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Sono quasi 10mila le persone aiutate da Caritas Rimini

In occasione della VI Giornata mondiale dei poveri dal titoloGesù Cristo si è fatto povero per voi(cfr 2 Cor 8,9), Caritas diocesana intende raccontare e onorare l’impegno dei 425 volontari impegnati in 71 parrocchie della Diocesi di Rimini.

Le Caritas parrocchiali sono, di fatto, antenne in grado di ricevere segnali di disagio, esclusione e mancata inclusione sociale. Il loro essere così diffuse sul territorio ci permette di essere presenti in svariati quartieri della provincia e raggiungere così realtà dove sono presenti più abitanti del ceto medio alto, piuttosto che zone adibite alle case popolari. Questa loro diffusione ci permette quindi di fotografare una povertà multietnica e multi-sociale.

Si è appena concluso il corso di formazione per nuovi volontari Caritas (nelle foto Caritas corso volontari 2 e 4), che ha visto la partecipazione di una sessantina di persone, giovani e meno giovani, impegnati nel voler svolgere il proprio servizio in modo sempre più attento e consapevole. Il volontario Caritas non si improvvisa (‘Fare bene il bene‘”, era l’esortazione di San Giovanni Battista Piamarta), ma è un volontario che cerca di allenare sempre lo sguardo e tenere aperto il cuore per accogliere e servire le persone in situazione di fragilità. Spesso riscontriamo un turn over tra i volontari che abbandonano il servizio perché diventati troppo anziani ad altri che lo iniziano perché appena andati in pensione.

Nel 2021 le Caritas della Diocesi di Rimini hanno incontrato 4.365 persone (e aiutato complessivamente 9.633 individui, se si sommano i familiari delle persone incontrate, tra cui 2.257 minori).

Le persone incontrate
Se in passato la prevalenza era costituita da stranieri, nel 2021 gli italiani hanno raggiunto il 45,9% delle persone incontrate, di cui 1.307 residenti nella provincia di Rimini. Possiamo affermare che, purtroppo, c’è sempre più il rischio per il volontario di incontrare l’amico o il vicino di casa, perché la povertà colpisce indistintamente immigrati e non. A questo proposito alcuni volontari hanno scelto di portare i pacchi viveri a domicilio o di dedicare dei giorni diversi per la distribuzione degli alimenti, in modo da mantenere una riservatezza e un’attenzione particolare nei confronti di coloro che avvertivano un certo disagio a rivolgersi alla parrocchia per chiedere aiuto. In particolare questo servizio dei pacchi a domicilio, intensificatosi nei periodi di picco della pandemia, è rimasto in vigore soprattutto per le persone anziane e disabili.

Ad essere colpiti sono sempre più gli adulti (72,4% tra i 35 e i 64 anni) e con maggiore frequenza le famiglie (il 53,3% delle persone incontrate vivono con i propri familiari). Tra le famiglie spiccano i nuclei monogenitoriali (sia madri che padri separati) con uno o due minori, che hanno un lavoro, ma il salario è così basso che non permette di sostenere le spese di affitto, alimenti, bollette e materiali scolastici. Per cui diverse parrocchie oltre alla raccolta viveri organizzano anche raccolte economiche e di materiali scolastici. Ci sono anche gruppi che si autotassano regolarmente, pur di aver sempre pronti degli aiuti economici per le famiglie.

Tra le professionalità prevalgono: persone impegnate nell’edilizia, nella ristorazione, nel settore alberghiero, negli impianti fieristici, nell’agricoltura, nell’assistenza agli anziani, nelle pulizie, nelle aziende come operai o magazzinieri. Ci sono sia disoccupati di lungo periodo, che persone che hanno perso lavoro a causa della pandemia e non avevano avuto alcun problema economico prima di questo periodo. Colpiscono sempre più anche coloro che un lavoro ce l’hanno, ma questo non è in grado di sopperire a tutte le spese familiari (i così detti working poor).

L’approccio del volontario cambia necessariamente rispetto a chi si trova di fronte. Accoglienza, ascolto ed empatia cercano di essere sempre al primo posto quando si rivolge una persona in difficoltà. Ma essere volontari non è solo fatica e incontro di sofferenze, ma anche uno scambio di idee e la nascita di nuove amicizie all’interno del gruppo dei volontari e con l’intera comunità parrocchiale, perché i poveri non sono una preoccupazione solo delle persone impegnate nelle Caritas, ma di tutta la comunità. Proprio per questo si organizza la giornata mondiale del povero (indetta da Papa Francesco), per sensibilizzare tutta la comunità all’attenzione a coloro che sono in difficoltà.

