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Sicurezza a Rimini, Gnassi: “Salvini la affida ai Prefetti? Subito vertice, ecco quello che devono fare”

Salvini sollecita i Prefetti a intervenire sulla sicurezza? “Benissimo – risponde il sindaco di Rimini Andrea Gnassi – oggi stesso chiederemo la convocazione del Cosp (Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica) con questo ordine del giorno”.

E il sindaco snocciola: “Interventi immediati la sicurezza di Borgo Marina, Miramare e l’area della stazione; qui ci sono problemi fra Polfer e Polizia di Stato? Li risolvano. Secondo: pattugliamento notturno delle spiagge,da mezzanotte alle 7,   con mezzi idonei e lampeggianti accesi da Bellaria a Cattolica. Terzo: pattugliamento notturno sempre da mezzanotte alle 7 delle campagne e del forese. Perché tutto questo? Perché è quello che tutti i giorni ci chiedono i cittadini”. 

Spiega Gnassi: Ieri Salvini ha detto ai Prefetti di fare i Prefetti. Molto bene, Ma siccome le chiacchiere stanno a zero, oggi stesso il sindaco di Rimini chiede che in Prefettura si prendendo decisioni su questi punti”.

“Però – aggiunge – stanno a zero anche i soldi. Nemmeno un euro per il progetto Spiagge Sicure per le città sopra i 100 mila abitanti e quindi niente per Rimini. Nella nostra provincia quei soldi li ha presi solo Riccione. E non Misano che aveva fatto la domanda assieme alla Perla”. 

Poi il cosiddetto Daspo urbano, il provvedimento che dovrebbe tener lontani i soggetti poco raccomandabili da determinate aree, introdotto dal ministro Minniti e ampliato dal suo successore Salvini. “Noi non guardiamo al colore dei ministri, sono i nostri ministri e basta. Questo è il verbale del Cosp di Rimini – sventola Gnassi – dove il Questore Maurizio Improta afferma che il Daspo urbano ‘è di difficile applicazione nella fase dei controlli successivi’. Sostanzialmente, un pezzo di carta. Va bene per gli stadi, ma nelle città è inapplicabile perché poi non si riuscirebbe davvero a farlo rispettare: è quello che ci hanno sempre detto i rappresentati delle Forze dell’Ordine, Prefetti e Questore”.

E ancora: “Ci hanno detto no a mettere in rete le videosorveglianze dei privati: ci sarebbero problemi di privacy. No ai gruppi di vicinato con segnalazioni attraverso Whatsapp, come ne sono nati a Viserba e Gaiofana: sarebbero d’intralcio alle Forze dell’Ordine. E quindi non abbiamo ancora potuto firmare i protocolli. Azioni antidroga nelle scuole: è sempre il Questore Improta a dire nei verbali che ci sarebbero problemi nella tutela dei minori, che le Forze dell’Ordine possono intervenire solo in divisa e che comunque c’è stato poco gradimento da parte degli insegnanti e degli stessi genitori”.

E la sicurezza per gli eventi? Il sindaco va ancora alla carica: “Nel 2017 la Lega di Salvini ha presentato una proposta di legge che scaricava quelle spese sugli organizzatori. In tutta Italia si segue il ‘modello Rimini’ dove ogni forza dell’ordine fa il suo pezzo e si coordina con le altre. Rimini ha speso 700 mila euro solo negli ultimi due anni e solo per le barriere di cementi e i muletti per spostarle. Ora Roma chiede allo Stato di pagargli barriere e sicurezza per i gruppi turistici”.

Riguardo al voto contrario della Lega all’odg Renzi sulla Cittadella della Sicurezza, ieri in consiglio comunale, Gnassi ironizza: “Non mi pare che nessuno dei consiglieri leghisti sia di Rimini. Comunque, ieri non ci sono state state maggioranza e opposizione. C’è stato il partito della la città che ha votato compatto per la sua sicurezza. E su questo la Lega non c’è stata”.

Finale inevitabilmente felliniano: “Avete presente Amarcord, la Volpina che va a provocare i muratori sulla spiaggia. Al babbo di Titta che le chiede cosa stia facendo, lei dice ‘Cercavo il gatto..”. E lui risponde, ‘Va via va là, non c’è il gatto qui, un gnè e gat i que’. Ecco, dispiace che un ministro, il mio ministro dell’Interno, mandi carte che non stanno in piedi con il solo risultato di mettere in difficoltà gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine. Noi staremo sempre con loro, ma al ministri diciamo: il gatti qui non c’è. Un gnè e gat i que!”.

 

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