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“Ho sconfitto due volte il cancro e ora alleno i malati”

Affrontare il cancro. Una malattia che ti scava dentro e, in molti casi, ti toglie la voglia di lottare. Nessuno può sapere cosa vuol dire dover fare a pugni con questa bestia come coloro a cui è stato diagnosticato. Secondo i dati dell’Associazione Italia Registri Tumori (AIRTUM), nel 2017, in Italia, ci sono stati più di 369.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte a causa della difficoltà di distinguere appieno le forme più o meno aggressive), circa 192mila (54%) fra gli uomini e circa 177mila (46%) fra le donne.

Nel 2016, invece, sono state più di 365.000 le nuove diagnosi di tumore, circa 189.600 (52%) fra gli uomini e circa 176.200 (48%) fra le donne. Negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Questo anche, e soprattutto, grazie alla maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie. A San Marino, è nata una nuova figura a cui affidarsi in momenti come questi, in cui si viene a conoscenza della malattia e bisogna farsi forza per combatterla. Si chiama Mara Mussoni, ha 44 anni ed è una Cancer Coach. La Mussoni, che ha scritto un libro sull’argomento, e che nel corso della sua vita ha affrontato e sconfitto due tumori, ci spiega chi è e, soprattutto, che cosa fa una cancer coach.

Mussoni, chi è un Cancer Coach?

«È un’allenatrice delle risorse, dei punti di forza delle persone malate di cancro in un percorso di consapevolezza, dalla diagnosi e durante e dopo le terapie o per chi vuole crescere e migliorare la propria qualità di vita».

Da quanto fa questa attività? Si devono frequentare dei corsi per diventare allenatori di questo tipo?

«Mi sono formata prima in Canada, dove il cancer coaching è attivo da quasi 10 anni e poi mi sono diplomata coach anche in Italia. Sono iscritta ad ICF (International coach Federation ndr), e sono certificata e attestata membro dell’Associazione Italiana SIAF, come operatore olistico. Lavoro da 3 anni in questo ruolo ed essendo la prima e unica cancer coach in Italia e in Europa con marchio registrato, sto organizzando anche una scuola di cancer coaching per formare altre persone a fare questo lavoro. È un progetto che prenderà forma nel 2019».

Ha dovuto combattere anche lei con un cancro?

«Ho vissuto l’esperienza del cancro per ben due volte: la prima a 18 anni e la seconda a 38, di due cancri diversi, un linfoma e un carcinoma, ma entrambi impegnativi».

Quante persone ha aiutato in questa difficile battaglia?

«A oggi, le donne che ho seguito in un percorso personalizzato sono oltre 100. Senza contare le persone che hanno partecipato ai miei workshop e conferenze».

Ha organizzato corsi e conferenze sia a San Marino, Rimini e provincia e anche fuori?

«Sì, a Rimini ho fatto la presentazione del libro in varie sedi e il prossimo corso intensivo per caregiver e malati lo farò il 13/14 ottobre».

Quante cancer coach ci sono in Italia e a Rimini e provincia?

«Nessuna, sono l’unica al momento…».

Mi parli del suo libro…

«Parla di vita, non si parla della mia storia e non si parla di malattia se non qualche accenno e spunto pratico. È un libro aperto a tutti, affronta i 23 punti di forza che appartengono ad ogni essere umano, spiegando quali sono, perché allenarli e come.  Ci sono immagini, colori ed esercizi pratici, per allenare soprattutto la mente, ma anche la persona ad avere una nuova visione. Riscoprire le proprie risorse in un momento di difficoltà, cambia la percezione della realtà e aiuta la persona, in qualsiasi evento, a rinascere e riconquistare la propria vita».

Ultimamente, ha scatenato non poche polemiche  la decisione di un personaggio famoso come Nadia Toffa, che la sua battaglia con il cancro la sta condividendo con la gente, ed è per questo accusata di spettacolarizzazione del dolore. Lei cosa ne pensa a riguardo?

«Credo che chiunque abbia realmente vissuto la malattia e sappia cosa significa soffrire sia a livello fisico che mentale, difficilmente espone la sua storia per spettacolarizzazione. La maggior parte delle volte nasce la volontà di aiutare le altre persone che potrebbero essere nello stesso percorso. Non conosco personalmente Nadia Toffa e la sua vera intrinseca intenzione, pertanto non mi permetto di esprimere un giudizio. Da parte mia penso che mettersi a nudo, davanti al pubblico, richieda comunque una buona dose di coraggio e intelligenza emotiva».

In conclusione, perché è importante che un malato di cancro si affidi ad una Cancer Coach?

«Il coaching ha un approccio pratico e pragmatico. Agisco con un ascolto attivo, ma al tempo stesso dando esercizi di scrittura e consapevolezza, in modo che le parole prendano subito forma in azioni.  A volte, purtroppo il tempo non è tanto e il coaching dà risultati in tempi brevi, migliorando la qualità di vita delle persone. Si parte dal presente per costruire nuove abitudini che andranno a migliorare il futuro.  Credo profondamente che siano le azioni che cambiano una persona, in quanto le parole servono e possono aiutare, ma non bastano».

Per ulteriori info: www.cancercoach.it.

Nicola Luccarelli

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