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Il sociologo Ricci: “Così i Nemici Politici hanno distrutto la fiducia dei cittadini”

Cos’è la scrittura? Forse una serie di parole vuote scritte in ordine su un foglio bianco? Oppure rappresentano quello che vogliamo e sentiamo dentro? Magari entrambe le cose, qualcosa di più che nemmeno noi, per quanto acculturati possiamo essere, siamo in grado di capire. Ognuno di noi consegna alle parole un proprio significato e quello che leggiamo, in qualche modo, tende a descrive noi stessi e ciò che ci circonda. Uno di questi ricercatori della realtà delle cose per come ci appaiono o dovrebbero apparire, si chiama Giuseppe Ricci, 44 anni, viene da Cattolica ed è un Sociologo. Si è fatto conoscere al grande pubblico letterario italiano e non solo nel 2003, grazie alla suo saggio ‘La Teledittatura: Il Berlusconismo. Neocivilizzazione sociale e consenso politico’ per i tipi di Kaos Edizioni, che aveva anche attirato l’attenzione di giornalisti ‘liberi’ come Corrado Augias e Giovanni Valentini, diventando un testo pluricitato dai tanti sociologi, politologi, giornalisti e ricercatori universitari che in Italia, come all’estero, su tutti Stati Uniti e Francia, provano a spiegare quel che succede nel nostro paese.

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Ricci, che di libri ne ha scritti tanti altri da allora, come ad esempio Caos Amore Caos e Amarkord, oggi sabato 18 marzo, alle ore 17,30, nella sede di Radio Talpa, presenterà a Cattolica l’ultimo nato: Nemici Politici_ Pubblici Nemici. A introdurre l’appuntamento sarà la Prof.ssa Loretta Nucci, docente di Filosofia e Storia e collaboratrice dell’Istituto Storico della Resistenza di Rimini.

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Cos’è la scrittura per Giuseppe Ricci?

«Un metodo per schiarirmi le idee, ordinare le suggestioni, sciogliere le intime perplessità che certe dinamiche sociali mi provocano. Un’urgenza psico-fisica nei confronti della nausea che mi provocherebbe il mio stesso immobilismo e la mia deresponsabilizzazzione nei confronti di ciò che mi circonda. Come sociologo non posso esimermi dalla lettura e dall’interpretazione del presente; un doloroso vizio di forma».

A quale corrente letteraria si sente di appartenere?

«Credo nessuna. Non sono un ‘letterato’, non scrivo benissimo in confronto agli autori che leggo. Forse appartengo più semplicemente al ‘mondo’ delle idee applicate alla comprensione della società».

Quale sua opera rispecchia di più la sua essenza? Quanti ne ha scritti?

«Cinque. Mi rispecchiano tutti pur nelle loro differenze. Forse l’ultimo è un buon punto d’arrivo (e ovvia ripartenza), lo vedremo, anche se in tanti lettori mi “dicono” che Caos Amore Caos del 2007, per ora, sia stato il più importante e colmo di significati socio-politici ancora vivi».

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Quale obiettivo vuole raggiungere con i suoi romanzi?

«Nessuno. Anche se penso che sarebbe utile che ci si rendesse conto della banalità dell’autodistruzione e della distruzione del prossimo. Ovviamente, poi, nessun libro potrà ormai salvare la società e la serenità dell’uomo-sociale dal suo disastro; forse al limite tamponarla».

Secondo lei, l’intellettuale ha ancora ragione di esistere in questa società oppure è sempre più un corpo estraneo?

«Ne avrebbe tante di ragioni di esistere, ma la questione è che non siamo più nel tempo dell’approfondimento e pare che a pochissimi interessi comprendere e acquisire porzioni di consapevolezza, troppa la complessità della modernità, troppo il caos quotidiano, il degrado culturale raggiunto, troppe le distrazioni insignificanti, troppo il benessere materiale; troppo potente ‘la macchina’ che ci costruisce per aggredire e volere anziché risuonare in pace».

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Lei si sente un intellettuale? Si definisce tale?

