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“SOTTO L’OMBRA DI UN BEL FIOR…” di Daniele Susini

Per mio divertimento sono andato a ricercare la prima recensione di un volume che ho fatto: essa apparve sul periodico Il Quindicinale l’11 dicembre 1980 ed era dedicata al libro di Amedeo Montemaggi “Offensiva della Linea Gotica” (Guidicini e Rosa, 1980). Da allora, e sono dunque più di 35 anni, non ho mai smesso di recensire i volumi riminesi. Occhio e croce direi che ormai sono quasi 500 i volumi che ho recensito, spesso finendo dentro a polemiche accesissime (indimenticabile quella con Gianni Quondamatteo che alla fine però ci fece diventare amici). Ma anche con tanti apprezzamenti per aver segnalato spesso libri sommersi, nascosti, di nicchia. Ho scritto per Il Quindicinale, Settepiù, Storie e Storia, Il Fò, Il Titolo, Il Resto del Carlino, Il Nuovo Quotidiano, La Piazza, sul blog Qui Riviera di Marco Valeriani e forse qualche altra testata. Non ho mai scritto per Chiamami Città cartaceo. Ora invece mi accingo a farlo per questa versione on line della storica testata riminese, con l’augurio che le mie segnalazioni possano ancora una volta servire a far circolare e conoscere testi preziosi per la conoscenza della nostra Città e dei suoi territori, nei vari aspetti.

“La biblioteca di Babele” è la storia immaginaria di una fantomatica “biblioteca infinita”, pensata dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges: un luogo dalle infinite “possibilità lettoriche”.
Daniele Susini
Sotto l’ombra di un bel fior …
Il monumento ai Caduti per la Libertà in Piazza Tre Martiri 1945-2016
Comune di Rimini, Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini, ANPI Sezione di Rimini

Il 16 agosto 1946 veniva inaugurato, con una grande manifestazione di popolo, il Monumento ai Caduti per la Libertà in Piazza Tre Martiri (così Piazza Giulio Cesare era stata rinominata nell’ottobre 1944 con una delle prime delibere della Giunta CLN presieduta dal Sindaco Arturo Clari).
In questi decenni non c’è riminese che non sia transitato davanti a quel Monumento nel centro della Città. La lapide porta inscritto in alto i nomi eterni dei giovani Tre Martiri (Mario Capelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani) e poi altri 60 nomi. Ma di tutti questi altri caduti, il cui nome è inciso sulla lapide, il tempo ha fatto perdere la memoria del perché abbiamo meritato di essere lì ricordati sulla Piazza Principale della Città. In un Monumento unico e importante per la memoria collettiva e storica di Rimini.
Daniele Susini ha svolto un lavoro di ricerca prezioso ed indispensabile per raccontare queste storie, oltre che per ricostruire la storia della realizzazione del Monumento. Storie riminesi, ma non solo. I nominativi evocano storie di tutto il territorio riminese, da Cattolica a Bellaria, dalla Valconca a Santarcangelo. Ne è venuto fuori un libro che racconta una storia fatta di tante storie, con un mosaico di biografie che si intrecciano e che rimandano alla drammatica situazione di Rimini durante i mesi fra l’8 settembre 1943 e il 21 settembre 1944. Nella Introduzione Susini scrive: “Sono trascorsi oltre 70 anni da quei drammatici avvenimenti, Non è facile mantenere la memoria di fatti e uomini a distanza di tanti decenni. E’ questa un’operazione complicata: si corre il pericolo di perderla, di istituzionalizzarla, di svilirla con strumentalizzazioni per fini diversi e lontani dai valori originari per cui quei caduti hanno dato la loro vita”. Le biografie ricostruite ci parlano di storie incredibili per coraggio, eroismo, sofferenza, abnegazione, patriottismo.
Fu l’Associazione Partigiani a volere da subito un “segno” nella Città a ricordo dei Caduti per la Libertà. La progettazione del Monumento fu affidata al pittore partigiano riminese Giovanni Sesto Menghi e i costi di realizzazione (40.000 lire) furono interamente sottoscritti da fondi raccolti fra privati, associazioni e istituzioni. Il Monumento così come lo vediamo oggi risale al 1965; nel corso dei vent’anni precedenti esso era stato modificato per aggiungere altri nomi due volte.
Non è stata trovata alcuna documentazione che chiarisca i criteri usati per la scelta dei nomi iscritti, via via, sulla lapide. Nella lapide originale del 1946 vi erano 28 nomi. Tra il 1949 e il 1950 vennero aggiunti altri 22 nominativi. Per giungere alla versione definitiva scritta nel 1965 per il ventennale della Resistenza, arrivando così ai 63 nomi oggi presenti. Nel corso degli anni la figura chiave per la redazione dell’elenco, nelle sue varie versioni, fu Decio Mercanti, antifascista, partigiano, segretario del Partito Comunista riminese clandestino, presidente del CLN.
Le schede biografiche del libro sono arricchite spesso da immagini inedite che Susini ha avuto dai familiari. Il tutto, a 70 anni di distanza, serve a far capire che la Resistenza riminese, con i suoi limiti e la precaria organizzazione, ma anche con la generosità degli uomini e delle donne che per essa diedero la vita, contribuì col sangue pagato alla lotta contro i nazi-fascisti a “gettare le fondamenta della rinascita democratica di Rimini”. Il Sindaco Andrea Gnassi nel suo saluto afferma: “Sarebbe bello che una scuola di Rimini adottasse il Monumento ai Caduti della Libertà di Piazza Tre Martiri”. Chissà se nei prossimi mesi una scuola si farà avanti per accogliere questa sollecitazione.

Paolo Zaghini

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