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“SIGILLI DEL TEMPO”. Poesie di Gianni Fucci (Raffaelli)

Non me lo aspettavo. Per me Gianni, anche per l’amicizia sua nei miei confronti a me molto cara, è sempre stato l’espressione della poesia in dialetto romagnolo, anzi meglio in santarcangiolese, quello “duro” che senza grande concentrazione difficilmente un non autoctono riesce a capire. Ed eccolo invece presentare lo scorso Natale questo libretto poetico che contiene testi in italiano di 3 diversi periodi della sua vita: i testi della prima parte (“Inquietudini”) sono stati scritti negli anni ’50, quelli della seconda parte (“Ancoraggi”) negli anni ’80, quelli della terza parte (“Rigurgiti”) negli anni ’95-’96. Alcune anticipazioni dei suoi lavori in italiano del resto erano già apparsi nel volume antologico “Santarcangelo della poesia” (Luisè, 1998).
Ha ragione Ennio Grassi nella sua postfazione quando scrive: “La relazione tra i testi in dialetto e quelli in lingua è senz’altro evidente in alcuni dei temi ricorrenti nell’una come nell’altra: il tempo tra “kronos” e “kairos”, il dolore come esilio dell’anima, la memoria di una stagione perduta insieme alle persone amiche che l’hanno abitata, lo spaesamento: cifre stilistiche assolutamente autonome l’una dall’altra dagli esiti di non minor pregio rispetto alla produzione in dialetto”.
Gianni ha oggi 88 anni, è l’ultimo di quel “E’ Circal de giudèizi” (In circolo del senno) santarcangiolese che annoverava nel suo seno Rina Macrelli, Tonino Guerra, Nino Pedretti, Raffaello Baldini, Flavio Nicolini e i pittori Lucio Bernardi, Federico Moroni, Giulio Turci. Un gruppo di uomini e donne di cultura, con tante affinità comuni, come difficilmente capiterà di ritrovare ancora una volta assieme. E che hanno fatto di Santarcangelo di Romagna nel Novecento un unicum (forse) irripetibile. Teniamoci dunque caro Gianni Fucci che con la sua memoria e i suoi rapporti è riuscito a regalarci qualche anno fa ”Il Dizionario dei poeti romagnoli del Novecento” (Pazzini, 2006), ma che forse ci regalerà ancora qualche altra bella sorpresa. Del resto ricevere per Natale un suo sonetto d’auguri è già un modo bellissimo di far sentire gli amici vicini a Lui: le due raccolte di questi sonetti sono bellissime (“Nadel. Sonetti d’auguri 1986-2001” Pazzini, 2002 e “Nadel 2. Sonetti d’auguri” (2002-2013) Pazzini, 2013).
Ma diamo ora la parola a Gianni.
Da “Inquietudini”: “Infamia”. “Squarciare / il ventre dei giocattoli / per scoprire / segreti. / Poi, delusi, / piangono / i bambini”.
Da “Ancoraggi”: “Equivoco”. “Gira e rigira / si fanno / tanti giochi di parole. / Ma le parole / non sono giochi”.
Da “Rigurgiti”: “Bandiere”. “Simboli decaduti / di fede e di coraggio. / Ricordi di slanci e d’emozioni. / Dietro una bandiera / anche tu / misero omuncolo / ti sentivi un gigante!”.
Magari, vero Gianni, d’un bel rosso.

Paolo Zaghini

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