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Siccità, Romagna pronta al peggio: “Bagnini occhio alle docce”

Con il Po che nelle settimane scorse ha toccato i minimi storici, e con il Canale emiliano-romagnolo che di conseguenza ha dovuto fermare una delle pompe di alimentazione, la Regione Emilia-Romagna si è messa in moto per prepararsi al peggio. Cioè al fatto che si ripeta una situazione come quella del 22 luglio, quando appunto c’è stato un parziale blocco del sistema che alimenta il Cer.

Se i livelli del Po dovessero scendere di nuovo così tanto, questo potrebbe “addirittura portare al blocco di tutte le attrezzature di pompaggio che alimentano il Cer”, mettendo quindi “a rischio la possibilità di alimentare i potabilizzatori” denominati Nip 1 e Nip 2, che insieme a quello di Capaccio alimentano l’invaso di Ridracoli. Senza quell’acqua l’intero territorio della Romagna andrebbe incontro a seri problemi, in particolare la provincia di Ravenna.

Per questo nelle settimane scorse il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha firmato un’ordinanza nella quale mette già da ora nero su bianco alcune misure urgenti “allo scopo di scongiurare, nell’immediato, l’interruzione del servizio idrico nella provincia di Ravenna, nonché di salvaguardare la disponibilità di risorsa ad uso idropotabile anche nelle province di Rimini e Forlì-Cesena”, nel caso appunto il Cer non dovessere più essere in grado di prelevare acqua dal Po. E in quel caso, la risorsa idrica sarebbe destinata “ad alimentare esclusivamente il sistema acquedottistico della provincia di Ravenna- si legge nell’ordinanza- in modo da garantire un adeguato approvvigionamento idropotabile per almeno ulteriori 30-40 giorni alle normali condizioni d’esercizio”.

Secondo la Regione Emilia-Romagna, “pur riconoscendo la necessità di salvaguardare il più possibile le produzioni agricole, considerate le condizioni meteo-climatiche attuali e le previsioni sul breve-medio periodo, è comunque necessario mantenere fino al termine dello stato di crisi regionale un adeguato volume d’invaso all’interno del Cer, al fine di garantire al più a lungo possibile un adeguato funzionamento dei potabilizzatori”. Per questo, l’ordinanza di Bonaccini prevede che il Cer mantenga un volume pari ad almeno quattro milioni di metri cubi di acqua, “da destinarsi esclusivamente ai primari usi potabile e antincendio”.

In caso di ulteriori blocchi alle attrezzature di pompaggio del canale, “i prelievi per usi diversi dovranno essere proporzionati”. In caso di blocco totale, invece, dovranno essere “sospesi del tutto”. In quella circostanza, i gestori del servizio idrico nel ravennate dovranno anche adottare la “riduzione della pressione d’esercizio”, per garantire la fornitura di acqua potabile.

Dovranno poi essere sospensi i prelievi ad uso irriguo autorizzati nel tratto del fiume Lamone nel faentino, così come dovrà essere fermata la “fornitura di acqua per usi diversi dall’idropotabile da parte di tutti i gestori del servizio idrico nelle province di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena”. Non si potrà più irrigare il verde pubblico nè quello privato, comprese le aree di hotel, parchi giochi e campi da golf. Vietato anche il lavaggio dei veicoli. Tutti i gestori di stabilimenti balneari, inoltre, dovranno far osservare agli utenti “misure di contenimento degli sprechi”, invitando ad esempio a un “corretto utilizzo delle docce” e limitando il lavaggio di giochi e attrezzature da spiaggia. Chi non osserva l’ordinanza può essere punito con l’arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro.

(Agenzia DIRE)

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