«A parte il non conoscere benissimo il significato del termine ‘intellettuale’, no…non mi ci sento, credo occorra una preparazione molto più vasta e profonda della mia. Se poi con ‘intellettuale’ intendiamo quell’attività contrapposta all’uso del sentimento, della fantasia e del senso morale, allora non desidererei nemmeno esserlo. Se invece presupponiamo una volontà, che è comune a tantissimi, di tentare di osservare in profondità, allora posso ammettere di applicarmi con il lavoro e lo studio (come qualsiasi altro professionista o artigiano che voglia svolgere al meglio sia un mestiere che un passatempo), per conoscere e ottenere sempre più mezzi utili ad approfondire determinati temi».

In provincia è difficile far sentire la propria voce?

«Non saprei cosa rispondere, grazie al cielo il mio esordio ha goduto di buona considerazione a livello nazionale e internazionale, soprattutto in ambiti accademici, mentre ovviamente ero ‘semi-censurato’ dal sistema dell’informazione popolare gestita dal potere politico; e ciò per me è motivo d’orgoglio. Non credo sia questione di luogo dunque, ma di approccio all’agire. Poi, chi parte con l’intenzione di ‘farsi notare’ non sta agendo in virtù, ma in vizio di arrivismo e vanità; ed è lì che nasce la frustrazione ‘della provincia’. Come per qualsiasi attiva o mestiere, penso occorra lavoro, sacrificio, vocazione, talento, fortuna, e dedicarsi il più possibile a ciò che si combina per raggiungere determinati livelli di accettabilità o qualità o eccellenza che in realtà devono soddisfare in primis solo l’attore dell’azione».

Mi parli della sua ultima fatica letteraria…

«A tredici anni dal primo saggio ‘La Teledittaura’, ho analizzato lo smottamento dell’origine Nobile della Politica e del fallimento del cosiddetto Sistema Democratico. In quest’ultimo ‘Nemici Politici_Pubblici Nemici’, ho approfondito le dinamiche che hanno condotto alla distruzione della fiducia del cittadino nel Sistema e alla sua disaffezione ai meccanismi democratici; elementi drammatici provocati da una ben determinata categoria di persone e poteri: i Nemici Politici. Ossia tutti quei soggetti che, trasformando ‘nobili’ ideologie in imposture e pur avendo il mandato popolare per governare il paese, sfruttano la loro posizione per tornaconto e per mantenere lo status quo; che è in ultimo un coagulo di diversi ‘Moderni Fascismi’ che implicano direttamente la ‘Fine della Società’, condizione a sua volta caratterizzata da vari fenomeni peculiari indagati (Erotocrazia, la Distruzione delle Gioventù, Caos Informativo, Recessione Culturale, ecc.). Come la Società non esiste più è il tempo della ‘non-Società’ la cui cifra è il degrado crescente e la precarietà materiale ed esistenziale. I responsabili sono i appunto i Nemici Politici degli ultimi trent’anni almeno, personaggi sadici, inetti, profittatori che delle necessità di pace e benessere e del bisogno di speranza in un futuro migliore, cui il consorzio umano anela, hanno fatto strumenti di controllo e di dominio. Frustrando le stesse necessità ‘popolari’ hanno instaurato un Caos da gestire, una catastrofe sociale impostata sull’iperindividualismo sfociato nell’ormai totale assenza di interesse nel perseguimento del bene comune. Il Post-Berlusconismo, il Dalemismo, il Renzismo, il Grillismo; sono tutti fenomeni socio-politici implicati nel circolo vizioso che ha condotto al degrado e alla condizione di astensione generalizzata che si concreta tramite il rassegnato disimpegno politico da parte di importanti strati sociali; rendendo ‘facile’ il ‘Dominio dei Padroni dell’Universo’. (Il tutto ‘corredato’ da una prefazione di Pierpaolo Capovilla, voce del Teatro degli Orrori)».

Ha in mente già il prossimo lavoro?

«Sì. Ma siamo talmente lontani dalla pubblicazione che non mi avventuro in anticipazioni».

Nicola Luccarelli

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