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Santini: “Perchè non sarò sindaco della mia Coriano”

Confesso: mi sarebbe piaciuto fare il Sindaco nel mio Paese, nel mio Comune. Non ci sono riuscito, e questo è grave. Alla mia età non sono ammessi errori perché è difficile recuperare. Ma io di errori ne ho fatti tanti e spero di continuare. Continuare a sognare, a creare, a confrontarmi nel cercare nuove sfide. E l’Ulisse che è in me, nato e cresciuto fra il borgo e la piazza nella mia Coriano che non c’è più. Fellini in “Amarcord” dipinge una Rimini fantasticata, io scrivo di una terra che mi ha dato tanto e continuo a idealizzare. Perché l’ho fatto?

Coriano non sarà mai una Città, ma non può diventare un dormitorio o il deserto dei tartari. Perché ipotizzo un futuro migliore per i ragazzini che ho allenato. Perché abbiamo Storia e grandi maestri.

Sono cresciuto giocando nel campo vecchio con Bruno, Biagio, Trento, Luciano, Nazario e una banda di fenomeni che non avevano moglie, ma gambe e cuore.

La Politica non ci ha mai divisi. Anzi. Il rispetto per l’uomo che si impegnava per il bene comune, amministrando uno dei paesi più poveri del Circondario, era totale. Ho conosciuto comunisti con le palle quadre con i quali io, di famiglia democristiana da sempre, andavo a braccetto polemizzando ogni giorno. Cresciuto all’ombra del campanile con don Michele Arcangelo che non ammetteva dubbi, ma insegnava latino, e non solo, a tutti coloro che avevano la fortuna di continuare la scuola a Rimini.

Non la faccio lunga, ma lo spettacolo che offre la politica a Coriano, a Riccione e in Italia è miserevole. E siccome sono le donne e gli uomini che fanno la politica con una cattiveria, una perfidia, un calcolo, una invidia, un paraculismo totale, aspetterò un altro giro. Perché io vorrei fare il Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, che unisce le rive, che lenisce le ferite, che vede orizzonti lontani. Per questo mi sto preparando, intanto studio, scrivo, leggo, faccio cose e mi diverto.
Rurali sempre.

Enrico Santini

P.s. Corianesi andate a votare!

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