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Sequestro Rovereta (Petroltecnica): “Si faccia in fretta. Siamo in regola. A rischio 35 posti di lavoro”

Una conferenza stampa particolarmente accorata quella che si è svolta stamattina in Confindustria, da parte dei tecnici di Rovereta (del Gruppo Petroltecnica), alla presenza di diversi dipendenti. Come si ricorderà l’azienda – il gruppo Petroltecnica è tra i più importanti nella lavorazione, trattamento e smaltimento di terreni inquinati da materiali e prodotti oleosi derivati dagli idrocarburi – è stata posta due volte sotto sequestro e le attività sono praticamente ferme. Il gruppo occupa 300 dipendenti e, nel 2017, ha fatturato oltre 65 milioni di euro, lavorando oltre 228.000 tonnellate di materiale. 

Dopo aver confermato tutte le certificazioni e i controlli da parte di enti pubblici e privati, particolarmente severe per chi opera nel settore ambientale, i tecnici intervenuti si sono soffermati sul fatto che tutto è stato fatto secondo le regole prescritte. Rovereta occupa circa 35 dipendenti che, allo stato attuale, hanno una condizione precaria, determinata dal fatto che lo stabilimento è stato nuovamente posto sotto sequestro per presunte irregolarità nello stoccaggio e nella lavorazione dei terreni conferiti – da clienti primari, soprattutto compagnie petrolifere – per la bonifica. 

Quello che stupisce – ha ricordato il nuovo responsabile tecnico dell’azienda – è che le contestazioni sono state fatte in assenza di dati oggettivi di contestazione”. “Ancora oggi arrivano – hanno proseguito i tecnici – attestati di stima e solidarietà da parte di clienti ed enti importanti che ci dimostrano la loro fiducia. Abbiamo investito oltre 200.000 euro per superare le prescrizioni che il Tribunale ci ha imposto per risolvere alcune piccole problematiche in 20 giorni. Il successivo ulteriore sequestro non ci ha consentito nemmeno di terminare – sono quasi ultimati – i lavori per rispondere a quanto richiesto”. 

“Non abbiamo molto tempo, non abbiamo più tempo. Dobbiamo – avendo fatto tutto quanto ci è stato richiesto – poter ripartire con la nostra attività. Non è in gioco – concludono i tecnici – l’onorabilità della proprietà. Sono in gioco i destini di 35 lavoratori e delle loro famiglie”. 

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