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Sfogo di una leontina: “Battaglia persa: spazio a nuova scuola, abbattendo alberi”

Chiara Calcagnini non ci sta e continua la sua battaglia contro l’abbattimento di alcuni alberi nel Comune di San Leo, per fare spazio alla costruzione della nuova scuola. Ecco le sue parole:

“Ho appena saputo che l’appalto per la nuova scuola di San Leo è stato assegnato. I lavori partiranno entro la fine dell’anno. Guardo il rendering della nuova scuola e uno cosa mi colpisce più di tutte. Penso agli alberi che verranno tagliati per fare posto al nuovo edificio. Alberi che mi hanno vista bambina. Quando si pensa agli alberi non si può fare a meno di guardare alle loro radici e qui sta il punto. Le nostre radici. Che cosa sono se non un modo per rimanere in piedi di fronte alle intemperie, ai cambiamenti. Le nostre radici son la parte più forte di noi. Se non le abbiamo a fatica restiamo in piedi. San Leo è la mia radice. Il luogo che mi da stabilità. Un posto dove tutto sembra essere rimasto inalterato da sempre. Ma l’uomo si sa, ama le sfide. Per questo spesso reinventa, stravolge e cambia. È sempre sbagliato? Non sempre, ma per me stavolta si. E qui veniamo alla battaglia contro i mulini a vento che ho capito di aver appena finito di combattere guardando il rendering della nuova scuola. Ho scritto alla soprintendenza e mi ha risposto che “il progetto PROVA ad inserirsi adeguatamente nel contesto paesaggistico per forma, materiali e finiture (ad esempio, tetto giardino con piante di tipo autoctono)” dove la parola PROVA non significa riesce! Ho scritto al ministro dei beni culturali Franceschini e dalla sua segreteria mi hanno risposto che la nuova scuola è solo l’inizio di un progetto, direi quasi futuristico, che nel giro di qualche anno ci porterà al Forte in ascensore. Ho scritto al MIUR, al presidente della regione Emilia-Romagna Bonaccini, alla vice presidente Schlein, all’assessore alla cultura Felicori, al presidente della provincia Riziero Santi, al critico d’arte Vittorio Sgarbi, a Legambiente Valmatecchia. Da loro non ho avuto neppure una risposta, spero sia per colpa del covid, anche se le email sono state inviate a settembre quando ancora l’emergenza covid non era tale”.

“Cosa ho imparato? Ho imparato che combattere per le proprie idee fa stare bene, che se lo si fa insieme ad altri è ancora meglio, ma ho purtroppo capito anche che la mia idea di politica non esiste nella realtà. Ho un’idea utopistica di una politica al servizio del cittadino. Questo cittadino può voler essere messo a conoscenza di ciò che accade nel proprio paese. La petizione che è stata lanciata per salvaguardare il centro storico è stata l’estrema ratio per riuscire a capire come sarebbe stata la nuova scuola costruita privando bambini e ragazzi dell’unico spazio dove poter giocare. Io stessa ho raccolto firme dalle persone anziane che, non sapendo usare internet, non potevano accedere alla petizione, per dare voce anche alla parte di popolazione che ha tutto il diritto di sapere come cambierà il proprio paese. A cosa è servito? Il sindaco il 28 settembre ha incontrato i cittadini per esporre il progetto, peccato che il 29 settembre sia stato indetto il bando per l’appalto dei lavori. Alla fine ci hanno dato un contentino. Io non sono una politica di professione, professione che peraltro rispetto; il mio è un ragionare con il buon senso: San Leo ha già una scuola, un edificio bisognoso di lavori, ma dignitosissimo, non serve un nuovo edificio nel centro storico. San Leo avrebbe un campo da tennis lasciato andare in malora da tutte le
ultime amministrazioni. San Leo ha uno spazio, che pur se poco curato permette ancora a bambini e ragazzi di giocare insieme. Entrambi non ci saranno più per fare spazio al nuovo edificio e con essi se ne andranno anche le voci dei bambini che quegli spazi li vivevano. Ma soprattutto San Leo è un luogo incantato, dove ogni singola pietra ci ricorda l’importanza delle nostre radici e di quanto sia importante la salvaguardia di esse, in un’epoca in cui tutto scorre alla velocità della luce. Ora, nel cuore del centro storico, sorgerà questa palazzina in calcestruzzo armato, come è scritto nel progetto. Alzando lo sguardo dal selciato di pietra incontreremo questo edificio estraneo e freddo che nulla ha a che fare con le nostre radici. Ecco cosa può fare un cittadino per il suo paese e per le sue radici: niente!”

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