a offrire loro soluzioni di assistenzialismo sociale.

Infine, di grande interesse il confronto e le linee guida trovate rispetto alle misure in ambito giudiziario e alternative al carcere. Tutti hanno condiviso come i carcerati tossicodipendenti non debbano essere considerati semplicemente come criminali e che il carcere non sia il luogo migliore per riabilitarli. I governi dovrebbero creare programmi, o potenziare quelli già attualmente esistenti, per offrire opportunità di trattamento, educazione e formazione professionale che possano aiutare il reinserimento sociale e ridurre la recidiva nella criminalità e le ricadute nelle dipendenze. Se in primis tutte le Ngo si sono trovate concordi sull’idea che i governi dovrebbero promuovere le misure alternative e supportare le comunità terapeutiche che le implementano, hanno poi fatto quadrato attorno all’idea dei tribunali di trattamento di droga creati negli Stati Uniti. A seguirne l’esempio in Europa è stato il Belgio ha creato un suo modello di drug court che può essere di ispirazione anche per altri paesi EU: la persona tossicodipendente che ha commesso un reato non va direttamente a giudizio, ma viene accompagnato in un percorso alternativo costantemente monitorato dalle drug court. In questo modo il tossicodipendente viene accompagnato verso una completa riabilitazione.

Fornite queste linee guida, sulla base delle stesse nei prossimi mesi sarà sviluppato uno studio di fattibilità nel contesto croato volto all’implementazione/miglioramento. A conclusione di “Triple R” sarà organizzata a Zagabria una conferenza finale per la diffusione dei risultati del progetto.

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