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Sassofeltrio e Montecopiolo. In Senato chiesto un nuovo referendum per il distacco dalle Marche

Per l’ingresso dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio nella regione Emilia Romagna si allungano i tempi. E’ anche possibile la ripetizione del referendum. E’ quanto chiedono con un ordine del giorno, i senatori Dario Parrini (Pd), Vincenzo Garruti (5Stelle), Gianclaudio Bressa (gruppo autonomia), Loredana De Petris (Liberi e Uguali). L’ordine del giorno è stato presentato nella seduta della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del 4 febbraio. La discussione e l’eventuale approvazione dell’ordine del giorno è prevista entro il mese di febbraio.

Il testo dell’ordine del giorno

“In sede di esame dell’atto Senato n. 1144 riguardante il “Distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna, nell’ambito della provincia di Rimini, ai sensi dell’articolo 132, secondo comma, della Costituzione”  considerato che

le comunità locali interessate hanno potuto esprimere la propria opinione in occasione dei referendum consultivi che si sono svolti il 24 e 25 giugno 2007, ormai risalenti nel tempo;

negli ultimi dodici anni vi è stato un tasso di rotazione delle popolazioni interessate, pari al 33 per cento, e sembrano profondamente mutate le condizioni di fatto che avevano determinato l’inizio della procedura per il distacco dei Comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio dalla provincia di Pesaro-Urbino;

tenuto conto che, come si evince dall’articolo 45, quinto comma della legge n. 352 della legge del 1970, che disciplina il referendum ex articolo 132, secondo comma della Costituzione, il pronunciamento referendario della popolazione interessata può considerarsi sicuramente espressivo della volontà del corpo elettorale dei Comuni interessati per cinque anni, scaduti i quali, qualora la proposta referendaria di distacco non sia approvata questa può essere rinnovata, richiamando gli elettori a pronunciarsi sulla stessa proposta di distacco e di aggregazione ad un’altra regione;

tenuto, altresì, conto che la lunghezza della procedura avviatasi dopo lo svolgimento del referendum nel 2007, anche a causa del forte ritardo con il quale i Consigli regionali delle regioni interessate hanno espresso il loro orientamento, rende oggi incerta l’attuale volontà delle popolazioni interessate;

valutato il possibile mutamento del corpo elettorale, data la naturale evoluzione demografica, economica, politica e culturale dei due territori in questione;

considerato il rinvio in Commissione del testo al fine di approfondire e meglio valutare tutti gli elementi di un provvedimento alquanto controverso, data la delicatezza insita nella riscrittura dei confini di due Province e due Regioni;

tenuto conto dei contrastanti orientamenti espressi dalle Regioni interessate, in senso favorevole da parte dell’Emilia Romagna (risoluzione del 17 aprile 2012 dell’Assemblea legislativa) e in senso contrario da parte della Regione Marche (mozione n. 492, approvata dal Consiglio regionale nel corso della seduta n. 128 del 16 aprile 2019);

considerato il prossimo rinnovo degli organi politici da parte della Regione Marche e che l’approvazione del provvedimento in esame potrebbe avere delle ripercussioni sull’esercizio del diritto di voto dei cittadini dei comuni interessati;

assume, in proposito, le seguenti linee di indirizzo:

 sospendere l’iter del disegno di legge in esame per favorire l’espletamento di una nuova consultazione referendaria dei comuni interessati da tenersi nel più breve tempo possibile, anche in concomitanza con le prossime consultazioni elettorali;

prevedere una rapida approvazione del disegno di legge in esame, qualora dovesse emergere dalle consultazioni referendarie la chiara volontà dei comuni interessati di distaccarsi dalla Regione Marche per aggregarsi alla Regione Emilia- Romagna;

prevedere di integrare la procedura di attuazione dell’articolo 132, secondo comma, con una disciplina legislativa che imponga ai Consigli regionali delle regioni interessate al distacco e all’aggregazione dei termini perentori entro i quali esprimere il proprio orientamento, che consentano la conclusione del procedimento in tempi ragionevoli, tali da assicurare al Parlamento l’attualità e la perdurante validità del pronunciamento referendario delle popolazioni interessate.

 

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