Le interviste ai volontari
Quest’estate abbiamo intervistato tutti i volontari delle parrocchie e nel corso dell’anno i volontari si interfacciano quotidianamente con le operatrici della Caritas diocesana impegnate nel Piano Marvelli (un progetto volto proprio al sostegno delle parrocchie), questi volontari, che sono la voce dei poveri, hanno messo in evidenza il tema dell’emergenza casa. Sono in aumento i casi di sfratti, le famiglie non trovano case in affitto, le case in cui vivono costano troppo e si inizia già a sentire il caro bollette. Ma i problemi della casa, non sono solo relativi alle mura, ma anche alle relazioni all’interno di quelle mura. Hanno segnalato un aumento di violenze domestiche e una maggior fragilità nelle relazioni coniugali e tra genitori e figli. La pandemia ha acuito relazioni che erano già fragili e, nella misura in cui si sono aggiunti problemi di occupazione ecco che sono scoppiate situazioni ancora più drammatiche.

Gli aiuti in numeri
Per dare risposta, almeno in parte, alle situazioni di emergenza riscontrate dalle parrocchie sono stati messi in atto diversi aiuti.

–       70mila pasti distribuiti grazie alle mense della Caritas diocesana, Caritas interparrocchiale di Riccione e Caritas di Cattolica;

–       28.564 pacchi viveri alle famiglie in difficoltà, di cui 8.407 consegnati a domicilio;

–       22.852 pasti consegnati a domicilio attraverso il progetto “giro nonni”;

–       1.521 spese effettuate presso #EmporioRimini da famiglie residenti in difficoltà;

–       4.034 buoni spesa con supermercati convenzionati;

–       Circa 170mila € per pagamenti di bollette, affitti o altre necessità;

–       7.496 docce erogate;

–       9.522 capi di abbigliamento distribuiti;

–       790 farmaci erogati e 164 visite mediche effettuate da due ambulatori solidali presenti uno presso la Caritas diocesana di Rimini e l’altro presso la Caritas di San Martino di Riccione;

–       802 notti di accoglienza presso il dormitorio della Caritas diocesana a 75 persone

–       5.691 notti a 59 persone accolte in Emergenza Freddo presso la Locanda Tre Angeli (situata a Torre Pedrera)

–       221 inserimenti lavorativi, di cui 54 con contratto a tempo indeterminato, grazie al progetto Fondo per il Lavoro che, in totale, conta 937 candidati al 31/12/2021

–       Nel 2022 abbiamo avviato l’Albergo sociale, in convenzione con il Comune di Rimini, finalizzato all’accoglienza di famiglie sfrattate.

Le novità del Piano Marvelli
Oltre a queste risposte, grazie al Piano Marvelli, sono stati messi in atto altri progetti di aiuto, ne vogliamo raccontare due:

Il Refettorio di Savignano 

Il refettorio è nato a gennaio 2021, a seguito di un confronto preliminare con i servizi sociali del territorio, con il presupposto irrinunciabile della cura di non lasciare nessuno indietro nessuno. Offre un pasto caldo e una parola di conforto, di speranza e di aiuto a chi è in situazione di difficoltà. È uno strumento di quella carità operosa volta al bene comune fatta di sguardi, di gesti e di parole.

Usufruiscono di questo servizio circa 15 persone tra pasti consumati direttamente in refettorio e pasti da sporto.
Tutto ciò è possibile grazie ad una rete di 20 volontari che, mettendo a disposizione il loro tempo, la loro voglia di servizio, i loro sorrisi sono il motore del refettorio. Con il Refettorio cerchiamo di mettere in pratica le parole che Papa Francesco ci ha consegnato per questa Quaresima “La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità”.

A testimonianza del refettorio ci sono Sara e Mirco, giovane coppia di sposi impegnati in questo servizio.

