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Sardoni, sardoncini, sardòun… In Romagna le alici si chiamano così.

Tempo fa, in una pescheria della nostra città, un commerciante venne multato per aver scritto, nel cartellino, il nome dialettale e non quello italiano.
Ma fateci il piacere! Quando si dice “mi dia un chilo di sardoncini”, se ne sente già il profumo. Altra cosa è “un chilo di alici”.
In graticola, magari a farcire due quadretti di piada calda insieme a radicchi e cipolla. Ma com’è che solo a scriverlo viene l’acquolina in bocca? Non è rustìda senza sardoncini, non antipasto senza sardoncino marinato… e via elencando.
Sì, perché con l’Engraulis encrasicolus, pesce della famiglia degli engraulidi, che vive in branchi e raggiunge la lunghezza di 18-20 cm (visto, che abbiamo anche studiato?) in Romagna e non solo si preparano centinaia di ricette diverse.
Quando, ai tempi della nostra infanzia, in paese arrivavano le pescivendole bellariesi con le loro biciclette accessoriate di cassettone e bilancia, un scartòz ad sardòun e dò puràzi era l’ordinazione più frequente delle arzdòre del vicinato. Convenienti e saporiti.
Come per tutte le ricette molto popolari – piada e cappelletti ne sono un altro esempio – ogni famiglia ha la sua versione, con differenze fatte da tentativi, assaggi, passaparola…
Ecco quindi due semplicissime ricette, sperimentate con successo così come imparate da mamma e sorelle.

Sardoncini marinati
Togliere testa, interiora e lisca ai pesci, aprendoli a libretto. Lavarli con aceto bianco.
Farli marinare in una ciotola, per almeno due o tre ore, con abbondante succo di limone. Scolarli e asciugarli, sistemarli in un piatto di portata e irrorarli con un condimento preparato con succo di limone, olio extra-vergine di oliva, sale, pepe.
Cospargere con prezzemolo e aglio tritati finemente.
Attenzione! Soprattutto in estate, prima di prepararli, bisogna abbattere la temperatura dei sardoni: o con un abbattitore o mettendoli un giorno nel freezer.

Sardoncini impanati al forno

L’altra versione super veloce è una variante casalinga della tipica rustìda che spesso viene offerta nelle sagre romagnole. Non avendo sempre griglia e carbone a portata di mano, va bene anche il forno.
Tolte le teste e le interiora ai pesci, li si sciacqua e li si asciuga bene. Si condiscono con pangrattato, prezzemolo e aglio tritati, sale, pepe, olio. Si dispongono a raggiera in una teglia (un solo strato, al massimo due) e si spruzza sopra un altro po’ di olio.
In forno a 150 gradi per 15 minuti.
Da mangiare caldi, a scottadito – i veri mangiatori non scartano la lisca – o, come detto sopra, con vera piada riminese.

Se poi volete proprio comprare e preparare le alici, l’è l’istèss, probabilmente verranno buone come i nostri sardoncini.

Alla prossima!

 

Maria Cristina Muccioli

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