Sanità in Romagna: “Lavoratori stremati, organici inadeguati e rischio clinico in aumento”
25 Maggio 2026 / Redazione
Una situazione diventata ormai insostenibile, che mette a rischio non solo la salute psico-fisica del personale dipendente, ma la stessa sicurezza dei pazienti.
Questo il grido d’allarme lanciato oggi dalle lavoratrici e dai lavoratori della sanità romagnola, riuniti in un partecipato presidio davanti alla sede dell’azienda USL della Romagna sotto le bandiere della UIL Funzione Pubblica di Ravenna, Cesena, Forlì e Rimini.
La mobilitazione rappresenta il culmine di un percorso di protesta già avviato nel mese di febbraio con i presidi negli ospedali romagnoli. Al centro della contestazione, una gestione del personale che si regge quasi esclusivamente sul sacrificio dei singoli.
“Siamo di fronte a una costante rimodulazione dei turni, salti dei riposi e continue chiamate a casa nei giorni di libertà. Anche programmare le ferie, un diritto sacrosanto, è diventato un lusso da conquistare a fatica. La radice del problema risiede in organici totalmente inadeguati rispetto alla complessità dei servizi. Di fronte a pensionamenti, dimissioni e lunghe assenze, l’AUSL risponde con sostituzioni tardive o insufficienti, ricorrendo a soluzioni d’emergenza penalizzanti: la chiusura di interi servizi e lo spostamento del personale come “pedine” da un reparto o da un ospedale all’altro. I carichi di lavoro eccessivi stanno inoltre logorando il personale aumentando altresì inevitabilmente il rischio clinico. Un pericolo per i pazienti che si somma a un clima di lavoro intollerabile nel quale le lavoratrici e i lavoratori sono bersaglio di aggressioni fisiche e verbali, lasciati soli a fare da parafulmine per le inefficienze del sistema”.
Per queste ragioni, la UIL e i lavoratori della Romagna hanno indirizzato un messaggio chiaro e fermo ai vertici dell’AUSL, presentando una piattaforma di richieste non più rimandabili:
assunzioni stabili e immediate per coprire i vuoti di organico;
rispetto dei tempi di vita e di lavoro (conciliazione vita-lavoro e turni regolari);
sicurezza reale nei posti di lavoro contro ogni forma di aggressione;
dignità e diritti garantiti, a partire dalla fruizione delle ferie e dal diritto al pasto.
“Non faremo un passo indietro. Difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori significa difendere la sanità pubblica e la salute di tutti i cittadini della Romagna. Uniti si vince: la lotta continua perché i lavoratori sono il motore della sanità pubblica, non carne da macello”.