Io e Mirco svolgiamo il nostro servizio in refettorio da quasi due anni, sin dall’inizio insomma. Nel tempo abbiamo conosciuto gli ospiti, ci siamo messi in gioco nei cambiamenti organizzativi e nel mantenimento di questa preziosa realtà. Quando Elisabetta mi ha chiesto di scrivere qualche riga sulla nostra esperienza ammetto che le prime sensazioni non sono state di entusiasmo e gioia, ma di fatica. Mi spiego meglio: per noi il refettorio significa incontrare l’altro più scomodo, che non è il povero buono e simpatico sul ciglio della strada che è nell’ideale di ognuno di noi. Si tratta dell’incontro con qualcuno che prende strade sbagliate e fatica poi a ritrovare la via giusta, qualcuno di cui non puoi sempre fidarti e che non sempre è sincero con te. Per noi il refettorio è l’incontro con l’altro che fatichi a capire ma che puoi imparare ad accettare. Abbiamo imparato ad incontrare persone che dalla tossicodipendenza, dall’abuso di alcol o altri drammi non usciranno mai, ma possiamo decidere di incontrarli ancora, e ogni volta, sospendendo ogni giudizio solo per condividere insieme un pasto, un sorriso, un momento. Non è facile ma si tratta dei veri ultimi. Credo che il refettorio ci faccia crescere per avere sempre occhi nuovi. (Sara)

Il Doposcuola di San Raffaele 

Il Doposcuola della parrocchia di San Raffaele raccontato dalla viva voce di una volontaria: “Un doposcuola per ragazzi fragili, con finalità educative di ampio respiro messo in piedi dalla Parrocchia di San Raffaele, grazie anche all’aiuto del Piano Marvelli. Sei ragazzi di terza media e prima superiore hanno frequentato il doposcuola per tutto l’anno scolastico e il periodo delle vacanze estive, durante il quale si sono uniti a loro altri giovani che hanno trovato nella parrocchia un luogo in cui fare esperienze formative e ludico ricreative. Accompagnati da un educatore e da volontari per due pomeriggi a settimana, i ragazzi si sono preparati per affrontare al meglio l’anno scolastico, evitando così l’abbandono.

Sono stati realizzati laboratori, giochi di ruolo e, in estate: gite in barca, uscite ricreative e azioni di sostegno alle attività della parrocchia. Un percorso che è stato giudicato molto positivo dai ragazzi stessi e da chi li ha affiancati per tutto l’anno”.

Il Piano Marvelli impegnato nel Distretto Sud

Infine diamo voce ad Antonella, operatrice di Caritas diocesana, impegnata nel distretto sud.

“Attraverso l’azione di accompagnamento, le 13 Caritas del Distretto di Riccione hanno creato una rete e soprattutto si sono abituate ad avere al loro fianco il sostegno e l’accompagnamento diretto della Caritas Diocesana.

Con il Piano Marvelli abbiamo aiutato circa 10 persone in progetti di microcredito -in collaborazione con il Comune di Riccione – (4 per emergenza abitativa, 2 OSS, 2 patente di guida, 1 sostegno alla mobilità per raggiungere il posto di lavoro,1 iscrizione a scuola per recupero anni scolastici); invece con il contributo a fondo perduto abbiamo aiutato circa 6 persone per pagamento affitti, spese quotidiane, spese scolastiche.

Da operatrice del Piano Marvelli, sono state tante le situazioni in cui le persone ci hanno ringraziato personalmente per il sostegno dato come Caritas.

Io stessa sono tutor di una signora che si è impoverita dall’anno del Covid e che ha chiesto di essere aiutata nel sostenere l’iscrizione ad un corso di formazione per diventare OSS.

Dopo la prima telefonata fatta da me, tutte le settimane V. telefona in Caritas cercandomi, per raccontarmi cosa ha fatto al corso, le difficoltà che ha; mi chiede consigli su dove poter fare lo stage post corso e parliamo un po’ della vita che conduce. Ha una bimba piccola e quando va a scuola deve lasciarla alle cure di un’amica… ma sa che sta investendo sul suo futuro, e che un giorno il suo sacrificio sarà ricompensato.

Una Caritas che lavora in prossimità dei poveri e delle altre Caritas credo che sia un esempio importante per tutti: per chi vive il territorio, per le persone che aiutiamo e per gli stessi volontari coinvolti”.

In questa VI Giornata mondiale dei poveri, ci auguriamo i sia sempre più non un “noi” e un “loro”, ma una comunità capace di accoglierci e di riconoscerci come fratelli e sorelle, ognuno con i propri doni e le proprie fragilità.

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