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Spaesati di destra e di sinistra, tutti zitti sulla politica estera

Dov’è finita la politica estera ?
Per essere una campagna elettorale che si svolge nel pieno dell’invasione dell’Ucraina, i temi della politica estera risultano molto poco presenti, lasciando spazio a localismi di ogni tipo. Questo approccio riduttivo è inspiegabile, soprattutto se guardiamo agli effetti sugli equilibri planetari e sulle economie energeticamente dipendenti che il conflitto comporta. Effetti talmente pesanti per gran parte dell’Europa che si finisce per nascondere le cause remote. Fra queste, il ritardo nella transizione verso le rinnovabili e l’impianto di un mix di fornitori energetici basato in buona parte sul gas russo. Il motivo principale di questo relativo silenzio temo che venga da una causa profonda che definirei lo “spaesamento” delle linee politiche in tutti gli schieramenti.

Spaesamento n.1: quello dei neo-atlantisti. La Destra italiana cerca di accreditarsi presso l’Europa e gli USA dopo aver sviluppato ampi rapporti con la Russia di Putin. Si è perciò trovata a dover rivedere affannosamente una certa visione antieuropeista che oggettivamente e soggettivamente l’avvicinava all’Est dei sovranismi. Lo scontro Salvini-Meloni sulle sanzioni è esemplare. La maglietta con la faccia di Putin sventolata sotto il naso di Salvini in Polonia è la metafora di questa difficoltà della Destra italiana, attratta dalla forma autoritaria del regime russo ma vincolata alla fedeltà agli USA.

Spaesamento n.2: quello degli atlantisti “veri”. Le forze moderate vedono confermate dalla guerra in Ucraina le scelte filoamericane compiute nel secolo scorso. Però, mentre applaudono con superficiale euforia all’espansione della Nato come risposta all’aggressività russa, non possono non percepire il rischio incombente di allargamento del conflitto e di proliferazione di conflitti analoghi, più o meno motivati da fattori storici (Taiwan) o linguistici (Donbass, Azerbaigian e chi più ne ha, più ne metta). Scatta allora un riflesso difensivo: mi metto col più forte, l’autonomia dell’Europa aspetterà!

Spaesamento n.3: quello della Sinistra italiana, già dolorante per il crollo dell’URSS e per la difficile affermazione strategica della “via italiana al socialismo” nel mondo bipolare. Una sinistra convintamente europeista che però non riesce a realizzare una politica estera comune dell’Europa, costretta ad un neo-atlantismo subalterno che incrementa l’influenza americana sul vecchio continente. Per la precisione, “influenza” sta per “egemonia” culturale ed economica americana con tutto ciò che questo comporta in materia di welfare, di diritti, di tecnologia, di rapporto dollaro/euro, di politica estera e militare, ecc. Chi vuole un’Europa debole, solo Putin o anche gli USA ?

Spaesamento numero 4: il pacifismo si è subito diviso fra chi intendeva sostenere la resistenza ucraina (anche con l’invio di armi, come fecero i Sovietici con il Vietnam invaso dagli USA) e chi invocava una pace disarmata che, ovviamente, avrebbe sancito l’occupazione Russa di Kiev. Spaesamento ben rappresentato dal manifesto della Marcia di Assisi ispirato da una specie di equidistanza fra i contendenti. Sta di fatto che questa divisione non ci ha aiutato a fare la cosa più utile (che avrebbe spiazzato l’occupante, il nazionalismo ucraino e la Nato): portare aiuti all’Ucraina sulla base di un accordo politico che definisse un realistico compromesso (ritorno ai confini pre-bellici e autonomia amministrativa del Donbass russofono, ad esempio).

Sono questi i motivi per cui si preferisce parlare poco? Eppure l’assetto dei poteri a livello globale sta ormai entrando dentro l’economia domestica delle famiglie italiane ed europee nella forma del debito pubblico che incide sui servizi, dell’inflazione e del caro-bolletta che taglieggiano salari stipendi e pensioni, sulle imprese e sul lavoro, ecc. ecc.
Spetta alle forze davvero europeiste riportare il tema al centro dello scontro elettorale. Come recita, con eccellente concretezza, il Programma Elettorale della lista PD – Democratici e progressisti: “E’ tempo di una riforma dei Trattati (a partire dall’abolizione del diritto di veto)”. Sarebbe anche utile un approccio più attivo in questa direzione da parte del Partito Socialista Europeo, al quale aderiscono le forze europeiste della sinistra italiana.

Giuseppe Chicchi

(nell’immagine in apertura: soldati ucraini festeggiano la conquista di Olgin nella regione di Kherson)

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