Sanità, l’Emilia-Romagna accelera: calano le attese e cresce l’efficienza
29 Maggio 2026 / Redazione
Un sistema che tiene, anzi, che accelera nonostante le pressioni nazionali. I nuovi dati della Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, diffusi da Agenas, fotografano un’Emilia-Romagna in prima linea nel recupero delle prestazioni sanitarie. Tra gennaio 2025 e aprile 2026, su un bacino di 65 milioni di prenotazioni monitorate in Italia, la regione consolida un trend di miglioramento che non riguarda solo i numeri freddi, ma l’efficienza reale percepita dal cittadino.
Il dato più eclatante riguarda gli esami diagnostici: nel 2026, quasi nove prestazioni su dieci (l’89,2%) vengono erogate entro i termini previsti dalla classe di priorità. Un balzo in avanti di cinque punti rispetto all’anno precedente, che posiziona la regione ben sopra la media nazionale (84,7%). Anche sul fronte delle prime visite il segno è positivo, con una percentuale di puntualità che sale al 77,7%.
“Questi risultati sono il frutto di un lavoro capillare e quotidiano”, ha commentato l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. “Stiamo lavorando non solo sull’organizzazione delle agende, ma sulla presa in carico complessiva del paziente. La sfida è l’appropriatezza: far sì che chi ha bisogno di un esame urgente lo ottenga subito, evitando inutili lungaggini per prestazioni programmabili”.
L’Emilia-Romagna si distingue anche per un indicatore di “onestà” del sistema: il basso utilizzo della classe P (le prestazioni programmabili entro 120 giorni). Molte regioni utilizzano questa classe per alleggerire virtualmente le liste d’attesa, ma il sistema emiliano-romagnolo sceglie la trasparenza, mantenendo alta la quota di ricette nelle classi di priorità più stringenti.
Altro primato è quello della “conversione” delle ricette. In Italia, mediamente, solo una ricetta su due si trasforma in una prenotazione effettiva. In Emilia-Romagna questa quota supera il 70%. È il segno di un sistema Cup che funziona e di una rete territoriale che accompagna il paziente dal medico di medicina generale fino allo specialista, riducendo la dispersione dei bisogni di cura nel privato non accreditato.
“Siamo sulla strada giusta, ma il lavoro da fare è ancora tanto”, conclude Fabi, citando il confronto con Agenas che ha riconosciuto alla Regione il ruolo di benchmark nazionale.